Alla Società Filarmonica di Trento il recital di Beatrice Rana con il Quartetto Modigliani

Serata all’insegna di due quintetti di Brahms. 

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In un panorama eccezionalmente ricco di giovanissime star internazionali, l’apparizione della talentuosa pianista salentina Beatrice Rana rende onore al sistema formativo italiano e anche agli appassionati dei quintetti con il pianoforte che potranno ascoltarla giovedì 13 dicembre (ore 20.30) nella sala dei concerti della Società Filarmonica di Trento.

Nata nel 1993, Rana si è diploma a sedici anni sotto la guida di Benedetto Lupo presso il Conservatorio Nino Rota di Monopoli, dove ha studiato anche composizione. Nel giugno del 2013 si è aggiudicata il secondo premio e quello del pubblico al Concorso pianistico Internazionale Van Cliburn, ennesimo riconoscimento di rilievo nella sua già sorprendente carriera. Oggi Beatrice Rana è ricercata ospite delle più celebrate sale concertistiche, dalla Tonhalle di Zurigo, Wigmore Hall di Londra, Società dei Concerti di Milano. Ha pure iniziato a collaborare con le grandi orchestre (Los Angeles Philharmonic, Detroit Symphony, London Philharmonic, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia) per il repertorio sinfonico.

A Trento, dove ritorna dopo il suo debutto nel 2016, sarà accompagnata da uno dei più qualificati quartetti al mondo, il Quartetto Modigliani (Amaury Coeytaux, violino; Loic Rio, violino; Laurent Marfaing, viola; François Kieffer, violoncello). Fin dalla sua uscita dal Conservatoire di Parigi (2003) il Modigliani ha attirato l’attenzione della critica internazionale vincendo, subito dopo, il concorso “Frits Philips” di Eindhoven (2004), seguito, nel 2006, dallo “Young Concert Artists Auditions” di New York. Certezze che hanno indirizzato i quattro artisti verso un lavoro ancor più severo sotto la guida sicura del Quartetto Ysaÿe, del Levin, del Kurtag e del Quartetto Artemis presso l’Universitat der Künste di Berlino. Oggi è ospite fisso delle sale e stagioni più prestigiose del mondo.

Se i primi dieci anni di attività furono consacrati alla musica pianistica e liederistica, a partire dal 1860 Johannes Brahms si dedicò più assiduamente alla musica da camera per archi. Le sue ventiquattro composizioni in questo campo furono occasioni privilegiate di riflessione formale e sperimentazione timbrica, in cui spesso era il pianoforte ad assumere un ruolo di prim’ordine. È il caso del Quintetto op. 34, una pagina molto sofferta che subì in pochi anni diversi ripensamenti e revisioni.

Come testimonia anche la fitta corrispondenza con i musicisti della sua cerchia, quest’opera fu concepita nel 1861 per quintetto per archi (due violini, viola, due violoncelli), in seguito riscritta per due pianoforti (1864) per approdare infine alla versione per quartetto d’archi e pianoforte (1865). Il direttore d’orchestra e amico Hermann Levi scrisse a proposito del risultato finale: “La bellezza del Quintetto supera ogni immaginazione. Chi non lo conosce nelle forme precedenti di quintetto d’archi e di sonata non potrà credere che sia stato ideato e scritto per altri strumenti. Non una nota mi dà l’impressione dell’adattamento; tutte le idee risultano molto più ricche di colore; dalla monotonia dei due pianoforti è uscita una pagina di grande bellezza timbrica.” La tormentata genesi di questo lavoro e altre fonti ci suggeriscono l’immagine di un compositore meticolosissimo, spesso insoddisfatto del suo lavoro e guidato da un profondo spirito autocritico.

Come noto, Brahms lavorò alla sua Prima Sinfonia op. 68 per circa vent’anni e l’ultima fase coincise con la stesura del suo grazioso Quartetto op. 67, al confronto definito da lui stesso “una piccolezza”. Eseguito per la prima volta il 30 ottobre 1876, il compositore dedicò questo quartetto all’amico Theodor Wilhelm Engelmann, scienziato e appassionato violoncellista, a cui con ironia scrisse in una lettera: “Non c’è neanche un ‘solo’ per violoncello, ma ce n’è uno molto bello per viola che potrebbe farti venire voglia di cambiare strumento!”.

Programma

J. Brahms (1833-1897)

Quartetto per archi n. 3 in Si bem. magg. op. 67

Vivace – Andante  – Agitato. Allegro non troppo. Trio – Poco allegretto con variazioni

 

Quintetto in fa min. per pianoforte e archi op. 34

Allegro non troppo  – Andante, un poco Adagio  – Scherzo. Allegro e Trio  – Finale. Poco sostenuto. Allegro non troppo

 

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