Trentino: necessario fare gioco di squadra per consolidare la ripresa economica, ma bisogna cambiare l’allenatore

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La Provincia tenta di limitare le critiche alla gestione dell’economia da parte della maggioranza di centro sinistra autonomista, ma evidenzia la grande differenza con l’Alto Adige che fa decisamente meglio in crescita del Pil, export, occupazione e crescita della popolazione.

Di Stefano Elena

Nelle stanze del potere provinciale a Trentino si cerca di arginare le critiche dovute scarso successo in economia fatto registrare nella legislatura che sta per chiudersi (il 21 ottobre prossimo si vota) da parte della maggioranza di centro sinistra autonomista, uscita pesantemente sfiduciata dal voto del 4 marzo scorso.

Netto l’appello dei vertici della Provincia a «fare gioco di squadra per cogliere al meglio le opportunità offerte da una ripresa sempre più solida» rivolto alle categorie economiche, chiamate a raccolta per presentare i dati ottenuti, che sono sicuramente sufficienti, specie se confrontati con la media nazionale, ma decisamente insoddisfacenti se paragonati con i risultati conseguiti dalla provincia di Bolzano.

Secondo l’elaborazione elaborata da ISPAT distribuita dal presidente della Provincia, Ugo Rossi, assieme al suo vice, Alessandro Olivi, ai vertici delle associazioni di categoria (industriali, artigiani, commercianti, cooperazione e turismo), è stato evidenziato come, seppure con sfumature diverse, ci sia oggi, rispetto al passato, un clima di maggiore fiducia. Nel 2017 sono cresciuti, rispetto all’anno precedente, il fatturato (+3,1%), gli ordinativi (+7,9%), le esportazioni (+8,7%) e le importazioni (+9,1%) delle imprese. In crescita anche le presenze turistiche (+ 5%) e l’occupazione (+2,3%). Da rilevare che, per quanto riguarda gli investimenti sui lavori pubblici, nel 2017 vedono partecipi le imprese trentine per oltre il 90% del totale assegnato. Nell’ultimo decennio il valore si è attestato sul 73%. 

«Dati positivi che, che smentiscono alcuni luoghi comuni – ha detto Rossi ai rappresentanti delle imprese -. La ripresa si sta consolidando e per renderla più efficace, in vista anche dell’assestamento di bilancio, dobbiamo lavorare insieme a voi, coordinandoci sempre di più, ragionando in una logica di sistema». «La sfida – ha aggiunto Olivi – è di riuscire a fare in modo che tutti i settori possano beneficiarne alla stesso modo».

Fra i temi posti dai rappresentanti delle imprese, che hanno riconosciuto i progressi fatti nell’ultimo anno dal sistema economico trentino, quello del credito, per il quale il presidente Rossi ha spiegato come vi sia allo studio un protocollo fra la Provincia ed i vari soggetti che operano nel settore, che possa portare ad un miglioramento dei servizi offerti, soprattutto alle piccole e medie imprese. Altro tema, oggetto di discussione, la difficoltà delle imprese a trovare professionalità, sia alte che basse.

Andando nel dettaglio dei dati diffusi dall’Ispat, dalla crisi del 2009 ad oggi la ripresa in Trentino c’è stata, superiore alla media italiana, ma decisamente inferiore a quella dell’Alto Adige, che ha le stesse prerogative autonomistiche della provincia di Trento, salvo un governo decisamente migliore. Inoltre, se nel 2010 il livello del Pil era praticamente uguale per tutte le regioni del Nord Italia, ancora una volta il risultato medio del Trentino è sì superiore a quello del Nord, ma decisamente inferiore (7 punti in meno) rispetto a quello altoatesino. Anche nel campo degli investimenti, la situazione del Trentino è stata sicuramente migliore della media del Nord Italia, ma ancora una volta decisamente inferiore (meno di 12 punti percentuali) rispetto all’Alto Adige.

In tema di occupazione, il Trentino va decisamente meglio della media italiana e leggermente meglio della media del Nord, ma con l’Alto Adige c’è un differenziale del 4,3% in termini di occupazione, del 2,6% in termini di disoccupazione e di 3,4 punti per il tasso d’inattività. Tutto ciò dà origine ad una situazione economica decisamente migliore in Alto Adige rispetto al Trentino che si riflette anche in un tasso di natalità superiore, (10,3 contro l’8,4 trentino e il 7,7% medio italiano).

Insomma, ancora una volta non si può negare che l’erba dei cugini altoatesini sia più verde di quella dei trentini e il merito di ciò vada alla capacità dei giardinieri locali. Usando una metafora calcistica, per il Trentino, se vuole giocare per vincere, è giunta l’ora di cambiare l’allenatore. Una richiesta che monta sempre più forte anche dalla panchina dei partiti di maggioranza, che chiedono discontinuità e rinnovamento e l’arroccamento di Rossi e del Patt non gioca a favore dell’Autonomia trentina e dello sviluppo socioeconomico della Provincia.