Legambiente: ancora troppe spiagge inquinate dalle fogne

Le indagini delle Golette hanno evidenziato un punto su 3 è inquinato causa mancanza degli impianti di depurazione o loro cattivo funzionamento. Una situazione che costa all’Italia multe europee per decine di milioni all’anno. 

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spiagge inquinate dalle fogne

Anche quest’anno il turismo italiano deve confrontarsi con ancora tanti, troppi casi di spiagge inquinate dalle fogne, spiagge marine e lacustri inquinate da scarichi fognari non a norma: la qualità delle acque marine e dei laghi, secondo i dati raccolti da Legambiente, è spesso in crisi per la cattiva o mancante depurazione e per il mancato completamento della rete fognaria o il suo mancato adeguamento al picco di carico che nella stagione turistica cresce decisamente. Con l’aggravante della cattiva informazione ai bagnanti laddove non c’è nessun cartello che indichi chiaramente il divieto di balneazione, con il rischio di contrarre malattie anche gravi dal fare il bagno in acque contaminate da batteri fecali.

Il viaggio di Goletta Verde e della Goletta dei Laghi, annuale monitoraggio della qualità delle acque dolci e marine promosso da Legambiente, consegna una fotografia a tinte fosche dell’Italia turistica che in questo modo intacca una delle leve più promettenti per la propria economia, quella del turismo balneare.

Più di un punto su tre tra i 262 campionati lungo le coste italiane presenta forti criticità, con valori di inquinanti oltre i limiti di legge. Con una situazione “preoccupante”, evidenzia l’indagine di Legambiente, confermata in molte regioni del SudSicilia, Campania e Calabria su tutte – dove persistono le criticità storiche legate all’assenza di impianti di depurazione e di allacciamento alla rete fognaria.

E non va meglio la situazione dei bacini lacustri, dove Legambiente, con Goletta dei Laghi, ha riscontrato anche qui criticità nelle stesse proporzioni: un punto su tre rispetto agli 83 monitorati in 19 laghi italiani (Albano, Bolsena, Bracciano, Canterno, Ceresio, Como, Fogliano, Fondi, Garda, Iseo, Maggiore, Matese, Orta, Piediluco, Sabaudia, Santa Croce, Trasimeno, Varano, Vico) in 10 regioni diverse presenta spiagge inquinate dalle fogne.

Una criticità, quella della mancata depurazione degli scarichi fognari, sulla quale l’Unione europea chiede da tempo impegni concreti agli amministratori pubblici ad ogni livello e che fino ad ora è costata ai contribuenti italiani una prima multa da 25 milioni di euro, cui si sommano circa 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma dei sistemi di depurazione. La condanna è del maggio 2018, e coinvolge 74 agglomerati di grandi dimensioni (per l’82% in Sicilia e in Calabria: proprio due territori che da una maggiore qualità del proprio ambiente avrebbero più di tutti da guadagnare dal turismo balneare).

«Le opere necessarie per il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue sono una priorità – sottolinea Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – per dare il via a quella grande opera pubblica di cui non si parla mai in Italia. Non solo per tutelare le acque dall’inquinamento, ma anche per evitare di continuare a sprecare inutilmente soldi pubblici, visto che delle quattro procedure di infrazione aperte dall’Unione Europea a causa della cattiva depurazione del nostro Paese, che coinvolgono 1.122 agglomerati urbani e 32 aree sensibili, due sono già sfociate in condanna e altre potrebbero arrivare presto, creando una cabina di regia unica come già si è iniziato a fare con il commissario di Governo. Smettiamola di sperperare così i soldi dei cittadini, ma investiamo piuttosto queste risorse in opere realmente utili per l’ambiente e l’economia turistica italiana».

Già, perché il rischio è di sguazzare sempre più nella merda, con la beffa di farlo pure a caro prezzo per via delle multe europee per il mancato rispetto delle normative comunitarie.

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