Maggiore autonomia: Fico (e M5s) si mette di traverso evidenziano il ruolo centrale delle Camere

La Lega rischia il forte malcontento nei suoi storici feudi elettorali di Veneto e Lombardia. Zaia: «il Parlamento non stravolga gli accordi fatti con il Governo».

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Roberto Fico e Matteo Salvini

Tira davvero una brutta aria sul processo di maggiore autonomia per le regioni del Nord che l’hanno chiesta nell’ormai lontano 2017. Per Veneto, Emilia Romagna e Lombardia, la maggiore autonomia rischia di diventare una chimera con lo zampino del M5s che si è deciso a mettersi di traverso nel provvedimento simbolo per eccellenza della Lega, ancor più di quello della sicurezza e della legittima difesa, specie ora che pure dalla Presidenza della Repubblica si auspica un procedimento non a scatola chiusa, come era nei patti, ma con il pieno intervento del Parlamento.

Un assist subito colto dal principale manovratore a contrario, quel grillino Roberto Fico che, dalla tolda dello scranno più alto della Camera, ha subito riaffermato come «il Parlamento potrà e dovrà metter bocca sui contenuti delle Intese per l’Autonomia differenziata di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, senza limitarsi a un semplice” o “no” come sostengono alcuni, tra i quali il governatore del Veneto Luca Zaia». Insomma, “amen” per una rapida approvazione e, probabilmente, pure un “requiescat in pax” per la maggiore autonomia.

Un braccio di ferro che non è solo procedurale, dato che in gioco sono i servizi ai cittadini che potrebbero differenziarsi da regione a regione. Fico, in occasione di una comparsata in Veneto, ha ribadito un concetto che ultimamente ha spesso ripetuto: all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Iuav, ha detto «quello dell’Autonomia è un tema talmente importante che il Parlamento deve essere assolutamente centrale».

Una sorta di pietra tombale sulla previsione che le bozze delle tre Intese possano, nel loro esame, essere solo approvare o bocciate dalle Camere, ma non modificate od emendate, così come avviene per le Intese tra Stato e confessioni religiose.

Davvero un brutto rospo da ingoiare per il governatore del Veneto, Luca Zaia «credo che un provvedimento che esce dal Parlamento stravolto e riscritto sia di difficile comprensione». Lo sostengono, ha sottolineato Zaia, anche alcuni costituzionalisti, che hanno dato questo parere anche alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, molto più favorevole alla maggiore autonomia del suo collega pentastellato. «Resto dell’opinione – ha aggiunto Zaia – che potremo accogliere delle osservazioni, dopo di che il dominus resta il Presidente del Consiglio. Basta una virgola spostata e salta tutto». Proprio quel che vogliono i sabotatori in giallo.

Fico vede un percorso legislativo completo, in cui tanto le Commissioni di merito abbiano voce in capitolo: «non c’è niente che non passerà attraverso un iter parlamentare forte e importante», perché «quando si trasferiscono potestà legislative in capo alle Camere alle Regioni è chiaro che questo passaggio deve avvenire attraverso un iter forte, importante, strutturato, sostanziale». Concetto ribadito da Fico via social: «su un tema del genere non è possibile pensare di correre o di utilizzare scorciatoie. Ciò significa che il Parlamento non si limiterà a dire solo “sì” o “no”, ma sarà protagonista di un percorso ampio e strutturato. Ed è su questo percorso che sto lavorando assieme al presidente del Senato».

Zaia dirà la sua mercoledì prossimo dinanzi alla Commissione bicamerale per gli affari Regionali, che ha iniziato una serie di audizioni che si concluderanno ad aprile e che si affiancano a quelle della Bicamerale per il federalismo che, come ha spiegato il presidente Cristian Invernizzi (Lega) redigerà entro giugno un documento finale sui Livelli essenziali di prestazione e i relativicosti standard. C’è non solo il tema delle risorse che andranno a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna per finanziare i loro servizi, ma anche quello dei livelli essenziali degli stessi servizi erogati in tutte le regioni italiane, tema che sta a cuore al presidente Sergio Mattarella al pari di quello del corretto iter parlamentare

Nell’attesa che la sabbia entri negli ingranaggi della maggiore autonomia, Zaia e e il presidente della Lombardia Fontana farebbero bene a pressare con decisione il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini, che si sta cullando un po’ troppo sui successidella Lega in versione nazionale, dimenticando le radici dei quel “Nordtroppo rapidamente cancellato dalla sua ragione sociale. E le prossime Europee potrebbero essere un buon termometro della febbre autonomista che cova nelle regioni del Nord Italia, con qualche sorpresa nelle urne per un leader che ha trascurato di coltivare con attenzione e cura le radici del proprio successo.

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