Centro studi Confindustria: Pil incerto e fragile, rischio manovra recessiva

Il pensatoio degli industriali vede “nero” soprattutto per il contesto politico e delle azioni messe in atto dal governo M5s-Lega. Gelmini: «un’altra sonora bocciatura per il governo Conte». 

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Altro che «anno bellissimo»: lo scenario italiano secondo il Centro studi Confindustria resta «fragile e incerto» per la crescita italiana, nonostante il Pil abbia «smesso di ridursi» nel primo trimestre e la prossima manovra potrebbe essere «ingente, con effetti recessivi» per onorare gli impegni con l’Ue ed evitare il pesante rincaro dell’Iva già inserito in norme di legge.

Il pensatoio degli industriali italiani lancia l’allarme rosso affermando come «risalita» della produzione industriale dal «crollo» di fine 2018, dipende «in gran parte» dalla «ricostituzione delle scorte delle imprese», dunque potrebbe portare a «una nuova flessione a breve». Anche perché le esportazioni del “Prodotto in Italia” sono «non brillanti» e l‘indagine Pmi sui responsabili degli acquisti fa ancora presagire una prossima contrazione dell’attività manifatturiera e soltanto una ripresa nei servizi. Soprattutto, secondo Confindustria, stentano a ripartire gli investimenti.

L’indagine “Congiuntura flash” degli economisti di viale dell’Astronomia rileva che «nel primo trimestre le condizioni per investiresono risultate negative, anche se meno che a fine 2018». Restano «incerte» anche le prospettive per i consumi delle famiglie, soprattutto perché l’occupazione «è risultata ferma» anche nel bimestre gennaio-febbraio, quando sono stati aggiunti appena 19.000 posti di lavoro: un’evidente prova dell’insuccesso del “decreto dignità” così fortemente voluto dal vicepremier Luigi Di Maio che ha contribuito ad affossare anche quel poco di lavoro a termine che c’era.

Nonostante le recenti dichiarazioni del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, di un «clima» migliorato con il governo, gli industriali vorrebbero che questo si traducesse anche in misure concrete. Secondo il Centro studi «il Governo sembra consapevole della difficile fase congiunturale e rivede, realisticamente, le stime del dicembre scorso», ma se indica gli obiettivi da raggiungere «non dice quali politiche economiche intende adottare per realizzarli».

Lo scenario programmatico inserito nel Documento di economia e finanza sconta gli effetti del “decreto crescita” (approvato definitivamente dopo un mese di continue aggiunte e riscritture) e del decreto “sblocca cantieri” che, secondo Confindustria, «vanno nella giusta direzione» con la reintroduzione di superammortamento annacquato e riforma della mini-Ires, ma «le coperture finanziarie necessarie deriverebbero da misure di contrasto all’evasione fiscale e di revisione della spesa pubblica, ma in entrambi i casi si tratta di misure solo accennate» e dall’esito tutt’altro che certo, come testimonia quanto avvenuto negli ultimi anni.

Incertezza che all’ultimo momento potrebbe costringere l’esecutivo a virare troppo rapidamente il timone dei conti pubblici per rinvenire i 23,1 miliardi di euro per evitare le clausole di salvaguardia sull’Iva che azzopperebbero ancora di più la già stentata crescita del Pil (legato per il 60% proprio ai consumi interni che verrebbero pesantemente gambizzati dal passaggio dell’Iva dal 22 al 25% e dal 10 al 13%) e 2,7 miliardi ulteriori a politiche invariate, che potrebbero far scattare tasse indirette che peserebbero sul Pil per lo 0,3%.

La fredda analisi del Centro studi di Confindustria ha dato il destro alla capogruppo dei deputati di Forza Italia alla Camera,Mariastella Gelmini, per una pesante critica all’operato di governo della maggioranza M5s-Lega: «l’analisi del Centro studi di Confindustria è un’altra sonora bocciatura per il Governo. Il Paese non cresce, gli investimenti sono al palo, i consumi calano e la fiducia è ai minimi. La prossima legge di bilancio, dice Confindustria, sarà “complicata”, né “facile” né “indolore”: tenuto conto che questo, è un governo di incapaci, che non riesce a fare le cose semplici, non osiamo pensare cosa possano inventarsi per continuare a prendere in giro gli italiani. I dolori per le tasche di famiglie e imprese sono comunque assicurati».

Una situazione davvero poco rassicurante che potrebbe portare gli italiani a dare un giudizio all’operato della maggioranza di governo nelle urne europee del 26 maggio prossimo.

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