Concessioni autostradali scadute: la soluzione più lineare è il passaggio all’Anas

Per Autobrennero e Autovie Venete troppe incongruenze e mancato rispetto delle norme, ad iniziare dalla mancata devoluzione allo Stato degli utili dal momento della scadenza della concessione ad oggi. Di Dario Baltotta, presidente Onlit

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Concessioni autostradali scadute

I concessionari autostradali, oltre a riscuotere i pedaggi, ormai fanno solo manutenzione, che il ministero alle Infrastrutture e trasporti potrebbe facilmente assegnare in gara senza creare un nuovo “carrozzone” pubblico come il BrennerCorridor o la Società autostrade Alto Adriatico per la gestione in house delle concessioni autostradali scadute. Ricordiamoci inoltre che non è chiaro a che titolo l’Autobrennero e Autovie Venete continuino ad incassare i pedaggi e trattenere gli utili netti accumulati dal momento della scadenza ad oggi, visto che questi fondi dovrebbero essere “girati” allo Stato come corrispettivo della proroga.

Se questo Governo vuole veramente cambiare politica nel settore, recuperare ingenti risorse derivanti da rendite di posizione monopoliste, difendere i consumatori, le aziende di autotrasporto e assicurare gli standard manutentivi, può cominciare da qua. Così facendo non risulterebbe contraddittorio perseguire (invano) la revoca della concessione all’ASPI, come invece purtroppo sta accadendo.

Il recente scambio di missive tra Autobrennero e ministero dei Trasporti ha mandato su tutte le furie gli azionisti dell’A22. Questo scambio di accuse sta chiarendo almeno una cosa: gli enti locali, capitanati dalla regione Trentino Alto Adige, maggiore azionista, piuttosto che perdere il controllo della gestione dell’A22 sono pronti a partecipare ad una gara europea per la concessione e la gestione del nastro d’asfalto di 313 Km che si snoda dal Brennero a Campogalliano nel Modenese. Gara che i soci pubblici negli anni scorsi hanno cercato di evitare in ogni modo, con la complicità dell’ex ministro Graziano Delrio, grazie all’intesa del gennaio 2016, che prevedeva la trasformazione in house (non ancora avvenuta) della società, tra l’altro con l’assenso dell’Unione Europea.

A mio avviso, all’insegna della massima trasparenza, il ministro Toninelli dovrebbe uscire dai temporeggiamenti ed indire le gare europee per l’affidamento delle concessioni, oppure scegliere la via del ritorno delle concessioni scadute in capo al ministero e del suo braccio operativo Anas.

Tornando alle ipotizzate concessioni in house, il ministro Toninelli intenderebbe esercitare il controllo pubblico con la nomina del Presidente nel Comitato di indirizzo e coordinamento e non attraverso un nuovo e vincolante contratto di concessione che restituisca allo Stato una parte dei lauti profitti (che Autobrennero e Autovie si sono tenute nel passato). Così facendo il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non regolerebbe con norme, obiettivi e indirizzi vincolanti il concessionario autostradale, ma con una poltrona assegnata a un funzionario.

I pesanti interrogativi su diritti e obblighi delle parti, sulle responsabilità, sulle inefficienze e sull’uso discrezionali delle risorse, sollevati dalla tragedia di Genova, sembrano purtroppo non aver insegnato niente al Ministero. I soci pubblici di Autobrennero si sono affrettati a far sapere al ministro Toninelli che il piano degli investimenti, e quindi la spesa già in programma di 800 milioni di euro di “opere funzionali” all’asse autostradale (di cui 200 per opere da realizzare in Trentino e altrettante in Alto Adige e 300 nel Veronese) sono considerati irrinunciabili, mettendo una pesante ipoteca sui futuri ricavi aziendali. L’accordo ipotizzato con l’assegnazione in housedisegna la gestione dell’infrastruttura al Comitato d’indirizzo della costituenda società BrennerCorridor, nata dall’accordo tra concessionario (il ministero) e concedente (gli enti territoriali). I soci territoriali poi, in base allo schema di accordo interistituzionale, si affideranno ad una “newco” in house (BrennerCorridor) per la gestione operativa dell’arteria, che si prenderebbe di nuovo (senza gara) la concessione trentennale. Una gestione in regime di subconcessione già stroncata dall’Art, l’Autorità regolazione dei trasporti. Gli enti locali accusano Toninelli di voler nazionalizzare Autobrennero, come se l’infrastruttura che loro gestiscono da più di trent’anni non fosse comunque pubblica visto che sarebbe gestita da una sorta di IRI regionale con un perimetro territoriale interregionale. Che il rinnovo della concessione fosse una bella gatta da pelare non c’era dubbio ma che il Ministro rispondesse con «l’Azienda la gestisco io» ha davvero sorpreso. Si pensava a nuove politiche regolatorie perché, in caso contrario, per governare le altre 26 concessioni autostradali il ministero dei Trasporti dovrebbe entrare con propri rappresentanti nei rispettivi consigli di amministrazione. Magari pubblicizzandole tutte?

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