Emigrati italiani: la maggior parte viene dal Nord e dal Centro Italia

La sfida del nuovo governo di arginare un flusso che impoverisce di conoscenze e di capacità il Paese. 

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emigrati italiani

Il 2018 ha segnato per l’Italia un nuovo triste record: quello per numero di giovani emigrati italiani in altri paesi in cerca di lavoro: lo scorso anno sono stati 128.000 gli italiani che hanno abbandonato il Paese natio per trasferirsi all’estero e, tra questi, ci sono 24.000 minori. Particolarmente interessante notare, in questo caso, come i trend pare si siano invertiti rispetto agli anni precedenti: ad andare via sono soprattutto ragazzi che provengono dalle regioni centrali e settentrionali, con un buon titolo di studio e una specializzazione lavorativa.

La fuga di cervelli avviene soprattutto al Nord

Mentre fino a qualche anno addietro l’Italia del Centro-Nord sembrava ancora essere in grado di garantire un posto di lavoro alla manodopera specializzata e ai laureati nelle professioni più richieste, oggi pare non essere più così. Ormai, il numero degli emigrati italiani che provengono dal Nord e dal Centro Italia e si trasferiscono all’estero per cercare lavoro, supera il 70% del totale di coloro che hanno deciso di fare le valigie e partire.

Al Sud, a differenza del passato, l’esodo sembra essersi ridimensionato. E anche se il picco negativo si è affermato nel 2007 ed è proseguito fino a tutto il 2011, è stata proprio la ricerca da parte dei Paesi esteri di manodopera specializzata ed esperta e di professionisti laureati di buon livello a determinare la fuga dei cervelli verso situazioni lavorative decisamente più interessanti. Questo perché in tali paesi la ricerca risulta meglio finanziata che in Italia e la remunerazione è per altro più generosa.

Da questo punto di vista, tra l’altro, le regioni settentrionali sono state agevolate dalla rete di rapporti commerciali già intessuti con i paesi d’oltralpe. Al contrario, invece, la richiesta di manovalanza ordinaria è diminuita, anche grazie al flusso migratorio dai paesi meno industrializzati, riducendo l’espatrio della mano d’opera generica.

In quali paesi si cerca più lavoro?

Il paese più desiderato dagli emigrati italiani che sono alla ricerca di lavoro è la Germania, almeno secondo una recente ricerca condotta su 10.000 lavoratori nelle nazioni di Francia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Spagna, Svizzera e Regno Unito. Tra questi 10.000, sono stati intervistati 1.305 italiani molti dei quali, in situazione di lavoro precario o non soddisfacente, hanno manifestato una netta propensione al trasferimento all’estero al fine di migliorare la loro posizione economica.

D’altronde, con l’abbattimento delle barriere che dividono i paesi dell’Unione Europea sono sempre di più i giovani che sognano di partire, superando la paura della fatica in quanto agevolati nel trasferimento da agenzie che, come Blissmoving, sono specializzate proprio in traslochi internazionali. L’unico problema che sembra davvero spaventare gli italiani desiderosi di partire pare sia, in realtà, la necessità di parlare fluentemente la lingua del paese di destinazione insieme all’inglese, e l’Italia in particolare pare non brillare particolarmente in questo frangente (quanto meno rispetto agli altri paesi europei). Differenteinvece la situazione in Francia e Regno Unito, dove la percentuale di lavoratori disposti a cambiare paese è decisamente più bassa, e le ragioni sono piuttosto legate al clima e ad una migliore qualità di vita.

La vera sfida per l’Italia sarà anche per il nuovo governo, creare le condizioni per fermare questo esodo che, oltre ad impoverire di capacità e di conoscenze il Paese, causa un costo netto per le casse dello Stato per gli oneri di formazione che sostiene che sono poi goduti da altri paesi a costo zero.

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