Dianne Reeves s’esibisce in un centro commerciale

Il penultimo dei 4 concerti di “Nave de Vero in Jazz 2019” è applaudito sia dal pubblico pagante (ai tavoli), che da quello in piedi.  Di Giovanni Greto 

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Dianne Reeves

Dunque, bisogna frequentare un centro commerciale per ascoltare della buona musica senza lamentarsi se l’acustica è insoddisfacente: la cantante di Detroit, ma cresciuta a Denver, Dianne Reeves ha deliziato la platea di “Nave de Vero”, un colossale centro commerciale in località Marghera (Ve), sulla strada statale Romea.

Con la consueta professionalità, una tecnica vocale convincente, un modo di cantare fortemente percussivo, un legame musicale con  l’Africa e quella spiritualità a buon mercato, tipica di parecchi artisti americani, Dianne Reeves ha intrattenuto per 90 minuti, bis compreso, un pubblico che l’ha seguita, anche se contemporaneamente impegnato a nutrirsi, apparentemente con attenzione.

Nel quartetto che l’accompagnava è emerso il chitarrista brasiliano – acustico ed elettrico – Romero Lubambo, per eleganza e sofisticatezza nelle improvvisazioni, apparso più a suo agio, rispetto ai colleghi, nell’esporre la struttura del Samba che ha contraddistinto diversi brani della serata, a partire da quello iniziale, uno strumentale utile ad introdurre la vocalista.

Sorridente, copiosamente riccioluta, con un vestito multicolore a righe verticali, Dianne Reeves ha iniziato intonando un Soul-Blues. Coadiuvata nei cori dal batterista, Terreon Gully, che aveva a disposizione nel drum set cinque piatti e due snare drum (tamburo rullante), secondo una moda che sta prendendo piede in parecchi musicisti. Nel brano successivo, in un tempo di 6/8, Dianne esegue il tema all’unisono con la chitarra, prediligendo lo Scat, piuttosto che esprimersi con le parole. E’ facilmente orecchiabile, cantabile, anche se la voce fatica ad imporsi, soffocata dagli strumenti.

Dopo una ballata/pop lenta, ecco un Bolero/Cancion, che ricorda le canzoni degli arzilli vecchietti, parecchi dei quali hanno abbandonato il mondo umano, del “Buena vista social club”. Dianne Reeves si esprime con uno Scat africanizzante. Il bassista elettrico Reginald Veal inizia in solitudine l’unico brano Reggae in scaletta. Si arriva così alle due canzoni più belle, composte entrambe da Milton Nascimento, una delle  voci più amate della MPB (musica popolare brasiliana).

La prima, “Travessia”, il testo è di Fernando Brant, con il quale Milton ha composto straordinarie canzoni. La seconda, “Tarde”, il testo è di Marcio Borges, uno dei partecipanti a quella felice avventura del “Clube da esquina”. “Travessia” è la più convincente delle due, eseguita in duo con Romero Lubambo, anche se, cantata in inglese, acquista in aggressività, assente nella versione originale “da brividi”. “Tarde è eseguita con il gruppo al completo, è cantata in un portoghese un po’ arduo da pronunciare per una parlante di lingua inglese.

Si arriva così al brano finale, inizialmente non intellegibile, introdotto da un invito al clapping da parte di Dianne Reeves, con sillabazioni ripetute in alternanza con il pubblico. Il brano vira verso un funk accattivante, finchè si capisce che ciò che si sta ascoltando è uno standard, “Love for sale”, scritto da Cole Porter   (1891-1964) e rivisitato, tra i tanti, da Miles Davis. Ad un certo punto, la cantante annuncia : “oggi è il compleanno di Romero Lubambo”, e allora  la figlia gli porta una torta con numerose candeline che il padre riuscirà a spegnere con più soffi. Nel frattempo vengono intonate “Happy Birthday”, in versione New Orleans e “When the saints go marchin’in”.

Per il bis di rito, Dianne Reeves sceglie una ballad pericolosa per le inflessioni strumentali zuccherose, cui si lascia andare il pianista, acustico ed elettrico, Peter Martin, forse il più penalizzato, quanto a qualità sonora, dall’acustica dell’ambiente.

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