Olimpiadi invernali 2026: la candidatura di Cortina è ancora in pista

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Zaia: «confermata al 31 marzo la data di scadenza di presentazione delle domande». Strano comportamento del Coni. Pozza: «il sistema camerale veneto si chiede perchè l’Italia voglia fare le olimpiadi invernali 2026 dove non ci sono le montagne». 

Si sgonfia la polemica circa il ritardo con cui il Veneto ha predisposto la candidatura di Cortina e delle Dolomiti come sede delle Olimpiadi invernali 2026: «siamo ancora perfettamente nei termini – sottolinea puntiglio il governatore del Veneto, Luca Zaia -. Sappiamo ancora leggere bene le carte, anche in inglese, laddove dicono che il termine ultimo per presentare le manifestazioni d’interesse è il 31 marzo, cioè domani, non ieri. Non ci siamo mossi fuori tempo, né a casaccio. Abbiamo una strategia ben precisa».

Zaia ribadisce anche che «ci sono delle positività oggettive per noi perché, con la candidatura Milano/Torino abbiamo la certezza che il divieto al concetto di Olimpiade diffusa non c’è più, trattandosi di due città a 40 minuti di alta velocità ferroviaria di distanza, mentre nel Veneto, a Trento e a Bolzano la neve è vicina e di casa. Non sembra valere anche quanto da varie parti sostenuto anche di recente, e cioè che fosse impensabile fare nuove Olimpiadi dove ci sono già state. Torino le ha fatte nel 2006, Cortina nel lontano 1956 e nel 2026 sarebbero passati esattamente 70 anni».

Sul tema interviene anche il presidente di Unioncamere Veneto e vicepresidente nazionale di Unioncamere, Mario Pozza, che fa una riflessione improntata al buon senso: «il sistema camerale veneto si chiede perché l’Italia voglia fare le Olimpiadi invernali 2026 dove non ci sono le montagne». Sarebbe bello che anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, desse una risposta in questo senso, oltre che per giustificare la sua corsa a presentare al Cio la candidatura “Mi-To”.

Pozza allarga il suo ragionamento: «il territorio è forte, ma ormai insofferente di non essere ascoltato. L’Alta velocita in veneto è indietro, non c’è banda larga, non c’è una struttura stradale che faciliti gli scambi commerciali e turistici, la montagna ha bisogno di attenzioni per la specificità che la caratterizza. La candidatura italiana alle Olimpiadi invernali 2026 è un chiaro segnale di attenzione per garantire la coesione sociale che noi istituzioni sentiamo vacillare. E’ ora dunque di rispondere alla virtuosità con una risposta da parte di tutto il sistema Paese. Siamo stanchi – ribadisce Pozza -. E’ da troppo tempo che questi territori non vedono eventi a livello internazionale. C’è un motivo preciso? Siamo stati i primi in Italia ad unificare le Camere di commercio come indicato dal Governo, perché non deve essere riconosciuta la dedizione al cittadino, perché non deve essere confermato un luogo che l’Unesco ha riconosciuto?».

«Cortina non può essere considerato un luogo di villeggiatura per pochi, così si distrugge ciò che è bello. Nei mei incontri con gli imprenditori vivo lo spirito di intraprendenza imprenditoriale che caratterizza la zona pur non avendo nulla, neppure le connessioni internet per fare impresa» dice Pozza che si rivolge al presidente del Coni «di valutare con coscienza questa nostra ferma richiesta che viene da un mondo istituzionale unito, da una collaborazione già messa in campo tra pubblico e privato di cui il Paese va già orgoglioso e che ora, con la candidatura alle Olimpiadi invernali 2026, potrà mostrare al mondo».