Elezioni in Alto Adige: affermazione della Lega, calo della Svp, crollo del Pd e di FI

Risultati ancora non definitivi. Conferme e cambiamenti tra i consiglieri eletti. 

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Elezioni in Alto Adige

Si sono concluse alle 5 di lunedì le operazioni di scrutinio delle elezioni in Alto Adige per il rinnovo del Consiglio provinciale, senza intoppi né particolari problemi, per le elezioni provinciali 2018.

I voti espressi sono stati 292.320, compresi quelli per corrispondenza. Alla fine sono risultati validi 284.344 voti distribuiti tra SVP(41,9%), Team Köllensperger (fondato da un fuoriuscito M5s, 15,2%), Lega Nord (11,1%), Verdi-Grüne-Verc (6,8%), Freiheiltichen(6,2%), Süd-Tiroler Freiheit (6,0%), Partito Democratico (3,8%), Movimento 5 Stelle (2,4%), L´Alto Adige nel cuore – Fratelli d´Italia Uniti (1,7%), Bürgerunion für Südtirol (1,3%), Noi per l´Alto Adige – Für Südtirol (1,2%), Forza Italia (1%), CasaPound Italia (0,9%) e Vereinte Linke – Sinistra Unita (0,6%).

Secondo i dati provvisori, in attesa della convalida della Commissione elettorale, il calcolo per l’attribuzione dei seggi nel Consiglio provinciale della legislatura 2018-’23 prevede 9 partiti rappresentati in Consiglio e questa assegnazione ufficiosa: alla SVP 15 seggi, al Team Köllensperger 6, alla Lega Nord 4, ai Verdi 3, ai Freiheitlichen 2, a Süd-Tiroler Freiheit 2 e infine 1 ciascuno a L´Alto Adige nel cuore – Fratelli d´Italia uniti, al Partito Democratico e al Movimento 5 Stelle.

Da notare come in Consiglio la rappresentanza dei consiglieri di madrelingua italiana, salga da 5 a 8: Bessone, Vettorato, Mattei e Vettori della Lega; Dello Sbarba dei Verdi; Repetto del Pd, Urzì dell’Alto Adige nel cuore e Nicolini dei 5 stelle. Risultato che dovrebbe riequilibrare anche le posizioni del gruppo italiano all’interno della Giunta provinciale con due, forse tre assessori.

Entrando nei singoli risultati del voto del 21 ottobre, la sorpresa di queste elezioni è data dal Team Köllensperger, nato appena 3 mesi fa da una scissione in seno al Movimento 5 stelle e già arrivato al 15,2%, diventando così il secondo partito e conquistando 6 seggiin Consiglio provinciale, con consiglieri tutti di lingua tedesca, cosa che ne rende pressoché impossibile l’entrata in Giunta provinciale come seconda forza politica, visto che bisogna necessariamente assicurare al suo interno la presenza di tutti e tre i gruppi etnici della Provincia (tedeschi, italiani e ladini). A questo proposito, potrebbe giovare il l’exploit della Lega, che con l’11,1% si assicura 4 seggi (da zero che ne aveva nella scorsa legislatura) e si candida a più autorevole interlocutore della Svp per la formazione del governo provinciale in rappresentanza della quota italiana, probabilmente con due assessori, sostituendo così il Pd che è uscito dimezzato e mazziato perché il vicepresidente uscente della Giunta, Christian Tommasini, è stato superato dall’unico eletto Dem, l’assessore comunale di Bolzano, Sandro Repetto, che paga in prima persona la sua condotta politica nella legislatura appena terminata.

La Svp, invece, al 41,9% può contare su 15 seggi in consiglio provinciale: due in meno rispetto al 2013, quando i voti per la Stella alpina furono il 45,7%. Crolla la destra tedesca, che aveva impostato la campagna elettorale sul doppio passaporto: I Freiheitlichen (6,2%) perdono 4 dei 6 consiglieri di 5 anni fa. Suedtiroler Freiheit (6%) scende da 3 a 2.

Stabili i 3 consiglieri dei Verdi, nonostante una lieve flessione dei voti che li porta al 6,8%, mentre conquistano un consigliere a testa il Movimento 5 stelle (2,4%) e per Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia (1,7%). Rimangono fuori dal Consiglio provinciale di Bolzano Buergerunion (1,3%), Noi per l’Alto Adige (1,2%), Forza Italia (1%), Casa Pound (0,9%) e Sinistra unita (0,6%).

Il segretario della Svp, Philipp Achammer, guarda al bicchiere mezzo pieno, anche se il risultato della Svp è ben lontano di quello di solo dieci anni fa quando il partito etnico tedesco aveva la maggioranza assoluta dei seggi. «Queste elezioni sono motivo di soddisfazione per l’Svp che ha ottenuto un buon risultato del 41,9%. Ma dobbiamo anche dire che abbiamo avuto delle perdite dei consensi soprattutto nelle aree urbane. Ora dobbiamo analizzare tutto all’interno del partito» ha detto Achammer. Arno Kompatscher, che da presidente della Provincia uscente si è guadagnato sul campo la riconferma ha ottenuto da un lusinghiero risultato successo personale con 68.210 preferenze, ha ricordato che «una manciata di voti ci è costata il sedicesimo seggio», ma non tutto è perduto e il riconteggio ufficiale potrebbe portare in dote dalla Svp il seggio traballante. Per Achammer, che ha ottenuto 33.288 preferenze, «pesa molto la perdita di due . Ora parleremo con tutti i partiti. Abbiamo un mandato forte, abbiamo preso quasi tre volte i voti del secondo partito, poi vedremo con chi possiamo fare il governo. E’ incontestabile che la Lega ha avuto un consenso forte, ma è ancora presto per parlare di possibile alleanze».

Uno dei due trionfatori delle elezioni in Alto Adige è Paul Koellensperger che ha spiazzato tutti i pronostici. Mentre tutti guardavano a destra, l’ex grillino ha conquistato il centro, portando a casa un successo mai visto prima in Alto Adige per una lista civica senza storia e senza legami con partiti e movimenti nazionali, fondata tra l’altro solo pochi mesi prima. Il Team Koellensperger ora è la seconda forza in Consiglio provinciale con il 15,2% dei consensi. Cinque anni fa il bolzanino Koellensperger è stato eletto come unico rappresentante dei 5stelle in consiglio provinciale. Pragmatico e pacato il 48enne non è mai stato troppo legato al Movimento che ha lasciato definitivamente lo scorso luglio per presentarsi alle provinciali con una sua lista. Si è trattato di un divorzio consensuale, per niente traumatico, come testimonia il colore giallo del suo simbolo che lo lega ad un passato che non rinnega. «Si tratta di un enorme successo che per certi versi si stava delineando nei contatti che abbiamo avuto con i cittadini in campagna elettorale – ha commentato Köllensperger -. Con questo risultato diventiamo parte integrante dello scenario politico altoatesino e diremo la nostra anche nelle elezioni comunali del 2020. Siamo la nuova Volkspartei».

La Lega, secondo vincitore delle elezioni altoatesine del 21 ottobre, ha avuto una decisa affermazione, entrando per la prima voltanel Consiglio provinciale, ottenendo un’affermazione “rotonda” soprattutto a Bolzano, dove è primo partito, con l’11,1% dei consensi. Per il capolista e commissario provinciale del partito, Massimo Bessone, «questo straordinario successo della Lega è in prima linea merito di Matteo Salvini ma è anche dei nostri elettori. Siamo stati premiati per il fatto di essere sempre tra la gente». Soddisfattissimo anche il Capitano della nazionale Verde, Matteo Salvini: «i voti veri, i cittadini, gli italiani, non ascoltano professoroni, giornaloni, criticoni e burocrati europei, ma chiedono alla Lega di andare avanti con forza», che ora si attende di confermare il risultato dell’Alto Adige anche in Trentino.

Il Pd, sceso al 3,8%, ormai materialmente fuori dalla giunta, anche se il suo segretario Alessandro Huber, ora auspica di potersi sedere a un tavolo con i Verdi e Team Koellensperger «per unire le forze e sottoporre una proposta politica alla Svp». Una sorta di giunta “semaforo” verde-giallo, in alternativa a una giunta verde Lega. Ma la Svp, partito sempre pragmatico e attento agli equilibri con Roma da cui pur sempre dipende l’Autonomia speciale, starà ben attenta a non inimicarsi la Lega. In casa Dem la linea di esclusiva lottizzazione del potere portata avanti n questi anni dal duo Christian Tommasini e da Carlo Costa (vero dominus altoatesino del PD, oltre che direttore tecnico generale dell’Autostrada del Brennero e presente in numerosi consigli d’amministrazione delle aziende che contano dell’economia provinciale, come quello di Sparkasse) è stata sconfitta su tutta la linea e ora potrebbe aprirsi un doloroso regolamento di conti.

Degli altri partiti, degno di commento il risultato decisamente al di sotto delle attese di Forza Italia, che, nonostante il dispendio di forze della deputata (eletta in Emilia Romagna) e segretaria regionale Michaela Biancofiore la quale ha smosso anche Silvio Berlusconiper la campagna elettorale, finisce a “zero tituli”, mentre ce la fa per il rotto Alessandro Urzì che viene rieletto come rappresentante della destra italiana per Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia.

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