Per combattere l’evasione M5S propone l’aumento Iva al 23% per chi paga in contanti

Ne sarebbero soggetti tutti i prodotti e servizi che ora sono soggetti ad aliquote inferiori. Per chi paga con moneta elettronica o tracciabile, previsto lo storno di quanto pagato i più. Federalberghi Veneto: «un incubo di una notte di fine estate». 

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Per portare nelle sempre asfittiche casse dello Stato nuove risorse, le fervide menti pentastellate hanno escogitato una bella trovata: per tutti coloro che s’ostinano a pagare beni o servizi con il denaro contante, potenziali veicolatori dell’evasione fiscale, scatta l’aumento Iva che viene portata al 23% (ma perché non anche al vecchio, indimenticato 38% gravante fino a qualche lustro fa sui cosiddetti beni di lusso?), mentre per chi paga con moneta elettronica o strumenti comunque tracciabili, il maggiore esborso verrebbe stornato e restituito.

A parte l’inutile complicazione cervellotica, l’aumento Iva sulle prestazioni pagate in contanti da gran parte della popolazione e da tantissimi turisti avrebbe il non secondario effetto di rendere ancora meno competitiva l’economiaitaliana, ad iniziare dal comparto turistico, dove la gabella vigente verrebbe più che raddoppiata. Di più: tante persone, soprattutto anziane, che sono abituate ad utilizzare il contante subirebbero comunque un danno, derivante sia dall’obbligodi dotarsi di uno strumento di pagamento elettronico (a vantaggio del giro d’affari delle banche che ringraziano sentitamente) che spesso non sanno come utilizzare che dal maggiore esborso gravante sui loro acquisti. Per non dire dell’inutile, ulteriore complicazione gravante su un sistema fiscale italiano già più che complicato di suo.

Lo scenario paventato dalle truppe grilline al governo ha suscitato la sbigottita reazione di Federalberghi Veneto: «leggo con sgomento che sarebbe sul tavolo del Governo l’ipotesi di un aumento Iva selettivo, dal 10% al 23%, per reperire risorse e che il provvedimento riguarderebbe alcuni settori affermati a maggior rischio di evasione – dichiara il presidentedegli albergatori, Mirco Michielli -. Sembra il parto di un quarto d’ora di follia da archiviare come effetto dell’ultimo solleone estivo, che sta però gettando nel panico tutti gli operatori che rappresento. Nel prosieguo di questa follia si evince che la maggiore Iva graverebbe solo su chi pagherà in contanti, mentre chi lo farà con carta credito riceverebbe un rimborso dell’imposta versata in più».

Michielli smonta punto per punto quello che definisce un «delirante intento»: «mi preme far osservare all’incauto estensore che includere gli alberghi tra le imprese a maggior rischio di evasione indica quantomeno una scarsa conoscenza delle dinamiche burocratiche e di controllo cui sono sottoposte. Gli alberghi sono controllati sostanzialmente da tutti i corpi dello Stato, a partire dalle Questure, quando depositano i documenti dei clienti, per continuare con i comuni, quando trasmettono l’imposta soggiorno, per finire con la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate, a consuntivo – spiega Michielli -. Inoltre, sempre l’incauto estensore ignora che oramai il pagamento negli hotel è effettuato al 90% con carta elettronica. Il provvedimento annunciato, quindi, creerebbe solo un’inutile complicazione: quella di dover ricostruire il sistema di compensazione».

«Faccio notare inoltre che grossomodo il 50% dei clienti che soggiornano in hotel è straniero: come si pensa di ricompensare la maggiore imposta pagata dai turisti che risiedono all’estero? Credo che, con questo tipo di discriminazione su base nazionale, il provvedimento non passerebbe il minimo vaglio europeo – prosegue Michielli -. E’ amaro constatare che tutto questo sta succedendo nell’anno che vede la prima flessione del mercato turistico, dovuta  agli alti prezzi che le imprese sono costrette ad applicare proprio per effetto delle maggiori spese di gestione e dell’alto costodel lavoro. Altroché nuovi carichi: dal Governo ci aspettiamo sgravi e il taglio del cuneo fiscale».

Un auspicio che sarà difficile recepire visto il pauroso stato di salute delle finanze nazionali che, oltre al rebus dei 25 miliardi di euro necessari per evitare l’aumento delle aliquote Iva al 13% e al 25,6%, serve recuperare anche quei 18 miliardi di euro che il governo M5s-Lega si era impegnato di recuperare da privatizzazioni fino ad ora mai avvenute e di cui nessuno parla. Soldi utilizzati per le mance sotto forma di reddito di cittadinanza e quota 100 che sarebbe opportuno cancellare il prima possibile. Sempre che a qualcuno non venga in mente di riportare in auge l’aliquota Iva di lusso al 38% su tutti i beni minimamente eccedenti la mera sussistenza di base, facendola gravare, per rimanere in ambito alberghiero, su tutti i pernottamenti oltre la categoria 2 o, la massimo 3 stelle. Magari anche con la scusa di combattere i cambiamenti climatici, visto che gli alberghi più costosi e con più stelle consumano anche più energia delle vecchie, care pensioncine a conduzione familiare.

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