L’autonomia secondo Zaia

«Il Veneto è stato l’apripista del nuovo corso dell’assetto istituzionale italiano e siamo determinati ad andare fino in fondo. Vergognoso il comportamento dei grillini». 

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Anche se molti fanno gli straordinari per incagliarla in una qualche sabbia mobile parlamentare, il tema dell’autonomia per le regioni ordinarie è nonostante tutto al centro dell’agenda politica il cui pallino è in mano al nuovo ministro agli Affari regionali, il Dem pugliese Francesco Boccia.

Dei prossimi sviluppi politici del tema autonomia, il suo principale artefice, il governatore del Veneto, Luca Zaia, analizza i vari aspetti e delinea lo scenario in cui le regioni richiedenti opereranno nelle prossime settimane.

Governatore Zaia, a lei e al Veneto si deve questo percorso autonomistico che dovrebbe riscrivere l’assetto dei poteri dello stato italiano.

Noi Veneti siamo padri putativi dell’autonomia e negli ultimi 25 anni abbiamo tentato ben tre volte la strada dell’autonomia costituzionale tramite l’indizione di un referendum popolare. La terza volta ci è andata bene: nel giugno 2014, il governo Renzi impugnava la legge votata dal Consiglio regionale del Veneto dinanzi alla Corte costituzionale la quale, dopo 13 mesi, nel luglio 2015 ci ha dato pienamente ragione, spianando la strada per l’indizione di un referendum popolare che è stato gestito in piena autonomia dalla regione Veneto, cui ben 2.328.494 Veneti sono andati a votare, con il 99% per il “Sì” all’autonomia. Un risultato che va oltre le forze di maggioranza del Veneto che l’hanno proposto, ad iniziare dalla Lega, perché l’autonomia è un tema trasversale che si radica anche tra gli esponenti della sinistra e del grillismo.

Se non ci fosse stato il referendum in Veneto e in Lombardia, probabilmente oggi il tema dell’autonomia non sarebbe centrale nell’agenda politica nazionale.

L’aver voluto la celebrazione del referendum popolare è stato fondamentale per sboccare la situazione, tanto che con il governo Gentiloni si è discusso in modo rapido i contenuti della proposta d’intesa votata dal Consiglio regionale Veneto il 13 novembre 2017, arrivando alla stipula di una preintesa che prevedeva il passaggio delle deleghe in quattro competenze e mezza alle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Il percorso autonomistico, seppur parziale, sembrava messo sul binario giusto.

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Francesco Boccia e Luca Zaia

Dopo le elezioni del 2018 con la nascita del governo Lega-M5s l’autonomia ha iniziato correndo per poi arenarsi.

Devo ringraziare il ministro vicentino agli Affari regionali, Erika Stefani, che ci ha messo tutto il suo impegno per fare correre i vari procedimenti, con l’avvio dei tavoli tecnici ministeriali che riguardavano tutte le 23 materie previste dalla Costituzione. Era troppo bello per essere vero. Infatti i grillini hanno iniziato a fare un’opposizione strisciante vergognosa, mai dichiarata, ma attuata sempre sottobanco, trovando mille impedimenti e distinguo per rallentarne il percorso. Lo stesso premier Giuseppe Conte, espressione del mondo grillino, dichiarava solennemente nel dicembre 2018 che avrebbe chiuso la trattativa autonomistica con le regioni al massimo entro febbraio 2019, salvo farla slittare di mese in mese come una sorta di tela di Penelope, dove di giorno la Stefani tesseva e costruiva e di notte Conte & grillini vari disfavano e demolivano.

La ciliegina sull’autonomia è arrivata poco prima della caduta del primo governo Conte grazie a Di Maio…

La proposta da parte del vicepremier Luigi Di Maio di attivare una commissione speciale composta solo da tecnici di estrazione territoriale meridionale per esaminare la richiesta di autonomia delle regioni del Nord ha fatto traboccare il vaso, una vera e propria presa in giro. Per culminare venti giorni fa, quando il nuovo ministro grillino per il Sud, Giuseppe Provenzano, tesse pubblicamente le lodi della sua collega grillina Barbara Lezzi, ringraziandola per avere bloccato l’autonomia per le regioni del Nord.

Secondo lei il M5s ha remato contro il processo autonomistico intrapreso dalle regioni nell’ambito delle disposizioni contenute nella Costituzione, per altro in un ambito modificato proprio dalla sinistra.

Il M5s è il principale responsabile dell’opposizione al processo autonomistico, rilanciando alla bisogna lo spettro della divisione tra il Nord e il Sud del Paese, riproponendo per giunta vecchi slogan come la secessione dei ricchi, Paese di serie A e di serie B, Italia a due velocità, e altre amenità del genere. Peccato che siano proprio i grillini (con il contributo del PD) a fare finta di non vedere i colossali sprechi che albergano nella pubblica amministrazione, soprattutto in quelle realtà del Centro-Sud Italia dove hanno raccolto il maggior numero di voti. Ogni anno in Italia si sprecano 200 miliardi di euro per inefficienze e sperperi vari che portano solo clientelarismo. E si che sarebbero facilmente aggredibili con un semplice provvedimento: l’applicazione dei costi standard, quelli da sempre applicati in una realtà virtuosa come il Veneto.#autonomia

Forse hanno paura di tagliarsi il loro bacino elettorale.

A parte il fatto che nelle ultime tornate elettorali il M5s ha subito nelle urne batoste su batoste dagli elettori in tutto il Paese, la tragedia è che il neocentralismo grillino non premia affatto il proprio bacino elettorale, quel popolo del Sud che proprio per l’incapacità della classe politica pentastellata è costretto a fare la valigia non solo per lavorare o studiare, ma anche per curarsi, a venire spesso in quel Veneto efficiente dove la sanità cura effettivamente i malati. Il peggio è che gli sprechi finanziano sempre i soliti, i protagonisti della malagestione della cosa pubblica, quelli che hanno già la pancia piena.

A Sud una regione autonoma molto speciale c’è da tempo immemore, ma la Sicilia non ha dato buon esempio di buon governo dell’autonomia speciale.

Il problema non è l’autonomia che non va tolta a nessuno, ma semmai data a tutte le regioni che la chiedono. Non si deve mettere in discussione il principio autonomistico, quel principio che lo stesso Luigi Einaudi nel presentare la prima Costituzione dello Stato italiano repubblicano affermava che «ad ognuno dovremmo dare l’autonomia che gli spetta». L’impianto costituzionale italiano è fondamentalmente autonomista, peccato che la gestione del potere sia all’insegna di un centralismo che sotto il governo M5s-Pd sta conoscendo una nuova forza. Tutto dipende da chi è chiamato a gestire l’autonomia: o si è capaci, o non lo si è. L’autonomia è un percorso che fa emergere quella responsabilizzazione degli amministratori locali che molti, troppi rifuggono, ad iniziare dai grillini.

Negli ultimi giorni il percorso autonomistico pare essersi impantanato.

Le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna sono determinate a proseguire il percorso autonomistico iniziato ormai due anni fa. Ma non posso non notare come ogni giorno da parte di qualche esponente della maggioranza di governo M5s-Pd venga una proposta più o meno strabiliante. Ho incontrato qualche settimana fa a Venezia il ministro Francesco Boccia, consegnandogli la relazione fatta dalla nostra commissione trattante. Ora voglio vedere il ministro scendere pienamente in campo e giocare una partita che è già giunta i tempi supplementari. A chi dice che l’autonomia si basa su principi illegali, ricordo ancora una volta che i temi di trattativa sono stati predisposti da fior di insigni tecnici del diritto, uno dei quali, il professor Antonini, è stato da poco nominato giudice della Corte Costituzionale. Hai voglia a dire che si discute di autonomia illegale!luca zaia felpa veneto autonomia

Intanto, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna non sono più sole nella richiesta di maggiore autonomia.

E’ sicuramente positivo che regioni come Piemonte e Liguria abbiano materialmente iniziato il loro percorso autonomistico e spero che a breve anche le altre regioni formalizzino la richiesta di avere l’autonomia che la Costituzione riconosce alle regioni.

Un percorso che rischia di finire nelle sabbie mobili parlamentari.

Sì, il rischio esiste, specie quando si continua a ribadire la necessità di una piena e completa discussione parlamentare degli accordi raggiunti tra Stato e regioni. Nel caso che questo accadesse, io e gli altri governatori siamo determinati a proseguire il processo devolutivo, facendo crescere dal basso l’autonomia, predisponendo per ciascuna delle 23 materie previste dalla Costituzione altrettanti disegni di legge da discutere e approvare nei rispettivi Consigli regionali, ad iniziare dalla competenza sull’organizzazione scolastica, che la stessa Corte costituzionale ha riconosciuto delegabile in campo alle regioni. Se il governo deciderà d’impugnare le leggi regionali dinanzi alla Corte costituzionale si assisterà ad uno scenario inedito, dove la Corte sarà chiamata a giudicare leggi che rispettano il dettato costituzionale e persino una sentenza della stessa Corte. Sarà interessante vedere se hanno torto le regioni che chiedono l’autonomia o una maggioranza di governo M5s-Pd inadempiente.

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