Confcommercio: burocrazia, mille imposte e poca legalità fanno perdere al sistema Italia 180 miliardi di euro all’anno

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A Cernobbio l’annuale riflessione sui problemi dell’economia del Belpaese.

Gli imprenditori di Confcommercio riuniti a Cernobbio per il tradizionale convegno annuale sull’andameto dell’economia italiana (e i relativi mali) hanno elencato i problemi più immediati del sistema Paese: il blocco dell’aumento Iva che scatterà a gennaio 2019, l’impegno su fisco e burocrazia, tasse più leggere per due milioni di imprese commerciali che sono strutturate come società di persone e non di capitale.

Per il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, «c’è l’esigenza di una governabilità adeguata alle sfide che abbiamo di fronte», invitando politica, governo e forze sociali a farsi carico di «un supplemento di responsabilità» a fronte di una ripresa economica tutt’altro che solida e consolidata, come dimostrano i segnali di stanchezza rilevati a febbraio.

Nel rapporto sulle economie territoriali diffuso in apertura dei lavori, l’ufficio studi di Confcommercio conferma la prudenza che aveva già mostrato a ottobre. Il Pil del 2018 è stimato in crescita dell’1,2%, in leggero calo rispetto alla maggior parte degli altri centri di analisi, rivedendo al ribasso di un decimale anche quella per il 2019, all’1,1%.

I problemi strutturali del Paese pesano 180 miliardi di euro l’anno tra eccessi burocratici, elevata pressione fiscale, deficit di legalità e ritardi nelle infrastrutture. Ma la prima minaccia da sventare secondo Sangalli è l’aumento dell’Iva già previsto dalla legge si Stabilità 2018 che scatteranno il prossimo gennaio che senza interventi porterebbero all’11,5% l’aliquota oggi al 10% e al 24,2% quella che oggi si ferma al 22. Per farlo servono 12,4 miliardi l’anno prossimo, mentre l’orizzonte triennale coperto dalla manovra chiede 19,1 miliardi sia sul 2020 sia sul 2021. Bei soldi, che al momento nessuno vede all’orizzonte della politica e dell’equilibrio dei conti pubblici. Per Sangalli «se la clausole di salvaguardia non verranno disinnescate, dal primo gennaio avremo 12,4 miliardi di imposte aggiuntive. A quel punto potremmo dire addio alla ripresa», rilanciando in tema fiscale la necessità di una “local tax” comprendente tutti gli attuali tributi locali e totalmente deducibile per gli immobili strumentali.

Sangalli chiede anche la possibilità per le società di persone (la base più grande di Confcommercio) di poter recuperare fiscalmente le perdite di esercizio. Così da porre fine a quella che è «una vera e propria ingiustizia» rispetto alle società di capitale. Quanto alla burocrazia, e alla necessità di ridurre oneri e adempimenti, Sangalli ha citato i 33 miliardi di euro l’anno che pesano sulle micro e piccole imprese. «Un prezzo che nessuna azienda merita di pagare».

Se il prossimo governo e la relativa maggioranza dovrà trovare 12,4 miliardi per il solo 2019 alla voce aumenti Iva, ci sono poi anche i 12 miliardi di euro su cui poggia il rispetto degli obiettivi di riduzione del deficit scritti nei documenti di finanza pubblica, e controllati strettamente da un’occhiuta Europa dove trovare nuovi spazi di flessibilità sarà molto più difficile rispetto al passato recente. Per non dire del rinnovo dei contratti del pubblico impiego, con un costo netto per lo Stato da almeno due miliardi. Cui s’aggiungono le spese “indifferibili”, dalle missioni internazionali ai finanziamenti agli enti pubblici, pari ad un pacchetto stimato intorno ai 5 miliardi. Insomma, chiunque vada al governo del Paese dovrà trovare una trentina di miliardi di euro pronta cassa al netto delle promesse elettorali di M5s (reddito di cittadinanza) e del centro destra (“flat tax”) per le quali nessuno ha ancora indicato dove pescare per finanziarle.