Cattolica approva nuovo piano, 375-400 mln utile nel 2020

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Cattolica Assicurazioni
Cedola superiore a 50 centesimi, ritorno capitale oltre 10%. Minali: «non cambieremo il nostro assetto cooperativistico»

CattolicaAssicurazioniCattolica Assicurazione ha approvato il nuovo piano industriale che prevede di conseguire un utile operativo al 2020 di circa 375-400 milioni di euro, in crescita di oltre il 60% sul 2016, e di pagare un dividendo per azione superiore a 0,5 euro (circa il 50% in più del 2016). Il ritorno sul capitale (roe operativo) è atteso oltre il 10%, quattro punti percentuali in più rispetto del 6% conseguito nel 2016.

I risultati verranno conseguiti mantenendo elevata la solidità finanziaria del gruppo con un “Solvency II ratio” compreso tra 160% e 180%. I premi cresceranno del 64%, con una raccolta attesa tra 7,6-8 miliardi di euro, di cui tra 2,4-2,6 miliardi nel ramo danni (+27% sul 2016) e premi Vita a 5,2-5,4 miliardi (+91%). La raccolta beneficerà prevalentemente di azioni di crescita inorganiche, come la collaborazione strategica con Banco BPM che, grazie alla forza distributiva di circa 1.700 sportelli, porterà al 2020 a un incremento di premi pari a 140 milioni di euro nel danni e di 3 miliardi nel comparto vita. Nel ramo vita migliorerà la redditività e l’offerta, mentre nel danni si raggiungerà un ribilanciamento del mix produttivo (premi non auto al 51% a fronte del 45% del 2016). Il tasso di incidenza dei costi diminuirà nell’arco di piano dal 5,9% al 4,8%. 

La strategia del piano, spiega la Compagnia in una nota, poggia su tre pilastri: «crescita profittevole, eccellenza tecnica e innovazione. Trasversale alle azioni strategiche e alla base dei pilastri del piano si pone l’azione di semplificazione e trasformazione culturale di Cattolica. L’azione combinata di questi driver mira a valorizzare i punti di forza già propri della Compagnia e consente di aumentare le performance». 

Tra gli obiettivi del piano di Cattolica c’è quello di «migliorare le proprie performance tecniche di redditività, in particolare negli ambiti Vita e Danni Non Auto, incrementare la produttività attraverso la semplificazione e l’automatizzazione dei processi, diversificare il mix prodotto rafforzando al contempo i canali distributivi e aumentare il grado di innovazione grazie a telematica e digitalizzazione».

Il nuovo consiglio di amministrazione di Cattolica sarà più ridotto rispetto alla composizione attuale, ma il numero di consiglieri che lo costituirà non è ancora stato definito, così come non sono stati definiti i posti che verranno riservati ai soci di capitale. Secondo l’amministratore delegato, Alberto Minali, «il numero dei consiglieri non è ancora stato discusso, ne parleremo nei prossimi consigli. Evidentemente con il monistico andremo verso una riduzione del numero dei consiglieri», senza dare indicazioni, per ora, sul numero di posti che verranno riservati a fondi e investitori istituzionali. «Non ho in mente una proporzione» tra posti riservati a rappresentanti in consiglio dei soci cooperativi e di capitale «almeno per il momento perché il tema verrà discusso in consiglio e poi faremo una proposta all’assemblea che è sovrana. Quello che posso dire è che sarà una rappresentanza adeguata e qualificata coerente con l’apertura verso una governance più efficiente». Minali ha escluso pressioni da parte dell’Ivass ad abbandonare la governance cooperativa a favore dell’spa. «Abbiamo discusso alcuni elementi della riforma con l’authority, da cui abbiamo ricevuto grande supporto e incoraggiamento ad andare avanti, ma non abbiamo mai ricevuto sollecitazioni specifiche a cambiare. Il cantiere della governance che il consiglio ha deciso di aprire con una riflessione che è andata avanti per molte settimane finisce qui, non ci sono altri cantieri. L’ipotesi della spa – ha ribadito Minali – non è né sul mio tavolo né sul tavolo degli azionisti né del consiglio. Pensiamo che Cattolica con il monistico ben temperato dalla presenza di soci di capitale avrà la governance adatta per la realizzazione del piano industriale». Minali ha chiarito che ad esito della riforma della governance in corso «prevarrà il voto capitario ma i soci di capitale avranno una rappresentanza minoritaria perché non pensiamo che sia il momento di stravolgere l’impianto cooperativo».

Quanto alla nuova gestione, Minali ha sottolineato come «dobbiamo riarmare questa nave che naviga in acque tempestose. La sfida è trasformare l’azienda mentre l’azienda continua a produrre business e redditività, vogliamo trasformarci in un’azienda più competitiva e più veloce, dobbiamo aumentare la velocità di esecuzione e quindi essere più snelli. La stella polare del nostro ragionamento è il servizio al cliente», ha aggiunto, e se questa direttrice verrà rispettata «riusciremo a generare valore per tutti gli stakeholder, in primis per gli azionisti». 

Tra gli obiettivi indicati da Minali c’è l’aumento della redditività in un contesto di settore impegnativo, «con un business auto in contrazione, un contesto di tassi bassi, un mondo della salute e previdenza che ci dovrà vedere più protagonisti di fronte all’arretramento del welfare pubblico. Dobbiamo diventare una compagnia più efficiente ma non saremo mai “low cost” e dobbiamo lavorare sul capitale umano coinvolgendo i nostro 1.600 dipendenti con attività di retraining». Inoltre, ha aggiunto Minali, «non dobbiamo indebolire patrimonialmente l’azienda e mantenere il massimo focus su solidità patrimoniale».

Infine, Minali ha fatto un accenno a Banco Bpm: «non pensiamo di acquisire quote nel capitale del Banco, non mi ha mai sfiorato l’idea né abbiamo avuto sollecitazioni dal Banco per acquisire quote. Se uno vuole il latte non deve certo possedere la mucca».