GeCo: a Rovereto nasce la nuova geografia

Inaugurato il nuovo Centro geo-cartografico di studio e documentazione, istituito congiuntamente dall’Università di Trento, dal comune di Rovereto e dalla Provincia di Trento che sarà al servizio della ricerca scientifica e del territorio. Dai Prà: «un unicum nel panorama europeo».

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Il taglio del nastro del Centro GeCo - Cartografico (GECO) di Rovereto a Palazzo Alberti Poia. Da sx il sindaco di Rovereto, Francesco Valduga, la direttrice del GeCo, Elena Dia PRA, il rettore Paolo Collini, e il presidente dell'Università Finocchiaro.

A Rovereto in Trentino nasce la nuova geografia, materia didattica bistrattata, ma capace di fare rete tra discipline diverse e di aprirsi oltre i confini territoriali: è il nuovo Centro Geo-cartografico (GeCo) di studio e documentazione, fortemente voluto dall’Università di Trento e sostenuto dal comune di Rovereto e dalla Provincia di Trento.

Un centro unico nel suo genere a livello europeo, che al suo debutto nella nuova sede di Palazzo Alberti Poja già raccoglie le dichiarazioni di interesse e di adesione scientifica di 122 docenti, un numero destinato a crescere nei prossimi mesi. Di questi, 37 sono gli afferenti dall’Ateneo trentino, cui si aggiungono 78 docenti da altri atenei italiani, da vari enti e sodalizi e 9 dall’estero.

Il tratto più significativo del Centro è l’interdisciplinarietà del suo approccio: la geografia è da sempre una disciplina aperta al dialogo, capace di leggere attraverso il tempo e lo spazio e di adattarsi a nuovi ambiti applicativi. Con il suo patrimonio documentale cartografico digitalizzato e con le competenze dei suoi ricercatori e ricercatrici, il GeCo offrirà una base conoscitiva fondamentale per la gestione del patrimonio paesaggistico, culturale e ambientale e sarà al servizio della ricerca scientifica e del territorio in vari ambiti, come ad esempio la prevenzione del rischio ambientale e antropico, la gestione delle risorse boschive, la pianificazione urbana sostenibile.

«Questa nuova realtà scientifica costituisce un unicum nel panorama europeo – spiega la direttrice del Centro, Elena Dai Prà, docente di geografia all’Università di Trento -. Si tratta di una sfida che abbiamo voluto raccogliere per rispondere a delle esigenze necessarie. Il Centro nasce per costruire ponti di collaborazione tra il mondo della ricerca e la sfera pubblica, per promuovere ricerche innovative di geografia storica e di cartografia, applicate, a servizio del territorio, utili a rispondere a bisogni concreti quali una pianificazione territoriale illuminata e sostenibile. Solo con un’adeguata conoscenza del contesto spaziale, sia attuale sia storico, è infatti possibile affrontare concretamente problemi quali l’aumento del rischio idrogeologico, la programmazione urbana o la gestione e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale».

Dopo i saluti del presidente Sogei, Andrea Riggio e del generale C.A. Claudio Berto, comandante delle Truppe Alpine, e delle autorità locali, è stata la volta della lectio magistralis di Giuseppe Scanu, presidente dell’Associazione italiana di cartografia. Scanu ha messo in luce nel suo intervento l’elemento di novità e originalità costituito dal nuovo centro: «parte dall’obiettivo ambizioso di introdurre una formula innovativa nella ricerca delle fonti di conoscenza del passato, da cui trarre informazioni da rilocalizzare sulle attuali basi di riferimento geografico, come mappe e immagini di varia tipologia, formato e scala. Informazioni utilizzabili in senso operativo e applicativo nella ricerca così come nella pianificazione e nella gestione del territorio. La nuova rivoluzione culturale mette in discussione l’attualità dei prodotti cartografici, non tanto sotto il profilo tecnico-informativo quanto piuttosto sulle modalità di realizzazione e sulle nuove esigenze delle società più avanzate, dominate dai social e dalle ridondanti offerte dei colossi dell’ICT come Google. È evidente come sia necessaria la ricerca di un prodotto “cartografico” (per utilizzare una parola della tradizione), che abbia un senso diverso dal fornire una mera conoscenza transcalare del territorio. Proprio come finora è stato nella storia della mappa».

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