Cimice asiatica: la Fondazione Mach identifica due insetti antagonisti

Segrè: «ora bisogna attendere l’applicazione della nuova legge sulla lotta biologica, con il regolamento applicativo che prevede il rilascio di organismi esotici». 

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cimice asiatica
Una cimice asiatica su una foglia di melo

Per il nuovo flagello della cimice asiatica che danneggia le colture di gran parte del NordEst, la Fondazione Mach di San Michele all’Adige (Trentino) ha trovato una soluzione utilizzando due insetti antagonisti di origine asiatica, Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii.

Il gruppo di lavoro della Fondazione Mach assieme a quello del Centro Agricoltura Alimenti Ambienti ha individuato in questi due insetti un antagonista biologico contro la cimice asiatica. Per la concreta applicazione del rimedio, occorre ora attendere l’applicazione della nuova legge nazionale per la lotta biologica, recentemente approvata che aspetta il suo regolamento attuativo e che prevede proprio il rilascio di organismi utili esotici.

«Con le altre regioni interessate – ha spiegato l’assessore all’agricoltura della provincia di Trento, Giulia Zanotelli – abbiamo inviato una lettera al ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura con la quale, oltre ad evidenziare la gravità del problema e quanto già messo in campo fino ad oggi, abbiamo chiesto un incontro urgente. Abbiamo inviato ai ministeri interessati i risultati delle ricerche effettuate dalla Fondazione Mach e la richiesta, da parte della Giunta provinciale, che sia la stessa Fondazione, vista la realizzazione delle camere di quarantena, ad occuparsi della sperimentazione sui parassitoidi antagonisti, una volta ottenuto il permesso dagli enti preposti. Su questo problema dobbiamo lavorare tutti insieme e come chiesto dal mondo agricolo, istituiremo un “tavolo tecnico” a cui potranno partecipare tutti i soggetti coinvolti. Non sarà un percorso breve, ma metteremo il massimo impegno».

«Gli scambi legati alla globalizzazione – ha detto il presidente della Fondazione Mach, Andrea Segrè – porteranno inevitabilmente ad un maggior rischio di importazione di specie invasive e solo con investimenti adeguati si può ridurre rischi e danni all’agricoltura. Il ritrovamento in Trentino delle due specie di parassitoidi esotici, la disponibilità della nuova struttura di quarantena e il potenziamento dell’organico dedicato a queste specifiche problematiche, potranno mettere FEM nella condizione migliore per poter ottenere l’autorizzazione a condurre gli studi necessari per rilascio massivo dei parassitoidi specifici, come da tempo auspicato dalle organizzazioni dei produttori».

Grazie al lavoro di monitoraggio condotto dal gruppo di lavoro FEM, è stato possibile rilevare per la prima volta la presenzasul territorio trentino delle due specie esotiche: Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii che sono i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia e la loro presenza in equilibrio con il fitofago impedisce pullulazioni devastanti della cimice nelle aree di origine. Le vespe samurai, che attaccano le uova della cimice asiatica sono probabilmente arrivate in Europa in maniera accidentale seguendo le stesse rotte di invasione del loro ospite. In Italia, T. japonicus era stato rinvenuto finora solo in alcuni siti in Lombardia e Piemonte, mentre T. mitsukurii in aree ristrette del Friuli, Lombardia ed Alto Adige.

cimice asiatica
antagonista cimice asiatica Trissolcus mitsukurii

Le novità normative a livello nazionale aprono al rilascio di organismi utili esotici per la lotta biologica. Una nuova normativa nazionale è stata recentemente promulgata (pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 05 settembre 2019, del D.P.R. 5 luglio 2019 n. 102 che riguarda le norme necessarie all’immissione sul territorio di specie e popolazioni non autoctone). In attesa delle linee guida tecniche della nuova legge e/o di una rapida autorizzazione in fase di emergenza, FEM prevede che in un prossimo futuro saranno possibili rilasci in deroga di esotici utili per la lotta biologica dopo gli opportuni studi di efficacia e valutazione del rischio da condurre in impianti da quarantena.

Per far fronte a questa minaccia, è stato creato all’inizio del 2019 un tavolo di lavoro in FEM, diretto da Gianfranco Anfora e che coinvolge ricercatori e tecnici del Centro Ricerca e Innovazione, Centro Trasferimento Tecnologico e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (UniTrento – FEM), per il coordinamento di tutte le attività di ricerca e sperimentazione in corso su questo tema. Una delle attività principali del gruppo di lavoro, coordinato da Livia Zapponi del Centro Ricerca e Innovazione, è lo studio della possibile applicazione della lotta biologica. In particolare FEM è partner di un consorzio nazionale per il monitoraggio e la valutazione dell’impatto dei parassitoidi locali ed esotici della cimice, soprattutto quelli di origine asiatica del genere Trissolcus. Livia Zapponi e Serena Chiesa del Centro Trasferimento Tecnologico, grazie a questa iniziativa, hanno partecipato ad un corso di alta formazione a Montpellier presso il Centre for Population Biology and Management dell’INRA per il riconoscimento tassonomico dei parassitoidi della cimice appartenenti al genere Trissolcus.

Il controllo biologico classico prevede l’importazione dalle zone di origine del fitofago dei suoi antagonisti, con l’obiettivo di acclimatarli e riprodurre le condizioni che ne consentono la naturale regolazione della popolazione. Nel caso della cimice asiatica però, la scelta di tale approccio è stata limitata finora dai vincoli legislativi, nazionali, che hanno reso inattuabile finora la procedura per l’introduzione di nuove specie, anche se utili al controllo biologico. A questo proposito FEM ha da poco allestito una nuova struttura costruita seguendo i criteri degli impianti di quarantena internazionali per gli insetti e che sarà utilizzata dopo le opportune certificazioni ministeriali per tali studi.

La cimice asiatica, Halyomorpha halys, è una specie invasiva originaria dell’Asia orientale. Fuori dal suo areale originario, soprattutto negli Stati Uniti, è divenuto il fitofago chiave in numerosi agroecosistemi causando ingenti danni economici su colture arboree come melo, pero e pesco, nonché su molte orticole. Può inoltre essere fonte di fastidio per le persone, vista la sua abitudine di trascorrere l’inverno al riparo negli edifici e di emettere sostanze maleodoranti.

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