Il Gruppo Granarolo guarda al futuro con “allevamenti 4.0” e nuovi mercati

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Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo spa, nello stabilimento di Bologna

Tra gli obiettivi della società conquistare il mercato americano e salire in due anni al 40% di export.

Il Gruppo lattiero caseario Granarolo, leader del NordEst e in Italia, dinanzi alla stagnazione del mercato interno (dove realizza oltre il 70% del fatturato) guarda con sempre più interesse all’export con l’intenzione di conquistare il mercato americano e di portare entro due anni al 40% la quota di fatturato realizzata oltre frontiera.

Granarolo è il primo produttore nazionale di latte, con 1,27 miliardi di euro di fatturato, 3.000 dipendenti e 18 stabilimenti. Si tratta di una cooperativa (la Granlatte) che controlla il 77,5% della Spa guidata dal 2009 da Giampiero Calzolari che ha illustrato ai soci le strategie di sviluppo dell’azienda per i prossimi due anni. La tecnologia è destinata ad essere sempre più protagonista nelle stalle, all’insegna del “4.0” con maggiore robotizzazione dei processi e della produzione negli stabilimenti di trasformazione che ogni giorno lavorano 17.000 quintali di latte fresco conferito ogni giorno dai 1.000 produttori consorziati.

Gli obiettivi di sviluppo, dinanzi ad un mercato domestico che anche per il 2018 non dà segni di risveglio e ai nuovi costumi alimentari che penalizzano latte e derivati, Granarolo guarda ai nuovi prodotti: dal latte “G+” con meno zucchero e ai formaggi freschi con poco sale e grassi, agli snack al formaggio, per cercare di stimolare il mercato e trovare nuove fasce di consumatori. Quanto alla crescita all’estero, l’obiettivo di Calzolari «è di portare dall’attuale 29% al 40% la quota di esportazioni entro il 2019 per toccare complessivamente un fatturato di 1,5 miliardi di euro», trasformando il gruppo in un soggetto globale dell’alimentare italiano, allargandosi dal latte, yogurt e formaggi anche a soia, riso, grano, replicando anche per queste tipologie la filiera del latte, con il marchio Granarolo che nell’ultimo triennio si è piazzato al terzo posto sul mercato italiano delle bevande e dei prodotti vegetali, con una quota dell’11,5%, pari a 31 milioni di euro.

Tornando ai mercati esteri, nell’obiettivo c’è l’America: «negli Usa contiamo di concludere nei prossimi mesi una grande acquisizione focalizzata su produttori di freschi da trasformare in piattaforma con cui vendere i nostri prodotti italiani, come già fatto in Brasile» dice Calzolari.

Ma su tutto, gioca un ruolo strategico la dimensione delle aziende, dove Granarolo è un nano rispetto a realtà come Lactalis e Danone, anche 15 volte più grandi, che sono in grado di condizionare il mercato del latte, svantaggiando chi della qualità del prodotto ha fatto la propria missione. Una scommesa che, secondo Calzolari, passa anche attraverso l’efficientamento dell’intera filiera, dove ogni anno il gruppo investe 30 milioni di euro in nuove tecnologie.