Unimpresa: «la lotta al contante è una patrimoniale nascosta su 1.400 miliardi»

Gli averi di cittadini ed imprese nuovamente nell’occhio del fisco. Sta per ripetersi la rapina Amato del 1992 che fruttò 11.500 miliardi di lire? 

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A leggere le varie proposte che fioccano dagli esponenti del governo BisConte Pd-M5s sulla lotta al contante per combattere l’evasione, ai più vecchi corre un freddo brivido nella schiena, con la memoria che corre al 1992 quando nella notte del 13 settembre il governo di Giuliano Amato fece scoccare il prelievo forzoso del 6 per mille sulle giacenze nei conti correnti dei cittadini e delle imprese: una rapina in piena regola che fruttò alle asfittiche casse dello stato un bottino di 11.500 miliardi di lire. E ora pare che si possa assistere ad un bis, questa volta sui prelievi e sull’utilizzo di denaro contante.

«La lotta al contante allo studio del governo è in realtà una nuova tassa patrimoniale nascosta, potenzialmente capace di colpire 1.402 miliardi di euro depositati dalle famiglie e dalle imprese italiane sui conti correnti. Tra i nuovi controlli antiriciclaggio introdotti la scorsa settimane sui movimenti di denaro in banca e il nuovo balzello sull’uso del denaro contante, è evidente che si va creando un vero e proprio Stato di polizia fiscaleafferma il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.

«Come abbiamo più volte sottolineato, il peso delle tasse sui contribuenti italiani dovrebbe calare drasticamente e, a parole, chiunque è al governo sembra voler perseguire questo obiettivo. Peccato – continua Spadafora – che gli atti formali, ovvero leggi, decreti e circolari ministeriali, vadano tutti nella direzione opposta. Il sistema tributario italiano andrebbe snellito, soprattutto negli adempimenti burocratici, e contemporaneamente andrebbe avviato un percorso serio e credibile volto ad abbattere il carico fiscale».

Secondo i dati del Centro studi di Unimpresa, la tassa sul contante è potenzialmente capace di aggredire l’ammontare complessivo depositato sui conti correnti bancari che ammontano a 1.402,1 miliardi di euro (dato aggiornato a luglio 2019): 289,5 miliardi sono delle imprese, 1.018,1 miliardi sono delle famiglie, 65,1 miliardi delle aziende familiari, 29,3 miliardi delle onlus. Una tassazione al 2% secondo le voci che circolano potrebbe generare un tesoretto di circa 30 miliardi di euro (più del doppio della “tosatura” Amato del 1992), buono per disinnescare le clausole Iva e permettere qualche nuova mancetta clientelare ai supporter di Pd e M5s.

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