Il Rapporto Sanità evidenzia il buon livello qualitativo del servizio in provincia di Trento

Presentato a Trento lo studio del Crea Sanità dell’Università Tor Vergata di Roma. 

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La sanità trentina esce a pieni voti dal Rapporto Sanità realizzato dal Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità (Crea Sanità) dell’Università Tor Vergata di Roma che ha analizzato le caratteristiche e le dinamiche del sistema sanitario trentino, contestualizzandole con l’andamento nazionale.

Secondo l’assessore alla sanità della Provincia, Luca Zeni, «si tratta di una fotografia della situazione attuale della sanità trentina, che mostra i prossimi cambiamenti da tenere in considerazione per la progettualità futura. Il Rapporto ci dice che abbiamo un sistema con fondamenta solide, ma mostra anche una volontà politica, consolidata negli anni, che ha investito con forza nella sanità, intesa a 360° come concetto di salute, di qualità di vita complessiva».

Nel corso del suo intervento Paolo Bordon il direttore generale dell’Apss ha sottolineato come «l’Azienda provinciale per i servizi sanitari è in continuo movimento per garantire un’elevata qualità dell’assistenza e la miglior risposta alle esigenze della popolazione. La riorganizzazione per processi, l’attivazione dei posti letto di cure intermedie, l’avvio delle aggregazioni funzionali territoriali, l’attivazione di percorsi e reti, come il percorso nascita, il percorso “fast track”, le reti emergenza-urgenza, cure palliative per adulti e bambini, la rete demenze e la rete “breast unit”, sono solo alcuni degli esempi delle attività che stanno impegnando l’azienda sanitaria per garantire efficienza, efficacia e qualità del nostro servizio sanitario provinciale. Per capire se questa è la direzione giusta è indispensabile analizzare il nostro sistema e confrontarsi con realtà analoghe, perché il confronto permette di diventare maggiormente consapevoli di cosa facciamo bene e di cosa possiamo migliorare. Inoltre, è uno strumento importante per uscire dall’autoreferenzialità, che troppo spesso diventa un ostacolo interno alle organizzazioni e rallenta il percorso verso l’eccellenza».

«Il rapporto presentato oggi – ha proseguito Bordon – potrà essere un valido supporto alla programmazione sanitaria trentina, una fotografia del nostro sistema sanitario ma anche del contesto socio-economico e demografico della nostra provincia che, attraverso l’analisi dei punti di forza e debolezza del sistema, potrà fornire una solida base per permettere ai decisori politici, ma anche aziendali, di delineare i futuri assetti della sanità provinciale».

Federico Spandonaro e Daniela D’Angela rispettivamente presidente e responsabile dell’area Hta, Pdta e dispositivi medici di C.R.E.A. Sanità dell’Università degli studi Tor Vergata di Roma hanno poi illustrato nel dettaglio il Rapporto sanità relativo alla provincia di Trento. «Il servizio sanitario della Provincia autonoma di Trento, – hanno detto i ricercatori – è rappresentabile, in sintesi, con 5 fattori caratteristici: favorevoli condizioni socio-economiche, con una popolazione in media più giovane, istruita e benestante di quella media italiana, ma anche in miglior stato di salute: condizioni che, in futuro, dovranno confrontarsi con un rapido invecchiamento ed una crescita in termini numerici; un finanziamento del settore salute pubblica significativamente maggiore della media nazionale e orientato a promuovere l’integrazione socio-sanitaria, realizzando livelli di tutela superiori a quelli garantiti dai LEA a livello nazionale; livelli di offerta, specialmente nell’ambito riabilitativo e residenziale, estremamente più alti della media nazionale; una spesa sanitaria, sia pubblica che privata, superiore al quella media nazionale, ma coerente sia con l’equilibrio finanziario pubblico, sia con i livelli di sviluppo economico della Provincia; in generale, una buona efficienza nell’erogazione dei servizi, con punte di eccellenza come quella dell’assistenza farmaceutica, ed un elevato grado di tutela pubblica della salute, dimostrata dai limitati impatti sui bilanci delle famiglie».

Il rapporto evidenzia come i trentini abbiano una speranza di vita alla nascita e a 65 anni superiore alla media nazionale di, rispettivamente, 6,7 e 1,1 anni, in progressivo miglioramento. Anche in termini di disabilità si delinea un quadro migliore di quello nazionale: la speranza di vita senza limitazioni nelle attività quotidiane, a 65 anni, è pari a10,9 anni, superiore sia a quello della provincia di Bolzano (9,5 anni) che a quello nazionale (9,8 anni). Nel 2016, un trentino può sperare di vivere in assenza di malattie invalidanti sino a 65,5, ben 6,7 anni in più rispetto alla media degli italiani, con un incremento di 3,1 anni negli ultimi quattro anni.

Dal punto di vista economico, tra il 2013 ed il 2016, il finanziamento pro-capite per la sanità trentina è aumentato in termini reali di 377,4 euro: una crescita assai più sostenuta di quella che è possibile evidenziare in tutte le altre aree del Paese. Tale incremento, a partire dal 2015, può essere largamente ascritto al Fondo per l’assistenza integrata (Fai), quindi a una precisa scelta di politica sanitaria deputata a sviluppare il settore dell’integrazione socio-sanitaria, realizzando una estensione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) garantiti a livello nazionale. Si delinea un modello assistenziale ad elevata intensità infermieristica: 1,4 unità di personale infermieristico per posto letto nelle strutture di ricovero pubbliche, a fronte delle 1,2 della media nazionale; pari alla media nazionale è il numero di unità di personale medico per posto letto (0,5 medici per posto letto).

Gli elevati livelli di servizio erogati descritti, in particolare nell’ambito dell’integrazione socio-sanitaria, sono anche uno dei principali determinanti degli elevati livelli di spesa sanitaria provinciale, insieme a fattori specifici come quelli legati alle caratteristiche orografiche del territorio.

La spesa sanitaria pubblica pro-capite è pari a 2.160,2 euro, il 16,8% in più della media nazionale, il 13,9% in più di quella della ripartizione di appartenenza e il 6,4% in meno di quella della provincia di Bolzano. Si aggiunga, inoltre, che la spesa sanitaria privata, pur se elevata, risulta minore di quanto ci si potrebbe aspettare sulla base dei livelli medi di reddito delle famiglie trentine. Risultato che conferma come il livello di tutela pubblica della salute è alto, salvaguardando anche i bilanci delle famiglie. Infatti, il Trentino Alto Adige, registra la più bassa quota di famiglie che si sono impoverite a causa delle spese sanitarie “out of pocket”, così come la più bassa quota di famiglie con disagio economico per sostenere queste spese.