Corridoio del Brennero: meglio che a gestirlo sia una sola regione o una branca di uno Stato?

I dubbi che albergano al ministero delle Infrastrutture sono forti. Assegnarne di fatto la gestione tramite la concessione “in House” di Autobrennero al Trentino Alto Adige penalizza i territori da Modena a Verona. 

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corridoio del brennero

Ancora nubi sul rinnovo della concessione di A22, anche sotto le mentite spoglie di un corridoio del Brennero. Mentre a Trento si spinge con la forza della disperazione verso la firma della concessione per altri trent’anni della gestione di quella gallina dalle uova d’oro che è l’autostrada del Brennero ad una società “in house”, dove la proprietà è fondamentalmente in mano alla regione Trentino Alto Adige e alle due province di Trento e di Bolzano, entro il prossimo 31 settembre, anche per potersi presentare alle elezioni regionali del 21 ottobre con un “regalo” di valore”, a Roma nelle stanze del ministero alle Infrastrutture crescono i dubbi.

Lo stesso ministro Danilo Toninelli anche nell’incontro dell’altro giorno con il vicepresidente della regione Trentino Alto Adige, Ugo Rossi, che ha spinto anche sul tema del corridoio del Brennero, ha dato sì assicurazioni dell’interesse dello Stato su questa vicenda, ma sottolineando anche che il ministero vuole valutare attentamente tutti gli scenari presenti e futuri. E qui c’è da riflettere, e tanto.

Non è un mistero che fino al 4 marzo scorso, a Roma c’era un governo amico della maggioranza di governo del Trentino Alto Adige e delle due province autonome. Un governo, che tramite l’ex ministro reggiano Graziano Delrio, ha fatto ponti d’oro per garantire condizioni di vantaggio al gestore uscente, sia rallentando notevolmente l’indizione di una gara internazionale per il rinnovo della concessione – come sarebbe stato più lineare e logico -, cosa che avrebbe potuto estromettere il potere politico locale dalla gestione dell’autostrada, trovando alla fine la soluzione della società “in house”, un meccanismo giuridico attraverso cui lo Stato può concedere ad un altro organismo posseduto interamente da enti pubblici lo svolgimento di parte delle sue funzioni senza il ricorso ad una gara pubblica. Una soluzione che ha fatto drizzare l’attenzione anche da parte dell’Unione Europea, che ha contribuito di suo a ingarbugliare ancora più le cose con richieste di chiarimento ed aggiustamenti dell’iter autorizzatorio, visto che il procedimento scelto da Delrio per favorire gli “amici” del Trentino Alto Adige ha finto con il forzare le procedure.

Ora, passato il 4 marzo 2018 che ha visto il cappotto delle formazioni politiche opposte a quelle di governo locale, è più che logico che si voglia procedere con i piedi di piombo, sia per non avallare a scatola chiusa scelte discutibili fatte dal governo di centro sinistra, sia per evitare di consegnare un regalo notevole sotto elezioni ad una maggioranza di governo locale che è antitetica a quella di governo nazionale. Anche se nei comunicati ufficiali non lo si dice esplicitamente, voci di corridoio danno per decisamente probabile uno slittamento dal 30 settembre a dopo il 22 ottobre la firma dell’agognata concessione di A22. Sempre che questa ci sia.

Già. Sempre che ci sia. Perché tra i vari dubbi sorti, c’è anche quello dell’opportunità che sia una regione, il Trentino Alto Adige, a gestire un servizio che si estende anche su altri territori locali, dal Veneto all’Emilia Romagna. Di più: gli azionisti uscenti di A22 fanno leva sulla politica di corridoio che dovrebbe interessare la mobilità su tutto l’asse del Brennero, almeno da Verona a Monaco, se non da Modena. Questo perché negli ultimi anni si è sempre più intensificato il rapporto incestuoso tra l’autostrada e la ferrovia, con la prima che ha investito sul potenziamento della rete ferroviaria di base (stanziando ben 650 milioni di euro a finanziamento della tratta ferroviaria), sia offrendo servizi di trasporto merci su ferrovia fondando un’apposita società (la Rtc) e centri intermodali per il trasferimento delle merci dalla gomma alla ferrovia. Il tutto rallentando gli investimenti sul propria infrastruttura, con il risultato che oggi l’autostrada del Brennero è palesemente inadeguata a smaltire la mole di traffico che la percorre, anche quando c’è il blocco festivo dei Tir. Oggi, chi viaggi in Autobrenneo paga (caro) per un servizio (il viaggio veloce) che non esiste.

In questo scenario, appare sempre più stridente lo scenario di consegnare la gestione del corridoio del Brennero ad un singolo soggetto territoriale, le cui decisioni avrebbero effetti anche fuori dal suo diretto ambito di competenza, tramite la proprietà di una società di gestione. Molto più logico, gestire direttamente la questione, senza passare attraverso una triangolazione, tanto più che anche all’interno della società “in huose” prevista per il subentro della concessione di A22 sembrerebbe che la presenza dello Stato per il tramite dell’Anas dovrebbe essere molto consistente.

Probabilmente, i soggetti del centro sinistra autonomista del Trentino Alto Adige che hanno gestito la vicenda negli ultimi cinque anni sono stati un po’ troppo sicuri di avere sempre e comunque le spalle coperte da un governo amico, che ne avrebbe avvallato i desiderata anche in cambio dei favori ricevuti in occasione delle ultime elezioni politiche garantendo l’elezione al Parlamento in collegi sicuri di alcuni esponenti politici nazionali “paracadutati”. Ora lo scenario è cambiato, profondamente diverso, specie a livello politico. Se il ministro Toninelli vuole tenere fede al suo principio di essere un esponente del governo del cambiamento, dovrebbe avere il coraggio e la forza politica di decidere tendendo ben presente l’interesse superiore dello Stato e dei cittadini (oltre che dell’economia), evitando di alimentare rendite di posizione degli “amici degli amici”.