Sul Po parte la sperimentazione della diga mobile che blocca la plastica

Barriere galleggianti fermano bottiglie e flaconi portati fino al mare. Idea di Castalia, Corepla e Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il sistema sarà esportato nei grandi fiumi che inquinano il mondo. 

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diga mobile che blocca la plastica

Comincia dal Po l “operazione prevenzione” contro i rifiuti in mare con l’installazione di una leggera diga mobile che blocca la plastica il mare che galleggia in acqua. Il principale corso d’acqua italiano che attraversa tutto il settentrione toccando 4 regioni e 13 province, contribuisce a far del Mare Adriatico il mare italiano con la maggiore presenza di rifiuti. Il progetto pilota “Il Po d’amare” predisposto dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Corepla e Castalia, realizzato grazie al coordinamento istituzionale svolto dall’Autorità di Bacino distrettuale per il Po e con patrocinio del Comune di Ferrara e dell’AIPO (Agenzia Interregionale per il fiume Po), prevede tecniche innovative per intercettare i rifiuti presenti nelle acque fluviali, e per quanto riguarda le plastiche, operare la loro selezione ed avviarle al riciclo.

Una metodologia che in futuro potrebbe essere estesa a tutti i principali fiumi italiani e replicata anche in altri paesi. Il progetto pilota, uno dei primi al mondo a prevedere interventi di questo tipo, può contribuire così a rafforzare e implementare le misure del piano di azione nazionale per la prevenzione e la mitigazione dei rifiuti marini e anticipare le nuove direttive sull’economia circolare che prevedono impegni precisi anche per la riduzione dei rifiuti marini.

Per arginare l’inquinamento marino è importante agire a monte, ad iniziare dai fiumi che sono grandi adduttori di rifiuti verso il mare: provengono per circa l’80% dalla terraferma e raggiungono il mare prevalentemente attraverso i corsi d’acqua e gli scarichi urbani, mentre per il 20% derivano da attività di pesca e navigazione. Tra le principali cause dell’inquinamento marino vi sono la non corretta gestione di rifiuti urbani e industriali, impianti di depurazione dei reflui fognari non funzionanti correttamente (oltre all’utilizzo del wc come immondezzaio), la scarsa pulizia delle strade, abbandoni e smaltimenti illeciti. Inoltre l’Italia, per la sua posizione al centro del Mediterraneo, un bacino chiuso, e l’estensione delle sue coste, è un Paese particolarmente esposto a questo problema.

La raccolta dei rifiuti galleggianti prevista dal progetto pilota è stata messa a punto da Castalia nell’ambito del progetto Seasweeper, attraverso l’installazione di un dispositivo di raccolta composto da barriere in polietilene che intercettano, selezionano, intrappolano e infine raccolgono la plastica galleggiante e altri rifiuti trasportati dal fiume. Il sistema di barriere non interferisce con la flora e la fauna del fiume, in quanto la raccolta viene eseguita solo nella parte superficiale della colonna d’acqua. Piccole barche “Sea hunter” raccolgono i rifiuti, in prevalenza plastica, materiali legnosi e canne e li portano a riva dove vengono raccolti in cassoni che saranno trasportati presso l’impianto Transeco a Zevio (VR), a circa 75 km di distanza, dove avverrà una prima separazione delle diverse frazioni del rifiuto, con la selezione della componente plastica da inviare a successivi trattamenti e lo smaltimento della frazione estranea non recuperabile. Il rifiuto plastico verrà poi inviato al centro di selezione D.R.V. (località Torretta a Legnago in provincia di Verona),un centro di selezione Corepla capace di suddividere, mediante una rete di lettori ottici, gli imballaggi in plastica delle diverse frazioni polimeriche per l’ avvio al riciclo o al recupero energetico. La barriera anti inquinamento marino è stata realizzate nel tratto del fiume Po in località Pontelagoscuro  nel comune di Ferrara a 40 km dalla foce così da consentire una raccolta dei rifiuti presenti lungo quasi l’intero corso del fiume. I costi di questo progetto pilota – che avrà una durata di circa due mesi – per le operazioni di raccolta, trasporto, selezione, recupero e riciclo dei rifiuti con l’obiettivo di valutare la possibilità di costruire una vera filiera sono interamente coperti da Castalia e Corepla, a conferma dell’impegno per la tutela dell’ambiente, per nuove attività di ricerca & sviluppo, per una reale economia circolare.

«Poter contare su un futuro che tenga maggiormente in considerazione le risorse naturali esauribili ed impegnarsi con tutti gli strumenti tecnologici e di ricerca avanzata possibili per mitigare l’incidenza degli agenti inquinanti è compito di chi ha a cuore un ambiente sostenibile in cui vivere e prosperare. In linea con gli auspici ministeriali, cercando soprattutto di dare ulteriori ed esaustive risposte alle comunità che vivono ed operano lungo l’asta del fiume Po e ai molteplici portatori di interesse che l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po che rappresento in qualità di Segretario Generale , si adopererà al massimo delle proprie competenze e potenzialità tecniche per avviare e concertare tutti i processi virtuosi in grado di fornire risposte approfondite e soluzioni praticabili nella lotta all’inquinamento delle acque. Questo progetto sperimentale ne è un esempio concreto»” ha sottolineato Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità di bacino Distrettuale del Fiume Po.

«Dopo un’intensa fase sperimentale, il nostro prototipo, ideato e brevettato per raccogliere la plastica galleggiante dei fiumi, diventa operativo: attraverso una barriera sperimentale in polietilene e con l’ausilio di mezzi “seahunter”, siamo in grado di intercettare la plastica nel tratto del Po in località Pontelagoscuro in maniera selettiva. Il sistema non interferisce con il delicato equilibrio di flora e fauna del Po ed è progettato per restare posizionato nel fiume anche per lungo tempo: insomma, in questo modo spezziamo il circolo vizioso dell’inquinamento da plastica abbandonata che, dalla terraferma, arriva ai fiumi e poi fino alle acque del mare», spiega Lorenzo Barone, direttore tecnico di Castalia, consorzio da oltre 30 anni in prima linea per la salvaguardia del mare.

Antonello Ciotti, presidente Consorzio Corepla, sottolinea come questa sia «una sperimentazione che abbiamo fortemente voluto. Un effettivo, innovativo argine a quell’80% dei rifiuti marini che provengono dalla terraferma frutto di una scorretta gestione dei rifiuti urbani e industriali oltre che di abbandoni e smaltimenti illeciti. Questo progetto sperimentale di raccolta e riciclo della plastica avviato sul fiume Po ci auguriamo possa favorire ,in un prossimo futuro , la creazione di reti ed opportunità per i territori, le imprese e il sapere scientifico, creando vera economia circolare per valorizzare proprietà ed energie di questo materiale. Ricordo che L’Italia è all’avanguardia in Europa per conoscenze e tecnologie: ricicliamo imballaggi che in altri Paesi non vengono nemmeno raccolti. Ad oggi, oltre 8 imballaggi in plastica su 10 immessi sul mercato vengono recuperati e la sfida per Corepla è diventare catalizzatore nella ricerca e sviluppo di nuove applicazioni nel campo del riciclo».

«L’inquinamento marino – ha dichiarato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – è uno dei problemi ambientali più gravi del nostro tempo. Si stima che oltre l’80% sia composto da plastiche e microplastiche, e gran parte di queste arrivano in mare trasportate dai corsi d’acqua. Il progetto sperimentale sul Po potrà consentire di valutare l’efficacia del sistema di raccolta dei rifiuti nelle acque fluviali, le quantità e le tipologie di rifiuti presenti, insieme alla possibilità di riciclare le plastiche raccolte creando una filiera virtuosa. Sulla basi dei risultati del progetto pilota, uno dei primi al mondo, questa modalità di prevenzione dei rifiuti marini potrebbe essere estesa a tutti i principali fiumi italiani». Ronchi sottolinea anche il perché si debba togliere la plastica dal fiume prima che arrivi al mare «per tre motivi: in primo luogo, perché quando entra in mare la plastica si disperde e diventa irraggiungibile. Perché quando si contamina con il sale del mare, e il sale è fatto di sodio e di cloro, la plastica non è più riciclabile e non si può nemmeno ricuperare come fonte di energia perché quando brucia il cloro sviluppa composti pericolosi. Terzo motivo, quando entra nell’acqua salata la plastica si degrada e si spacca in frammenti sempre più piccoli, quelle microplastiche mangiate dai pesci che entrano nella catena alimentare e poi finiscono sulle nostre tavole».

Se la sperimentazione darà, come sembra, risultati positivi, barriere simili a quella montata a Pontelagoscuro potrebbe essere montata anche alle foci di altri fiumi italiani ed esportata nel mondo, ad iniziare dal bacino del Mediterraneo.