Il Friuli raddoppia le superfici dedicate alla pioppicoltura

In Regione saranno 3.600 ettari grazie all’accordo interregionale che fissa a 100.000 gli ettari nelle regioni del Nord Italia a favore dell’industria del legno e dei pannelli. 

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pioppicoltura

Il convegno “Pioppicoltura italiana: situazione attuale e prospettive” che si è svolto presso il Centro ricerche Fantoni di Osoppo, ha fatto il punto sul comparto e sulle sue prospettive dopo l’accordo interregionale del 2014 volto a raddoppiare la superfici dedicate alla pioppicoltura in Italia.

Il pioppo è una pianta a rapido accrescimento utilizzata in particolare nell’industria cartaria e in quella dei pannelliper produrre elementi in truciolato, compensato e legno ricomposto (“medium density”). Una pianta che ha effetti positivi anche sulla cattura dell’anidride carbonica, riducendo il gas climalterante presente nell’atmosfera.

«Grazie alla forza espressa in questi anni dalla filiera del legno che ha riconosciuto l’unità di intenti tra i produttori della materia prima e gli utilizzatori, il Friuli Venezia Giulia ha imboccato la strada giusta per centrare l’obiettivo di raddoppiare le superfici dedicate alla pioppicoltura – ha affermato l’assessore regionale alle risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier -. Le tematiche legate all’utilizzo delle masse legnose dimostrano che in regione la filiera funziona».

Dal convegno si è riconosciuto il lavoro svolto da tutti i soggetti del settore per raggiungere l’obiettivo comune dell’aumento delle superfici boscate e in particolare della pioppicoltura anche in pianura. Entro il 2019 le superficicoltivate a pioppo in Friuli supereranno i 3.600 ettari, con un incremento raggiunto in tre anni, ovvero dal 2016 anno in cui si è toccato il minimo storico con 2.000 ettari.

Per il Friuli Venezia Giulia si tratta di un successo che si colloca nel solco dell’obiettivo fissato dall’accordointerregionale di Venezia del 2014, sottoscritto tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e una serie di associazioni di categoria, inclusa FederlegnoArredo e il Centro di Ricerca Foreste e legnodi Casale Monferrato, che fissava l’obiettivo del raddoppio delle superfici destinate a pioppicoltura, complessivamente da 50 a 100.000 ettari, che in regione significa riportare la pioppicoltura ai livelli degli anni ’80 con circa 7.000 ettari complessivi.

L’intesa si prefigge anche l’obiettivo di incentivare la coltivazione del pioppo tradizionale nelle aree golenali, di riconoscere gli aspetti ambientali della pioppicoltura per effetto dell’assorbimento dell’anidride carbonica e di stoccaggio della stessa nei prodotti derivanti dal legno di pioppo e di riconoscere pertanto i pioppeti come aree di interesse ecologico.

La Regione ha contribuito alla sostenibilità della filiera imponendo l’obbligo di certificazione PEFC o FSC al fine dell’accesso ai fondi Ue del Programma di Sviluppo rurale, garantendo inoltre un’intensità di aiuto molto elevata che ha rappresentato un forte incentivo allo sviluppo della pioppicoltura. Per le stesse ragioni, considerata anche l’alta qualitàdel pioppo prodotto in Friuli, Paolo Fantoni ha lanciato la proposta di giungere ad una certificazione di qualità del pioppo friulano e ad un riconoscimento del suo contributo alla sostenibilità ambientale.

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