Alto Adige troppo auto referenziale: al via una campagna d’informazione rivolta all’Italia

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La Provincia è percepita come una realtà chiusa in se stessa e, rispetto al Trento, spesso perde nel confronto. Al via una campagna promozionale. Urzì: «una sfacciata azione di propaganda con i soldi pubblici in un anno elettorale». 

Come è percepito l’Alto Adige e la sua autonomia speciale dalla popolazione locale e, specialmente da quella italiana del resto del Paese? Di questo si è occupato uno studio commissionato dal Consiglio provinciale di Bolzano le cui conclusioni sono state rese note da Laura Cantoni, esperta di ricerche di mercato.

La ricerca aveva come obiettivo il rilevamento dell’identità in Alto Adige e Trentino, per evidenziarne le differenze: sono state effettuate un’analisi della comunicazione dei due territori, un ascolto tramite focus group con frequentatori e non frequentatori dei due territori, e infine un’indagine estensiva web presso la popolazione italiana. Dai rilevamenti dei 10 focus group è risultato apprezzamento per il paesaggio naturale, il territorio salubre e rilassante, l’ordine. È emersa inoltre che l’82% degli intervistati erano a conoscenza dell’Autonomia speciale, e che circa un terzo sapevano effettivamente di cosa si tratta. Ben un terzo degli intervistati non conosceva però le province della Regione Trentino-Alto Adige, e il 60% non era al corrente che l’Alto Adige avesse anche il nome “Südtirol”. Un 40% di persone non era mai stato in Alto Adige: «un bacino potenziale abbastanza ampio» di nuovi turisti.

In quanto ai motivi che spingono a frequentare l’Alto Adige, c’è la ricerca di quiete, pratica sportiva, immersione nella natura, panorami, ma anche la volontá di vivere una situazione diversa, il confronto con specificità locali, una ricerca introspettiva. Motivi per non andare in Alto Adige sono invece i prezzi, la percezione di un turismo elitario, la distanza, la scarsa accessibilità per la morfologia inadatta agli inesperti, l’assenza di alternative alla montagna. Altre barriere percepite dagli intervistati sono la scarsa proattività linguistica, l’austerità e il protezionismo, il senso di superiorità e la rigidità senza cordialità.

In rapporto con il Trentino, la popolazione dell’Alto Adige è percepita come un po’ più vecchia, un po’ più antipatica e rigida, un po’ più egoista, un po’ più etico e più tradizionale. Visto come marchio, l’Alto Adige è percepito come posto di grandi tradizioni e valori morali, associato al costume tirolese, mentre il Trentino è più legato ad accoglienza e accessibilità, associato a segni più generalisti, come montagne e baite. La relazione col turista è percepita come esclusiva («si ha la percezione che il turista tedesco sia preferito a quello italiano, che manchino offerte, che non sia l’operatore ad adattarsi al turista, ma il contrario»), selettiva e poco orientata al servizio. Rispetto al Trentino, inoltre, i prezzi sono percepiti più alti rispetto al Trentino; la percezione di stare a casa è del 38% in relazione all’Alto Adige, del 66% rispetto al Trentino. Grandi differenze tra le due province vengono percepite quelle relative al carattere della popolazione, all’architettura, alla struttura urbana, alla gastronomia e all’innovazione tecnologia. In sintesi, sono rappresentate come diversità forti tra Trentino e Alto Adige l’eredità culturale, l’attaccamento all’identità, il rigore morale, la severità, l’ordine e la precisione.

Marco Pappalardo, responsabile dell’Agenzia di stampa e comunicazione della Provincia di Bolzano, ha affermato che l’Alto Adige Südtirol viene percepito come una bellissima terra che gode di privilegi speciali. È emerso inoltre che in tempi di crisi l’invidia aumenta, e che gli altoatesini appaiono come contraddistinti da arroganza. Il territorio e la sua immagine sono il risultato delle voci ha da esso emergono: «noi vorremmo accompagnare l’immagine di un paesaggio bellissimo, ordine, salubrità, folklore ed efficienza in maniera positiva, e questo in un momento in cui non possiamo controllare tutte le voci, in particolare a livello digitale».

Secondo Pappalardo, l’immagine della provincia deve passare da quella del secchione a quella del migliore della classe che è disponibile ad aiutare i compagni. Bisogna iniziare dal concetto di molteplicità quale base e fondamento dell’Autonomia, lavorando a un processo di lungo periodo, trasmettere la tutela delle minoranze come un plusvalore, valorizzare la molteplicità culturale, la funzione ponte della provincia, modelli positivi come la solidarietà: tante iniziative in quest’ambito, come gli interventi per aiutare i terremotati, non sono state raccontate. Questo sarà fatto tramite l’attività di pubbliche relazioni dell’Agenzia e facendo parlare coloro che conoscono questa terra, tramite uno storytelling che colleghi Autonomia a responsabilità e a solidarietà. Vanno evidenziate, sottolineando la disponibilità a mettere a disposizione certe competenze, le storie positive in settori come energia e ambiente, tecnologie alpine, agricoltura, ricerca e parco tecnologico, servizi per i cittadini, il plurilinguismo. In quest’ambito, si potrebbero proporre progetti e premi, mettendo da parte l’arroganza. Vanno poi utilizzate le voci di importanti personalità del mondo dello sport, della montagna, della cucina, che sono nate qui, e che possono dare un messaggio positivo.

Secondo il governatore Arno Kompatscher l’indagine commissionata dal Consiglio provinciale ha dato un risultato corrispondente alle aspettative: «l’immagine che la Provincia ha all’esterno non è sempre positiva, e bisogna fare qualcosa per cambiarla, intervenendo gradualmente affinché ci si ponga non come i migliori, ma come diversi, una qualità da connotare con aspetti positivi, e che è alla base dell’Autonomia. Non si tratta di propaganda, ma di raccontare delle storie positive e vere per far capire quello che si vuole trasmettere. Non si tratta di investire milioni in campagne di sensibilizzazione, ma di svolgere in modo più consapevole le cose che già fanno ad IDM, l’economia locale. Il Consiglio provinciale sarà informato in merito ai passi avanti in questo campo».

Di parere opposto Alessandro Urzì, esponente di Fratelli d’Italia: «nell’anno delle elezioni provinciali, la Provincia si muove e come un elefante nella cristalleria annuncia la più grande campagna di propaganda di sempre. Uno sgarbo istituzionale grave e delicatissimo, se si pensa che una campagna mirata sulle opere ed azioni della giunta provinciale si tradurrà in un maxi spot elettorale a spese dei contribuenti».

Urzì sottolinea che «il dato più rilevante dell’analisi sulla sensibilità del grande pubblico italiano verso l’Alto Adige è peraltro che risulta “antipatico”. Perché, nella percezione dominante turisti e semplici cittadini italiani hanno avvertito un senso di rigidità, di autoreferenzialità, di autosufficienza e di ostentata rivendicazione della diversità tanto da fare risultare la provincia di Bolzano bella, meravigliosa, naturale, efficiente ma, appunto, antipatica. E come risponderà la Provincia a tutto questo? Non cambiando atteggiamento ma intervenendo con milionarie campagne di marketing (propaganda la si chiamava una volta) per modificare la percezione dell’Alto Adige. A suon di spot pagati dal contribuente».

Ora che l’Agenzia di comunicazione di cui si è dotata la Provincia sia chiamata a ribaltare la situazione, secondo Urzì «il problema non siamo noi che diamo una idea non sempre felice dei nostri privilegi, ma sono gli italiani che ci percepiscono talvolta troppo chiusi in noi stessi. L’indagine ha mostrato che gli italiani di tutta Italia si lamentano per una scarsa predisposizione all’uso della lingua italiana. La polemica sulla cancellazione dei nomi di luogo italiani deve avere contribuito. Ma per la Provincia il problema non è la politica che ha creato questa chiusura e continua a rivendicare il buon diritto di cancellare la lingua italiana da sentieri di montagna indicazioni turistiche ma gli italiani che non se ne fanno una ragione e accettano. Ecco che quindi le campagne che la Provincia metterà in campo (costosissime campagne) per recuperare consenso e considerazione ormai è chiaro che non saranno rivolte a mostrare le buone qualità e le eccellenze che pure questa terra ha in sé, ma volte a sostenere le scelte politiche delle amministrazioni provinciali. Il rischio – conclude Urzì – è che se oggi già forte è la diffidenza verso l’autonomia speciale quando la Provincia pagherà le sue ricche campagne di marketing e di propaganda sull’autonomia senza modificarne i vizi questa diffidenza crescerà ancora in giro per l’Italia. E sarebbe un incommensurabile boomerang».