Siglato l’accordo commerciale di libero scambio tra UE e Mercosur

Nasce un enorme mercato comune con 800 milioni di consumatori tra Europa e Sud America. 57 Dop e Igp italiane protette Deroghe solo per denominazioni locali su Grana e Parmigiano.

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libero scambio tra UE e Mercosur

Siglato l’accordo commerciale di libero scambio tra Ue e Mercosur: le nazioni dell’Unione Europea e quattro paesidel Sud America (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) hanno concluso l’intesa sul trattato commerciale, che creerà il più grande mercato comune al mondo, con quasi 800 milioni di consumatori. Un traguardo tagliato dopo vent’anni di trattative e ben 39 round negoziali, tra fasi di accelerazione.

La nuova normativa commerciale è parte di un più ampio accordo di associazione tra le due regioni, che, secondo la Commissione europea, «consoliderà la collaborazione politica ed economica e creerà opportunità significative di crescita sostenibile per entrambe le parti, rispettando contemporaneamente l’ambiente e tutelando di interessi dei consumatori e dei settori economici sensibili».

L’accordo arriva dopo le intese già raggiunte con Canada, Giappone, Messico e Vietnam. Dal 2014 – ha ricordato il commissario al Commercio, Cecilia Malmström – la Ue ha stretto accordi con 15 paesi, che diventeranno 19 con quelli del Mercosur. Il trattato dovrà essere ora ratificato dai parlamenti di tutti i paesi dell’Ue, ma nel frattempo è pienamente operativo.

Immediate le reazioni delle principali categorie interessate dall’accordo. «La chiusura dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e paesi del Mercosur è una bellissima notizia per molte ragioni – ha detto Lisa Ferrarini, vice presidente di Confindustria per l’b -. Il negoziato si trascinava con alti e bassi da quasi vent’anni e la sua architettura è stata rivista più volte. Lo abbiamo fortemente sostenuto perché si tratta dell’accordo più ampio mai siglato al mondo – continua Ferrarini – che unisce 780 milioni di consumatori, con una riduzione delle tariffe doganali pari a quattro volte quello dell’accordo raggiunto con il Giappone e un risparmio per le imprese europee di oltre quattro miliardi di euro in dazi all’anno, quindi estremamente importante per le imprese italiane che intrattengono fitte relazioni commerciali con i quattro Paesi, in particolare con Brasile e Argentina».

Di segno opposto il giudizio di Luigi Scordamaglia numero uno di Filiera Italia: «inaccettabili i toni soddisfatti che la Commissione europea sta usando per salutare la conclusione dell’accordo bilaterale Ue-Mercosur. Un patto commerciale assolutamente squilibrato che concede importazioni a dazi ridottissimi di enormi quantità di prodotti agroalimentari a fronte di concessioni minime per i prodotti europei». Fissato a 99.000 tonnellate di carne bovina, il quantitativo esportabile dai paesi del Mercosur a dazi ridotti, 180.000 tonnellate per il pollame e 60.000 tonnellate per il riso. Di contro sono previste solo 30.000 tonnellate di prodotti caseari per tutta Europa e una tutela tutta da capire di 357 denominazioni di origine da attuare in 9 anni. «Senza nessun impegno a rimuovere le barriere non tariffarie che oggi ne impediscono di fatto l’accesso – sottolineano da Filiera Italia -. Un accordo chiuso da una commissione uscente che mette il punto a una discussione durata 20 anni con una decisione “estiva” – dice Scordamaglia – che legittima un doppio standard: accettare grandi quantità di prodotti stranieri che tra l’altro non rispondono in termini ambientali e sociali –  su cui vengono previsti generici e poco vincolanti impegni – né di sicurezza, agli standard sempre più  rigidi (e costosi) imposti ai produttori dell’Ue».

«L’ipocrisia di Junker e Malmström, poi, raggiunge l’apice quando si inneggia ad accordo a favore del clima – rincarano da Filiera Italia -. Solo sulla carne bovina, il Brasile è campione di deforestazione e assenza di tecnologiaper minimizzare emissioni gas serra, segmento in cui invece l’Italia è leader. Un’intesa siglata, tra l’altro, nel peggiore dei momenti: in un mercato comunitario reso instabile dalla Brexit, con una totale situazione di incertezza del prossimo bilancio e quindi della prossima Pac. Importante ora – conclude Scordamaglia – che l’Italia  si pronunci chiaramente contro la sua conclusione e soprattutto su una sua implementazione rigida e con garanzie precise, unendo la sua voce a Francia, Irlanda, Polonia ed altri Paesi europei che vedono chiaramente il rischio di un accordo che presenterà un conto salato al settore agroalimentare ed ancora di più  ai consumatori dell’Ue».

Favorevole all’accordo Ivano Vacondio, presidente di Federalimentare: «dopo 20 anni di trattative e ben 39 round negoziali, abbiamo finalmente una nuova cornice in grado di regolare l’area economica tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur. La nuova intesa, che rappresenta un quarto del PIL mondiale e interessa una platea di 780 milioni di consumatori, sviluppa importanti driver sull’abbattimento dei dazi per diverse categorie di prodotti alimentari, sulla tutela delle eccellenze agroalimentari e sulla questione sicurezza alimentare. Il risparmio in termini di riduzione delle attuali tariffe doganali si calcola in 4 miliardi di euro, mentre saranno 357 le indicazioni geografiche UE finalmente protette in quattro importanti Paesi terzi».

«In questi giorni ho letto molti stati d’allerta su questo accordo ed è fuori discussione che si debba prestare attenzione a tutte le sue implicazioni valutandone gli effetti reali per le diverse categorie coinvolte, così come sarà essenziale rimanere vigili nella delicata fase di enforcement delle previsioni negoziali – ha detto Vacondio -. Ma non possiamo che confermare l’importanza di strumenti destinati a intensificare gli scambi con Paesi terzi, anche a fronte delle incognite che si profilano all’orizzonte, tra guerre daziarie, Brexit e embargo russo, e alla luce dei recenti accordi con Canada, Vietnam e Giappone, che qualche mese fa ha firmato uno storico trattato di liberalizzazione degli scambi con l’Europa. L’export continua ad essere di fatto l’unico grande motore dello sviluppo nazionale e il vero e proprio volano di crescita del nostro settore, come confermano ancora una volta i dati delle esportazioni dell’Industria alimentare, che hanno raggiunto nel I trimestre 2019 quota 8.244 milioni di euro, con un +7,9% sullo stesso periodo del 2018».

Giudizio sospeso per Coldiretti: secondo il presidente Ettore Prandini «vigileremo con attenzione sull’attuazione del trattato Mercosur. Ci sono settori, come quello delle carni, dove l’accordo di preoccupa fortemente perché rischia di aprire importazioni incontrollate di carne dal Sudamerica, sia di carni rosse che di carni bianche, da paesi dove gli standard produttivi sono al di sotto della media europea. Fortunatamente – ha aggiunto Prandini – dopo l’esperienza del Ceta è stato introdotto un meccanismo che prevede la possibilità di correttivi, a cavallo delle approvazioni necessarie dai vari parlamenti dei paesi Ue».

L’accordo Ue-Mercosur garantisce tutela a circa 350 prodotti a indicazione geografica europei, tra cui 57 Dop e Igp italiane, nei mercati di Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Nei casi di denominazioni contese, come per esempio il Prosecco in Brasile (dove esiste una varietà di uva registrata con questo nome) l’Ue è riuscita a ottenere la graduale rimozione dal mercato della denominazione preesistente. Grana Padano e Parmigiano Reggiano saranno protetti, ma sarà riconosciuto a un gruppo ristretto di aziende dei paesi del Mercosur, elencate in un allegato dell’accordo, di poter continuare a usare denominazioni locali (non l’anglosassone parmesan). Termini come grana e parmesao potranno essere usati solo in Brasile, reggianito e parmesano solo nei paesi ispanofoni, con misure che vietano evocazioni ingannevoli sull’origine (no a bandiere, monumenti, paesaggi tipici). L’intesa permette anche la registrazione di 220 indicazioni geografiche latinoamericane in Europa.

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