Il Friuli Venezia Giulia investe sulla qualità della ricerca

Rosolen: «priorità al progetto Argo, innovazione, sviluppo e occupazione». 

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qualità della ricerca del Friuli Venezia Giulia
Alessia Rosolen

Il Friuli Venezia Giulia investe sulla qualità della ricerca, dall’atomo ai grandi traffici portuali, dall’analisi delle provette alla creazione di sviluppo e occupazione. Perché, per dirlo con l’assessore regionale alla ricerca, Alessia Rosolen, «la ricerca è affascinante, ma servono ricadute concrete in termini di crescita sociale ed economica e posti di lavoro. Se manca questa consapevolezza, la condanna all’autoreferenzialità è inevitabile».

«Il progetto Argo, decollato negli scorsi mesi, intende esattamente dare sostanza a quel patrimonio di eccellenze scientifiche che continuano a essere percepite come distanti dalla stragrande maggioranza delle persone – spiega Rosolen -. Non basta attribuire a Trieste la targa di città della scienza o creare qualche evento spot in vista di Esof, è necessario che tutto il sistema della ricerca e dell’innovazione faccia un passo convinto nella direzione della concretezza e inizi a parlare un linguaggio accessibile. Argo è un progetto che mette assieme Area di Ricerca, Regione, due ministeri (Mise e Miur), l’Autorità Portuale, parti del tessuto produttivo e ha ricevuto 9 milioni di euro per la fase di avvio. Nei giorni scorsi, nel corso di un incontro del comitato di indirizzo strategico di Argo l’interesse del governo centrale è emerso con evidenza».

Secondo Rosolen, «ci sono due chiavi di lettura per Argo. La prima: capire quali risultati concreti possa realmente garantire il progetto che mette assieme ricerca, innovazione, industria e porto. Questo è il fulcro: Argo deve dare risposte a Trieste e al Friuli Venezia Giulia. Applicazioni della ricerca a temi specifici legati alla portualità, in un momento di grande crescita per l’Autorità di Sistema, sono strategiche. Il punto franco è una grande occasione in termini economici e doganali, abbiamo una posizione strategica e un mercato in crescita. Trieste ha le carte in regola per diventare un simbolo dell’interazione tra scienza e portualità, mettendo lavoro e formazione al centro. Non parliamo di teoria, l’obiettivo è modellare un sistema che porti sviluppo e posti di lavoro».

Quanto alla seconda chiave di lettura, secondo Rosolen «c’è una seconda prospettiva ad ampio spettro da considerare. Trieste, se avrà la capacità di creare questa filiera ricerca-innovazione-formazione-lavoro, potrà diventare un modello nazionale da esportare in territori che abbiano caratteristiche simili: un porto, una zona industriale, anche non floridissima e un sistema scientifico realmente intenzionato a esplorare il mondo del lavoro reale. Oggi lo Stato centrale, davanti a un progetto Argo realmente convincente, potrebbe essere indotto a investire con forza e convinzione anche per dare un segnale a tutto il sistema della ricerca nazionale. Per questo, e mi rivolgo ad enti di ricerca e parchi scientifici, la chiave è dare riposte chiare e concrete. Ogni progetto dovrebbe essere accompagnato a una sorta di business plan che indichi potenzialità di sviluppo e occupazionali».

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