Nuovo assetto del credito cooperativo: i vertici di Federcoop Trentino ricevono la delegazione parlamentare

Il ministro Fraccaro: «vogliamo difendere i valori della cooperazione e la territorialità delle Bcc e Casse Rurali». 

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I vertici della Federazione trentina della cooperazione hanno ricevuto la delegazione parlamentare trentina al completo – tra cui il ministro ai rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, e il sottosegretario alla sanità, Maurizio Fugatti – per discutere sul futuro del credito cooperativo nell’ambito della riforma in corso di discussione a livello nazionale, anche alla luce del fatto che una delle due centrali creditizie ha radici proprio in Trentino.

«Stiamo costruendo una visione, e la relazione con la politica è fondamentale. Nel rispetto dei ruoli, possiamo stabilire una collaborazione per guardare oltre il breve periodo. Il cambiamento di governance ha determinato una grande aspettativa, e questo ci carica di maggiore responsabilità» ha detto la neo presidente della Federazione, Marina Mattarei, accogliendo la delegazione parlamentare trentina al completo (senatori Donatella Conzatti ed Elena Testor di Forza Italia, Andrea de Bertoldi di Fratelli d’Italia; i deputati Diego Binelli, Vanessa Cattoi, Stefania Segnana, Giulia Zanotelli della Lega; Emanuela Rossini espressione di Svp-Patt).

L’incontro, richiesto dalla Federazione per una prima reciproca conoscenza dopo il rinnovo dei vertici cooperativi avvenuti con l’assemblea dell’8 giugno, si è svolto in un clima molto cordiale, nel segno del rispetto istituzionale e della volontà di collaborare in maniera costruttiva ai vari dossier che interessano il mondo cooperativo, dalla legislazione fiscale europea alle norme che regolano gli appalti o le produzioni agroalimentari.

I temi di fondo affrontati hanno riguardato in particolare la sostenibilità in agricoltura (la normativa in materia di quantità di rame che si può utilizzare e l’approccio alle nuove tecnologie pongono serie limitazioni alla diffusione di pratiche più rispettose dell’ambiente e della salute dei consumatori, ad esempio), il rapporto tra agricoltura e turismo, la vivibilità nelle zone montane e svantaggiate (il riconoscimento di Sieg-servizi di interesse economico generale per molti negozi delle Famiglie Cooperative è un grande passo avanti in questa direzione), e ancora la difficoltà delle piccole imprese (anche cooperative) di partecipare agli appalti costruiti per grandi aziende, e il ruolo delle cooperative sciali per garantire servizi di welfare in sostituzione dell’ente pubblico.

Focus particolare sulla proposta di direttiva comunitaria in materia fiscale che prevede di inserire come voci non deducibili gli utili devoluti a riserva indivisibile e i ristorni distribuiti ai soci. Una norma che, se attuata, metterebbe in pericolo l’esistenza stessa delle cooperative. Finora emendamenti a tali articoli sono stati bocciati. Il dossier è ora al vaglio del Consiglio Ue.

Molte le risposte puntuali arrivate dai parlamentari, anche rispetto alle specifiche competenze all’interno delle varie Commissioni ed organismi di Camera e Senato.

Nell’incontro si è parlato soprattutto di riforma del credito cooperativo, tema di particolare attualità alla vigilia della possibile approvazione di una moratoria che differisce di qualche mese i termini per aderire alla capogruppo da parte delle banche cooperative. Sul tema il consiglio della Federazione aveva approvato recentemente un documento in cui si chiedeva al Governo di apporre modifiche alla riforma in modo da garantire alle Casse Rurali e Bcc la funzione di banche di territorio, senza per questo rallentare il cammino di cambiamento in corso da ormai due anni.

Il vicepresidente Marco Misconel ha sintetizzato le richieste della Federazione: «la capogruppo è per noi fonte di tranquillità, e siamo orgogliosi che si stia radicando sul nostro territorio una capogruppo nazionale. Ma ben vengano le modifiche che possano garantire meglio la nostra funzione mutualistica, come ridefinire il limite per l’afflusso di capitale esterno nella capogruppo, dare maggiore autonomia delle banche in funzione della loro rischiosità, e rendere proporzionali i controlli degli organismi di vigilanza, che non possono essere gli stessi per una Cassa Rurale e per una grande banca. Se dovessero passare le normative europee, metterebbero in difficoltà la nostra capacità di erogare credito anche per conoscenza diretta».

«Non condivido il tenore della riforma – ha detto il ministro Fraccaro -, ma questo è il quadro in cui ci troviamo. Se noi non la modifichiamo, essa porta il controllo delle nostre banche cooperative alla Bce anziché alla Banca d’Italia. Mi batterò personalmente affinché questo non avvenga. Condivido con la Federazione l’utilità di modificare alcuni punti della normativa per garantire la territorialità e l’autonomia delle banche di credito cooperativo trentine e italiane in generale. Il tema sarà affrontato questa settimana in Consiglio dei ministri. Sulla capacità delle capogruppo di modificare il consiglio d’amministrazione delle banche locali, cercheremo di garantire maggiore autonomia alle Bcc e Rurali, e quindi la possibilità di incidere sulla politica bancaria della capogruppo, che non potrà essere una operazione dall’alto verso il basso ma dal basso verso l’alto. Con la Federazione – ha concluso Fraccaro – abbiamo parlato di tanti altri temi su cui collaborare da qui in avanti, sono molto ottimista».

Il segretario della Commissione Finanze del Senato, Andrea de Bertoldi, ha parlato di «trasversalità» fra i componenti di vari partiti nella Commissione per apporre modifiche alla riforma del credito cooperativo. In particolare egli si è soffermato sulla possibilità delle capogruppo di ricorrere a capitali esterni fino al 49% del capitale sociale, che potrebbe essere ridotta al 40%.

Per la presidente della Federazione Marina Mattarei «il tema è delicato e non riguarda solo il futuro delle Casse Rurali, ma il futuro della cooperazione trentina. Siamo responsabilmente nella situazione di appoggiare questa riforma, condivisa dal mondo del credito e rispettiamo i processi industriali che da due anni stanno venendo avanti. Allo stesso tempo facciamo proprie le istanze delle Casse Rurali che ci stimolano ad individuare i passaggi migliorativi nella direzione di tutelare la distintività, la territorialità e la mutualità che rappresentano le caratteristiche del credito cooperativo. A noi preme che il governo si assuma la responsabilità di definire gli obiettivi prima della moratoria. Che non deve compromettere il progetto già in fase avanzata».