Emilia Romagna richiama nuovi investimenti esteri

Presentato alla stampa estera di Milano il terzo bando da 35 milioni di euro per progetti d'impresa innovativi. Bonaccini: «puntiamo su Tecnopolo, big data e intelligenza artificiale».

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Da quattro anni prima per crescita, occupazione ed export procapite in Italia e alla pari delle aree più avanzate d’Europa, l’EmiliaRomagna spinge l’acceleratore sulla attrazione di investimenti esteri nel proprio territorio, dove già grandi gruppi, sia stranieri sia italiani, hanno deciso di aprire nuovi siti produttivi o di potenziare quelli esistenti.

A Milano, presso la sede dell’Associazione stampa estera, è stato presentato il terzo bando da 35 milioni di euro a disposizionedelle aziende per progetti industriali da realizzare nel territorio emiliano romagnolo e basati su ricerca e sviluppo e la creazionedi nuovi posti di lavoro stabile (nei due precedenti, incentivi regionali per 52 milioni a sostegno di iniziative d’impresa che hanno generato investimenti complessivi per 160 milioni e circa 1.400 assunzioni di personale in gran parte altamente qualificato).

In Emilia Romagna il governo del territorio si basa sul confronto e la condivisione delle scelte con le parti sociali, riunite nel Patto per il Lavoro, che la Giunta guidata dal presidente Stefano Bonaccini ha firmato nel 2015 con sindacati, imprese, banche, enti locali, camere di commercio, università, terzo settore. Ciò permette una programmazione di lungo periodo e investimenti finalizzati a una politica anti-ciclica basata sull’effetto moltiplicatore dei fondi pubblici – regionali, statali ed europei – stanziati o programmati nell’ultimo quadriennio, per un volume di risorse complessive mobilitate di quasi 20 miliardi, coniugando sviluppo e sostenibilità.

E lo fa aggiungendo alle tante professionalità, alla Rete dei Tecnopoli, che unisce le quattro Università regionali al mondo delle imprese, alla logistica e alla qualità della vita, l’innovazione digitale, con un progetto che, ruotando attorno al Tecnopolo sui Big Data e l’intelligenza artificiale realizzato a Bologna, prevede un investimento che potrà arrivare a 360 milioni di euro: 100 milioni di euro per le infrastrutture necessarie al Tecnopolo, 100 milioni solo nel 2019 per sostenere ricerca industriale e l’alta formazione e i 35 milioni del bando per l’attrattività. A questi, potrebbe aggiungersi l’operazione da 125 milioni di euro legata al possibile arrivo di un nuovo potentissimo computer, sempre all’interno del Tecnopolo, che farebbe scalare l’Emilia Romagna dal XIX al V posto al mondo per capacità di super calcolo, facendone la piattaforma europea e hub internazionale del digitale.

La regione è leader mondiale nei settori automotive, macchine per imballaggio, piastrelle, prodotti alimentari e benessere, con eccellenze in molti altri comparti che vanno dal biomedicale alla moda. È fra le prime 10 aree geografiche esportatricid’Europa: le vendite all’estero di beni e servizi delle sue imprese hanno raggiunto livelli record nel 2018, arrivando a 63 miliardi di euro (+5,7% sull’anno precedente), con lo storico sorpasso sul Veneto (che pure vanta risultati d’eccellenza e ha mezzo milione di abitanti in più) e il primato italiano per valore pro-capite, che ha superato i 14.000 euro. Circa il 50% del fatturato del manifatturiero è realizzato all’estero, settore che con 120.000 euro per addetto di quota export prodotta registra il dato più elevato in Italia. Numeri che si aggiungono a quelli sulla disoccupazione, passata dal 9% di inizio legislatura, nel gennaio 2015, al 5,9% di oggi, con il tasso di occupazione che ha superato il 70%, il più alto nel Paese, ai livelli massimi anche per le donne. E sempre l’anno scorso, il Pil regionale è cresciuto dell’1,4%: nessuno ha fatto meglio a livello nazionale.

Una base produttiva molto solida, con circa 500 grandi imprese che crescono grazie ad un ecosistema di aziende sub-fornitricimolto ampio e specializzato, e aperta: sono oltre 1.500 le aziende emiliano-romagnole che controllano società all’estero, arrivando in 132 Paesi. Allo stesso tempo, circa mille società estere hanno investito sul manifatturiero dell’Emilia-Romagna, aprendo nuove imprese o rilevandone altre già esistenti. Negli ultimi cinque anni le imprese della regione con azionista di riferimento straniero hanno registrato un incremento del fatturato superiore al 20% e una crescita dell’occupazione di oltre il 10%.

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