Garanzia Giovani: in Veneto accettati il 97% degli aderenti e il 61% trova lavoro

Donazzan: «in veneto risultati migliori rispetto la media italiana». 

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Secondo un’analisi condotta da Veneto Lavoro, l’agenzia per l’occupazione della Regione, il giudizio su Garanzia Giovani in loco è decisamente migliore rispetto alla media nazionale.

Al 31 dicembre 2017, le registrazioni al Programma su tutto il territorio nazionale hanno superato quota 1,5 milioni. Una buona parte di esse viene successivamente annullata, prevalentemente per motivi amministrativi, e le adesioni effettive scendono così a circa 1,3 milioni. L’82,5% delle registrazioni vengono prese in carico dai servizi competenti e nella maggior parte dei casi si riferiscono a giovani tra i 19 e i 24 anni in possesso di un titolo di studio di scuola secondaria superiore. Circa la metà dei giovani presi in carico è stato avviato a una misura di politica attiva, che nel 60% dei casi consiste in un tirocinio extra-curriculare.

Di questi, circa 470.000 giunge al termine del programma e 225.000 riesce a trovare un’occupazione.

L’efficacia di Garanzia Giovani varia sensibilmente da regione a regione: in questo contesto il Veneto si presenta come un esempio virtuoso. La percentuale dei giovani presi in carico sul totale delle adesioni valide è la più alta d’Italia e raggiunge il 97%. I tempi di attesa tra la registrazione e la stipula del patto di servizio sono più brevi rispetto alla media nazionale e si aggirano attorno ai 4 giorni. A differenza di altre regioni italiane, inoltre, l’erogazione delle diverse misure risulta più equilibrata: i tirocini rappresentano il 24% del totale, a fronte di un 28% di attività di formazione e di un 20% di azioni di accompagnamento al lavoro. E spesso tali attività vengono fruite dallo stesso giovane all’interno di un percorso articolato di più interventi.

Anche in termini di esiti occupazionali i dati veneti sono generalmente migliori di quelli nazionali. La percentuale di quanti hanno trovato lavoro dopo l’adesione è di circa il 61%, di cui molti risultano tuttora occupati, ma restringendo l’analisi a quanti hanno sottoscritto il patto di servizio o concluso le attività previste le percentuali sono ancora maggiori. A questi, inoltre, andrebbero aggiunti quanti potrebbero aver avviato un’attività di lavoro autonomo, svolto solo esperienze di tirocinio o trovato lavoro all’estero.