Il Premio Pezcoller 2018 al prof. Tony Hunter per la scoperta della proteina Tirosina Kinasi

Consegnato a Trento nel corso di una cerimonia al Teatro Sociale il “Nobel Trentino” ad uno dei giganti della ricerca sul cancro. 

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I vertici della Fondazione Pezcoller e dell’Associazione americana di ricerca su cancro hanno consegnato il premio pezcoller di 75.000 euro al prof. Anthony R. Hunter, vincitore dell’edizione 2018 del premio nato a Trento trent’anni fa nel corso di una cerimonia pubblica al Teatro Sociale di Trento.

Il prof. Anthony Hunter, nato 74 anni fa nel Kent in Inghilterra, laureato in biologia a Cambridge, dal 1971 vive negli Stati Uniti dove insegna all’Università della California a San Diego e dirige il “Salk Institute for biological Studies”. È autore di oltre seicento lavori scientifici.

Hunter ha ricevuto il Premio Pezcoller-Aacr alla ricerca sul cancro dal presidente della Fondazione omonima Enzo Galligioni e dai vertici dell’Associazione americana di ricerca sul cancro, che collabora al Premio dal 1988, Michael Caligiuri e Margaret Foti. «Onorati di poter collaborare con la Fondazione Pezcoller» hanno affermato entrambi.

Il Premio Pezcoller, istituito trent’anni fa per volontà del medico chirurgo roveretano Alessio Pezcoller, è considerato oggi uno dei riconoscimenti più prestigiosi in campo oncologico a livello internazionale. Per il presidente Galligioni «riconoscere i campioni della ricerca serve da stimolo anche per gli altri. Dal Trentino sono passate le migliori menti a livello mondiale, con enormi ricadute positive sui pazienti per la cura della malattia».

premio pezcollerDopo il saluto delle autorità locali, Hunter, introdotto dal presidente del comitato scientifico Pier Paolo Pandolfi, scienziato di origini italiane che lavora negli Usa, ha parlato di sé e delle sue scoperte. «Abbiamo fatto tanti progressi negli ultimi 40-45 anni – ha affermato – ma siamo ancora lontani dallo sconfiggere il cancro, perché ogni tumore è diverso. Durante la cura possono esserci cambiamenti genetici che rendono vano il trattamento. Ma i progressi ci sono, e la ricerca è fondamentale. Subito non ci siamo resi conto dell’impatto delle nostre scoperte, ma poi altri ricercatori hanno sviluppato nuovi farmaci che si sono rivelati particolarmente efficaci. Molti pazienti sono ancora vivi grazie a quelle cure».

Quasi quarant’anni fa, nel 1979, Hunter è riuscito ad isolare per primo una proteina (Tirosina Kinasi), che agisce come un interruttore, che attiva o inattiva alcune proteine, essenziali per regolare molte attività delle cellule, ma in particolare il controllo del ciclo cellulare. «Questo meccanismo – spiega Galligioni –  possiamo paragonarlo al blocchetto di accensione di un’auto: Hunter è riuscito ad identificare la chiave che lo attiva e a capire come accendere o spegnere l’attività della cellula. Ha dimostrato inoltre, che nel cancro la continua proliferazione delle cellule tumorali è dovuta in molti casi proprio al malfunzionamento di questo interruttore, la Tirosina Kinasi».

La scoperta di Hunter è stata come la scintilla che fa divampare un incendio colossale. Sulla base di questa scoperta infatti, è stato possibile progettare e realizzare molti nuovi farmaci specifici, capaci di inattivare questa proteina alterata, che mantiene le cellule tumorali in continua proliferazione.