L’assunzione di medici in Alto Adige che non parlano italiano contestato dall’Ordine dei medici

Anelli (Fnomceo): «abbiamo scritto al ministro Boccia di impugnare la legge altoatesina». Urzì (Fratelli d’Italia): «bene l’equiparazione delle lingue italiana e tedesca, ma la conoscenza dell’italiano è un fattore imprescindibile». Bessone (Lega): «necessario rispettare la normativa nazionale». 

0
233
operatori sanitari non parlano italiano

La legge altoatesina appena approvata ad ottobre dal Consiglio provinciale di Bolzano per fronteggiare la carenza di medici secondo cui i sanitari che non parlano italiano possono comunque esercitare la professione in Provincia senza l’equiparazione dei titoli, prevista per legge è contestata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che chiede al governo di valutarne l’impugnazione, sottolineando che «anche l’Alto Adige fa parte del Servizio Sanitario Nazionale».

Dopo il famigerato cartellone della Süedtiroler Freiheit con in effige un uomo morto steso sul tavolino dell’obitorio con un cartellino legato al dito del piede con l’affermazione «il medico non sapeva il tedesco» che gettava in cattiva luce la professionalità dei medici italiani che ha aperto il contenzioso con il settore medico nazionale, ora sul banco degli imputati sale la legge provinciale n. 10 del 17 ottobre 2019, che autorizza i medici che conoscano solo il tedesco a esercitare nella provincia autonoma di Bolzano, bypassando, nel caso si tratti di medici stranieri, la normativa nazionale.Normativa che prevede il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero da parte del ministero della Salute e poi, per l’iscrizione all’Ordine, l’accertamento della conoscenza della lingua e delle normative italiane.

La Fnomceo, «pur comprendendo l’importanza che la questione dell’autonomia e del bilinguismo ricopre in Alto Adige, è preoccupata» ed il presidente Filippo Anelli ha scritto al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, e a quello della Salute, Roberto Speranza, per segnalare l’elusione della normativa nazionale e valutare l’impugnazione di parte della legge provinciale.

«Di fatto i requisiti e i titoli per praticare la professione medica in Italia sarebbero elusi dalla semplice legge provinciale, introducendo una misura che attua la separazione normativa dell’Alto Adige dal sistema nazionale – afferma Anelli -. La parificazione fra le lingue italiana e tedesca, dettata dall’articolo 99 dello Statuto di Autonomia, verrebbe riconosciuta, ma ignorando che, ai sensi del medesimo Statuto, è l’italiano la lingua ufficiale dello Stato e che, come tale, essa debba essere conosciuta ai fini dell’esercizio della professione».

La parificazione del tedesco all’italiano per l’iscrizione agli albi professionali, prosegue Anelli, «consentirebbe ai medici austriaci di esercitare nella provincia di Bolzano senza che abbiano conoscenza della lingua italiana. In qualità di presidente della Fnomceo, che agisce quale organo sussidiario dello Stato al fine di tutelare gli interessi pubblici connessi all’esercizio professionale – conclude Anelli – chiedo alle SS.VV., quali rappresentanti del Governo, di valutare l’opportunità di porre in essere tutte le necessarie iniziative di competenza, affinché attraverso l’impugnazione sia soppressa quella parte della legge in cui si fa riferimento alla possibilità, per medici ed altri iscritti ad Ordini e Collegi professionali senza alcuna conoscenza di lingua italiana, di esercitare in Alto Adige, creando una sorta di extraterritorialità dell’Alto Adige rispetto al resto del territorio nazionale».

La presa di posizione del presidente della Fnomceo è giudicata positiva dal capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio provinciale di Bolzano, Alessandro Urzì: «abbiamo sempre detto che lo Statuto prevede l’equiparazione delle lingue italiano e tedesco, ma anche il fatto che quella italiana sia ufficiale dello Stato, cui anche l’Alto Adige fa parte. Il tema quindi è: può essere superato questo vincolo con la previsione attraverso legge provinciale e nemmeno una norma di attuazione di valore costituzionale? Dal punto di vista giuridico non credo assolutamente. Si creerebbe una categoria di medici che in Italia non si relazione con il Sistema Sanitario Nazionale. Per incapacità linguistica. Pur essendoci mille ragioni pratiche per introdurre maggiore flessibilità linguistica nel settore sanitario causa la drammatica carenza di personale sanitario. Ma in questo caso non si può con una leggina provinciale scardinare il Sistema Sanitario Nazionale».

Per Massimo Bessone, assessore provinciale altoatesino della Lega, «in Alto Adige abbiamo bisogno di bravi medici, non di bravi interpreti. Certo, la situazione attuale di carenza di personale impone una certa elasticità, ma è comunque necessario che la lingua ufficiale dello Stato e della Provincia sia conosciuta da tutti i dipendenti pubblici».

Per rimanere sempre aggiornati con le ultime notizie de “Il NordEst Quotidiano”, consultate i canali social:

Telegram

https://t.me/ilnordest

Twitter

https://twitter.com/nestquotidiano

Linkedin

https://www.linkedin.com/company/ilnordestquotidiano/

Facebook

https://www.facebook.com/ilnordestquotidian/

© Riproduzione Riservata