Loacker sbarca nelle Marche per favorire la diffusione di noccioleti italiani

Parte da Matelica in collaborazione con un imprenditore locale lo sviluppo della filiera italiana della nocciola per ridurre le importazioni dalla Turchia. 

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nocciole loacker

Loacker, azienda dolciaria altoatesina leader europea della produzione di ottimi wafer, vuole puntare sul potenziamento della produzione italiana di nocciole, affrancandosi dalle importazioni dalla Turchia che non sempre assicura quella qualità di prodotto cui punta l’azienda. Di qui, un progetto per diffondere la coltura del nocciolo nelle realtà nazionali più vocate, a partire dalle Marche.

Loacker ha stretto un accordo con l’imprenditore marchigiano Sauro Grimaldi di Matelica (Macerata) volto a potenziare la coltura del nocciolo con l’obiettivo di estenderlo a tutta la regione.

Patrocinato dall’assessorato all’agricoltura del comune di Matelica, il progetto ha già coinvolto un centinaio di imprenditori agricoli provenienti da tutta la Regione, con una serie di incontri cui ha partecipato anche il patron Andreas Loacker che insieme a un agronomo ha illustrato le potenzialità di questa coltura.

Loacker intende gestire in modo diretto e indiretto 3.000 ettari di noccioleti in Italia, già ne gestiscono 500 in Umbria. Le colture di vigneti e noccioleti possono coesistere, avviene così da anni nel cuneese con la Ferrero, altra azienda italiana impegnata nella spinta alla diffusione della produzione italiana di nocciole.

Da un conto economico presentato durante l’incontro di Matelica, ipotizzando una superficie di soli dieci ettari di terreno con 22 quintali di produzione, si considera un ricavo annuo a regime che potrebbe aggirarsi attorno ai 36.000 euro, se non di più a fronte di costi che per il nuovo impianto si aggirano in circa 4-5.000 euro a ettaro, non comprensivi di fonti di approvvigionamento idrico. La Loacker si impegnerebbe nella tracciabilità delle materie prime, offrendo supporto tecnico nell’avviamento delle piantagioni, prezzi garantititi anche nell’impegno di 15 anni dell’acquisto di tutta la produzione, collaborazioni solide con la possibilità di accedere a finanziamenti agevolati di 12 anni.

Uno scenario molto interessante, utile anche a diversificare la produzione da territori dove la monocoltura è spesso l’unica realtà presente, anche per fronteggiare l’insorgenza di eventuali fitopatie.

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