La ricerca e sviluppo in Italia nell’ultimo triennio

Per l’Istat sono stati spesi 23,8 miliardi di euro in R&S nel 2017, +2,7% sul 2016 e il settore privato (imprese e istituzioni non profit) contribuisce per il 55,2% (13,1 miliardi di euro) del totale. La spesa in R&S si concentra nelle regioni del Centro-Nord. Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto attivano quasi il 70% del totale. 

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Secondo un’analisi condotta dall’Istat sull’ultimo triennio nell’ambito degli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) nel 2017, si stima che la spesa per R&S intra-muros dell’insieme dei settori istituzionali (imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e università) ammonti a quasi 23,8 miliardi di euro. Rispetto all’anno precedente, la spesa per R&S intra-muros aumenta del 2,7% a prezzi correnti e incide in percentuale sul Pil dell’1,38%, registrando un lieve incremento (+0,01 punti percentuali) rispetto all’anno precedente.

Il settore privato (imprese e istituzioni non profit) spende per la ricerca e sviluppo intra-muros 15,2 miliardi di euro, di cui la quasi totalità (14,8 miliardi) sostenuta dalle imprese. Le università spendono 5,6 miliardi di euro, le istituzioni pubbliche 2,9 miliardi.

Per il 2018, i dati preliminari indicano un aumento della spesa complessiva per ricerca e sviluppo a valori correnti delle imprese e delle istituzioni pubbliche e private non profit (non sono ancora disponibili i dati sulle università). Nel dettaglio, la spesa cresce del 6,2% per le istituzioni private non profit, del 6,0% per le istituzioni pubbliche e del 2,8% per le imprese. Le previsioni fornite da imprese e istituzioni confermano per il 2019 un ulteriore aumento della spesa in R&S intra-muros sul 2018: istituzioni private non profit +5,7%, istituzioni pubbliche +2,7% e imprese +0,8%.

Oltre i due terzi della spesa in R&S concentrata in cinque regioni

Nel 2017, la classifica delle regioni che spendono di più in ricerca e sviluppo resta stabile rispetto all’anno precedente. Il 68,1% della spesa totale (68,0% nel 2016), pari a 16,2 miliardi di euro, è concentrato in cinque regioni (Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto). Con riferimento al settore delle imprese, tale quota supera il 75% (76,1% nel 2016).

Questo risultato è condizionato dallo spostamento di alcune unità tra settori a seguito di eventi di trasformazione societaria e istituzionale.ricerca e sviluppo

Le imprese trainano la crescita della spesa in R&S intra-muros

Rispetto al 2016, aumenta sensibilmente la spesa delle imprese (+5,3%). Tale incremento dipende in larga parte dall’aumento del numero di imprese che hanno svolto attività di ricerca e sviluppo intra-muros nel corso del 2017 e, solo in misura contenuta, dall’aumento della spesa sostenuta dalle imprese storicamente attive in questo campo. In particolare, l’investimento in R&S di “nuovi” soggetti nel 2017 ha contribuito al 6,8% della spesa complessiva. Sempre rispetto al 2016, aumenta lievemente la spesa sostenuta dalle istituzioni pubbliche (+0,9%) e dalle università (+0,2%), mentre diminuisce quella delle istituzioni private non profit (-29,3%).

La spesa del settore privato (imprese e istituzioni non profit) costituisce la principale componente della spesa totale (64,1%), in crescita rispetto al 2016 (+0,8 punti percentuali). In particolare, il settore delle imprese contribuisce per il 62,4% alla spesa complessiva (+1,6% rispetto all’anno precedente), mentre il 23,6% della spesa è sostenuto dalle università e il 12,3% dalle istituzioni pubbliche.

Con riferimento alle fonti di finanziamento, nel 2017 la spesa in ricerca e sviluppo è finanziata prevalentemente dal settore privato (imprese e istituzioni non profit), che contribuisce per il 55,2% (quota pari a 13,1 miliardi). Seguono il settore delle istituzioni pubbliche con il 32,3% della spesa (circa 7,7 miliardi) e i finanziatori stranieri (imprese, istituzioni pubbliche o università estere), che partecipano all’11,7% della spesa (circa 2,8 miliardi).ricerca e sviluppoRispetto al 2016, nel complesso aumenta la componente di finanziamento delle imprese nazionali e quella degli investitori stranieri (rispettivamente di 1,6 e di 2 punti percentuali) mentre diminuisce il peso delle altre fonti di finanziamento. Nella spesa delle imprese si riducono i finanziamenti sostenuti da imprese italiane, compensati da un aumento dei finanziamenti esteri che passano da 1,7 miliardi di euro nel 2016 (12,2% della spesa complessiva) a 2 miliardi (13,6%) nel 2017.

L’autofinanziamento si conferma la modalità di finanziamento più importante nelle imprese e nelle istituzioni pubbliche. In particolare, nel settore delle imprese la quota di autofinanziamento risulta pari all’82,7% del totale della spesa mentre il settore pubblico si autofinanzia per l’85,8%.

La ricerca applicata si conferma la principale voce di investimento

Nel 2017 la ricerca applicata si conferma la principale voce di investimento (10 miliardi di euro, pari al 42,1% della spesa complessiva). Seguono le attività di sviluppo sperimentale con una spesa pari a 8,5 miliardi di euro (35,7% del totale) e, infine, la ricerca di base con circa 5,3 miliardi di euro (22,2%).ricerca e sviluppo

Diversa la situazione nelle imprese, dove oltre la metà della spesa in R&S è composta dalla componente dello sviluppo sperimentale (7,7 miliardi, pari al 51,7% della spesa totale). L’aumento della spesa si concentra interamente nelle attività di sviluppo sperimentale (+2,3 punti percentuali rispetto al 2016), a scapito della ricerca pura e di quella applicata per le quali si rileva una diminuzione, rispettivamente -1,0 e -1,2 punti percentuali. Lo stesso andamento è confermato dal settore delle imprese, dove si registra un analogo incremento delle attività di sviluppo sperimentale mentre si riducono le quote relative a ricerca di base e ricerca applicata. Nel settore delle istituzioni pubbliche si osserva, invece, un aumento del peso della spesa destinata allo sviluppo sperimentale e alla ricerca di base, rispettivamente +0,5 e+0,2 punti percentuali rispetto al precedente anno.

Crescono gli addetti alla R&S intra-muros nelle imprese

Cresce nel 2017 il personale impegnato in attività di ricerca e sviluppo, conteggiato sia in unità sia in termini di unità equivalenti a tempo pieno (Etp). In particolare, il personale impegnato in attività di R&S ammonta a 482.703 unità, in forte aumento rispetto al 2016 (+10,9%). La stessa tendenza si registra per il personale addetto alla ricerca e sviluppo espresso in termini di unità Etp, che aumenta del 9,5% (da 290.039,5 nel 2016 a 317.628,3 nel 2017). L’aumento è attribuibile soprattutto al settore delle imprese (+20,5% in numero e +16,7% in Etp) ed è determinato prevalentemente dall’aumento del numero di imprese che hanno svolto attività di R&S intra-muros nel 2017. Di minore entità (+0,7%) è la crescita del personale nel settore pubblico sia in numero sia in unità Etp.

I ricercatori aumentano del 5,2% in termini di unità (da 185.916 del 2016 a 195.560 nel 2017) e del 5,0% in termini di Etp (da 133.705,7 a 140.378,2). L’incremento dei ricercatori riguarda prevalentemente il settore delle imprese (+13,4% in termini di unità e +11,2% in Etp), meno quello delle istituzioni pubbliche (+2,4% e +1,9%).

I ricercatori (espressi in Etp) rappresentano complessivamente il 44,2% del totale degli addetti alla R&S, in calo di 1,9 punti percentuali rispetto al 2016. Nelle istituzioni non profit si rileva l’incidenza maggiore (67,4%), seguono le università (63,9%), le istituzioni pubbliche (57,1%) e, infine, le imprese, con circa un terzo del totale degli addetti in Etp alla R&S.

Crescono i fondi R&S di amministrazioni centrali, regioni e province autonome

Nel 2018 gli stanziamenti per ricerca e sviluppo delle amministrazioni centrali, regioni e province autonome salgono del 16,8%, passando da 8.791,9 milioni di euro del 2017 (previsioni di spesa assestate) a circa 10.272,2 milioni di euro del 2018 (previsioni di spesa iniziali).

Per quanto riguarda la distribuzione dei finanziamenti fra gli obiettivi socio-economici, quelli destinati alle università sotto forma di Fondo di finanziamento ordinario (FFO, cap. 12 della classificazione NABS), continuano a costituire la quota più rilevante (37,0% del totale). Il resto degli stanziamenti è orientato in misura maggiore verso le produzioni e le tecnologie industriali (22,0%), l’esplorazione e utilizzazione dello spazio (9,1%), la protezione e promozione della salute umana(8,8%).

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