Bio-on accusata dal fondo americano Quintessential di essere un «castello di carte»

Crollo in Borsa del titolo dell’azienda emiliana dopo che il fondo usa prevede «collasso». Pronta la reazione dell’azienda che smentisce tutto e querela. 

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l'Impianto Bio-on di Casgtel San Pietro Terme

Caduta degli dei della plastica ecologica quella dell’emiliana Bio-on che ha vissuto una giornata complicata che, dopo aver quintuplicato i propri ricavi l’anno scorso (50,725 milioni di euro contro i 10,753 registrati nel 2017, pari al +372%), è stata definita dal fondo Usa Quintessential «un castello di carte» destinato a cadere «presto».

Specializzato nell’identificare società dai conti ballerini, anche se Bio-on lo bolla come «fondo speculativo» e smentiscetotalmente la sua sortita, Quintessential ha aperto le danze pubblicando un report frutto di qualche mese di lavoro intitolatoBio-on Spa: una Parmalat a Bologna?”. Immediata la reazione in Borsa con il titolo dell’ex startup crollato sull’Aim Italia, prima di essere sospeso e non tornare più agli scambi (-50,99% teorico). E alla chiusura di Piazza Affari, Borsa italiana ha pubblicato una nota che restituisce il clima della giornata: «da domani e fino a successiva comunicazione, sulle azioni ordinarie Bio-on non sarà consentita l’immissione di ordini senza limite di prezzo. Le azioni Bio-on verranno pertanto negoziate nel settore AI1X del segmento Ma1 della piattaforma Millennium».

Tornando alla denuncia di Quintessential, nel suo report ha scritto che «dopo una meticolosa raccolta e analisi di informazioni, siamo giunti all’opinione che Bio-on sia un castello di carte”, uno schema concepito dal management per arricchirsi sulle spalle degli azionisti». E ancora: «all’apparenza un’azienda di successo, con fatturato e profitti in crescita, la Bio-on sarebbe in realtà una grande bolla, basata su tecnologia improbabile, con fatturato e crediti essenzialmentesimulati” grazie ad un network di scatole vuote. Nonostante annunci altisonanti e progetti ambiziosi, diversi anni dopo la sua costituzione Bio-on non ha ancora prodotto venduto nulla in quantità significative, se non a scatole vuote da sé controllate».

Il gruppo che concede in licenza e produce bioplastiche innovative, smentisce e si dice pronto ad azioni legali per tutelarsi da potenziali manipolazioni. La Consob monitora mentre il titolo, quotato sull’Aim con una capitalizzazione di 933 milioni, è vicino ai minimi del 2018.

All’accusa di Quintessential secondo cui le attività dell’unica fabbrica esistente realizzata «a prezzi esorbitanti e sembrerebbe non ancora completata o in produzione» risponde l’azienda secondo cui l’impianto di Castel San Pietro Terme «è operativo e in produzione», oltre a sottolineare come sia «centrale per il business nell’ottica di standardizzare la produzione di Pha con la propria tecnologia, provata sul piano industriale, e di accelerarne la diffusione nel mercato dei bio-polimeri». Non è dello stesso avviso il fondo guidato dall’italiano Gabriel Grego. Secondo la consulenza scientifica la tecnologia della società sarebbe fondata su un «concetto che è datato». Peraltro «i processi di produzione Pha sono altamente complessi e il “prodotto” finito incerto» perché «le variabili nella chimica dei polimeri sono numerosissime e il controllo delle stesse diviene aleatorio».

Gli esperti escludono che Bio-on abbia risorse tali da poter gestire una operazione simile. A tal proposito nell’indagine si fa notare come sulla produzione di Pha su scala industriale ci siano stati numerosi fallimenti da parte di società come Zeneca, Monsanto e Metabolix che potevano contare su «risorse finanziarie, tecnologiche e scientifiche ben superiori» rispetto ad un’azienda che «non ha talento scientifico».

Tornando alla contabilità e ai bilanci, Quintessential evidenzia anche che il gruppo bolognese «ha un fatturato ingannevole», costituito «da una serie di scatole vuote che non sembrano avere alcuna operatività, alle quali “vende” la propria tecnologia sotto forma di licenze». Bio-On risponde che l’ultimo bilancio, approvato il 30 aprile scorso, contiene «dati e informazioni sulle joint venture costituite» nel corso dello scorso anno «con partner di primario standing internazionale». Il bilancio, aggiunge Bio-on, è stato certificato da E&Y che ha emesso relazione senza rilievi.

Sotto esame anche i rapporti con Finnat, l’unica banca che fornisce analisi sul titolo e che risulta essere in due joint venture avviate dall’azienda emiliana. Partecipazioni, spiegano fonti vicine all’istituto, di importo irrilevante. Mentre per quanto riguarda le ricerche prodotte sul titolo si fa notare che sono sempre state realizzate con obiettività ed individuando “target price” che, alla luce degli andamenti borsistici, si sono frequentemente rivelati tutt’altro che aggressivi.

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