Come prevedere la crisi di impresa?

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Si è parlato di crisi di impresa oggi pomeriggio in Confindustria a Pordenone con gli interventi di professionisti ed esperti che hanno illustrato alla platea di oltre 50 partecipanti, tra imprenditori e amministratori presenti, i nuovi obblighi previsti dal codice della crisi che impongono di dotare l’impresa di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato per la far emergere in tempo eventuali sintomi di crisi, riducendo i margini di incertezza.

Dopo i saluti di Paolo Candotti, direttore di Confindustria Pordenone, è stato il commercialista Massimo Zara a presentare gli esiti di un’analisi condotta da Zara & Partners sui bilanci delle società di capitali che operano nella provincia di Pordenone al 31 dicembre 2017, con ricavi dalle vendite compresi tra i 2 e i 5 milioni di euro. Delle 499 società analizzate 30 sono risultate già soggette a revisione legale dei conti; 325 hanno un attivo superiore a 2 milioni di euro; 344 hanno più di 10 dipendenti mentre 17 sono in liquidazione. Dall’analisi è emerso che l’83% delle imprese del campione è in buona salute. Mentre un 17% di società, indebitato con le banche, i fornitori, il fisco ed i dipendenti, potrebbe essere a rischio insolvenza con un passivo aggregato di 385 milioni di euro.

“Il nuovo codice della crisi di impresa – ha sottolineato Michelangelo Agrusti presidente di Unindustria Pordenone – ha sulle imprese delle implicazioni che oggi non sono completamente prevedibili. Il meccanismo dell’allerta da un lato potrebbe giovare alle imprese in buona salute, pronte ad attrarre investimenti dimostrando la propria solidità patrimoniale e finanziaria, dall’altro potrebbe anche portare ad acuire alcune situazioni di crisi aziendali. Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda i conflitti che si potrebbero creare tra l’imprenditore e l’organo di controllo, soprattutto nei casi in cui l’interpretazione di alcuni parametri fosse il frutto di valutazioni eccessivamente discrezionali.”

Dando uno sguardo alla redditività, le società pordenonesi analizzate evidenziano un Margine Operativo Lordo medio pari al 7,99% ed una media Utile/Ricavi di vendita pari al 2,95%. Sul fronte finanziario spicca una media Posizione Finanziaria Netta/Patrimonio Netto pari a 2,11 (è il rapporto tra i mezzi di terzi e i mezzi propri, per cui per ogni euro investito dall’imprenditore in azienda i finanziatori ne prestano ulteriori 2,11).

“Abbiamo condotto l’analisi applicando il modello statistico di Altman che si basa sulla misurazione di indicatori della redditività e dell’indebitamento delle imprese – ha osservato Massimo Zara dottore commercialista fondatore Zara & Partners – ed è in grado di generare risultati statisticamente apprezzabili nei due esercizi che precedono l’insolvenza. Si tratta di un modello utilizzato con successo già applicato ai bilanci degli anni tra il 2008 e il 2014, nel periodo della piena crisi, delle società di Treviso e Pordenone del settore legno-arredo, e che aveva generato risultati apprezzabili sulla previsione della successiva insolvenza di molte società, come poi è accaduto.”

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza introduce specifici obblighi di gestione e nuove responsabilità a carico di imprenditori e amministratori che devono attivare i processi per la raccolta delle informazioni necessarie all’elaborazione, alla misurazione e al monitoraggio degli indici reddituali, patrimoniali e finanziari utili per definire lo stato di salute dell’impresa, e prevedere un sistema per gestire preventivamente il rischio di perdita della continuità aziendale. Gli amministratori, per attenuare la loro «posizione di garanzia», devono (I) costruire un’adeguata struttura organizzativa che, oltre all’efficienza economico produttiva, sia finalizzata al rispetto delle norme; (II) impartire norme comportamentali ai dipendenti e collaboratori; (III) istituire idonee procedure di controllo e reazione immediata in caso di violazioni. Tutto questo si ottiene anche tramite il “modello organizzativo 231” che costituisce la formalizzazione di assetti organizzativi ed adempimenti normativi.

“Il Modello Organizzativo previsto e disciplinato dal D.Lgs 231/2001 – ha illustrato l’avvocato Rolf Trevisan – costituisce senz’altro un valido strumento organizzativo aziendale che consente agli amministratori di monitorare i processi interni, grazie ad una formalizzazione delle procedure, ed il conseguente rispetto di protocolli atti ad evitare la commissione di illeciti da parte dei dipendenti. La formalizzazione dei processi interni consente un controllo da parte degli amministratori e garantisce la sicurezza che la società sta operando con modalità e canoni corretti e secondo i modelli esecutivi monitorati da un idoneo organismo interno che costituisca una garanzia per gli amministratori.”

L’importanza degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili in funzione della rilevazione dei sintomi di crisi e della perdita di continuità aziendale è stata evidenziata dal commercialista Alberto Cimolai, che ha illustrato le attività richieste all’organo di gestione.