La filiera automotive italiana chiede con forza che venga prorogata la misura del superammortamento anche per le autovetture

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tassazione delle auto aziendali
La Commissione bilancio ha bocciato la proposta in tal senso proposta dalla Lega Nord. Divina: «un inutile accanimento che penalizza l’economia italiana rispetto alla concorrenza estera»

tasse autoIl Disegno di Legge di Bilancio 2018 prevede la proroga dell’agevolazione relativa agli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, escludendo però le autovetture utilizzate dalle aziende e dai lavoratori autonomi.

Il settore automotive italiano, che rappresenta l’11% del Pil italiano e che garantisce occupazione per oltre 1,2 milioni di addetti (diretti e indiretti), sostiene le proposte emendative, presentate da una vasta rappresentanza parlamentare presso la Commissione bilancio del Senato, che hanno l’obiettivo di ripristinare la misura del Superammortamento nel suo valore originale. 

Le Associazioni Anfia, Aniasa, Assilea, Federauto e Unrae, in rappresentanza dell’intero settore automobilistico nazionale, e con il supporto delle Confederazioni di riferimento, Confindustria e Confcommercio, stanno seguendo con grande interesse e attenzione l’iter legislativo della Legge di bilancio 2018, e si rivolgono al Governo affinché sostenga gli emendamenti contenenti la proroga del Superammortamento per le autovetture intese come beni strumentali d’impresa, sanando in tal modo un vulnus che, oltre a rappresentare una discriminazione settoriale, rischia di incidere molto negativamente su tutto il comparto a danno del sistema economico italiano, in esplicita controtendenza con la Strategia Energetica Nazionale 2017 e gli impegni internazionali presi dal nostro Paese in termini di rinnovo del parco auto circolante, di maggiore sicurezza stradale e di sostenibilità ambientale. 

Una richiesta fatta cadere nel vuoto da parte della maggioranza di governo, che le ha bocciate, ripristinando di fatto la situazione precedente, che prevede una deducibilità massima del 20%di un tetto di poco più di 18.000 euro per veicolo. Un livello decisamente insufficiente, che fa sì che in un contesto di economia sempre più terziarizzata gran parte dei costi di mobilità legati alla comunicazione, marketing e promozione dei servizi e dei prodotti del “Made in Italy” rimanga sul groppone delle aziende come costi indeducibili, allargando così la forbice della competitività delle imprese italiane rispetto a quelle degli altri grandi paesi europei, dove da sempre il costo di un autoveicolo è deducibile integralmente al 100% del valore di acquisto e di gestione.

«Da anni seguo questo problema, ma il governo si è sempre dimostrato chiuso a qualsiasi proposta di modifica del regime fiscale – afferma il vicecapogruppo della Lega Nord al Senato, Sergio Divina -. Io stesso sono stato autore di un emendamento in tal senso, ma anche nella legge di bilancio 2018 è stato respinto dalla maggioranza di governo. Ci riproveremo alla Camera. Ma penso e l’appello congiunto della filera automotive italiana me lo conferma, di essere nel giusto. Se proprio non si vuole copiare gli altri paesi europei, almeno si abbia il coraggio di innalzare ad un livello realistico il tetto di deducibilità ad almeno 50.000 euro a veicolo con il 100% di deducibilità dei costi di gestione. Se poi si volesse fare una seria politica a favore dell’ambiente – continua Divina – si deliberi che per i veicoli ecologici, come quelli elettrici, plug in e alimentati a gas metano e Gpl, una corsia preferenziale, dando un tetto di deducibilità più elevato a questo genere di veicoli per facilitarne la diffusione».