Auto aziendali, gli emendamenti alla Finanziaria 2020 premiano solo elettriche e ibride, non il Diesel

La maggioranza M5s-Pd-Iv persiste nell’errore di privilegiare prodotti che ecologici non sono e che sono quasi tutti di produzione estera. Altoconsumo sdogana il Diesel: «quelli Euro 6 d-temp e Euro 6 inquinano meno di un’auto a benzina». 

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auto aziendali ecotassa nuovi veicoli

Come detto in altri articoli, nella maggioranza di governo M5s-Pd-Iv la confusione è totale specie in tema di tassazione sulle auto, auto aziendali comprese.

Dopo avere depresso il mercato con il meccanismo del “bonus-malus” che ha penalizzato gran parte delle auto acquistate dalle famiglie italiane, premiando con ricchi sconti fiscali (spesso raddoppiati dalle varie amministrazioni regionali fino a ben 12.000 euro) solo le auto elettriche o ibride, finendo solamente con il favorire la produzione dei costruttori esteri (che ringraziano sentitamente), la maggioranza di sinistra ci ha riprovato con la Finanziaria 2020taglieggiando nuovamente le già tartassate auto aziendali, questa volta quelle concesse in uso ai dipendenti delle aziende.

Le fervide menti tartassatrici di M5s e Pd (la renziana Italia Viva se ne è chiamata fuori, pur avendola approvata in sede di stesura) sono riuscite laddove nemmeno i più determinati fautori del comunismo si erano mai spinti: quello di espropriare di un mese di stipendio abbondante ogni anno gli incolpevoli dipendenti di quelle aziende che hanno loro assegnato, per lo svolgimento delle mansioni per cui sono stati assunti, un’auto aziendale, quasi sempre un’utilitaria del valore di circa 20/25.000 euro, roba che assolutamente non odora di lusso e di privilegio classista, facendo scattarel’allarme in decine di migliaia di onesti cittadini a reddito fisso.

Accortisi della topica in cui sono caduti, ecco i responsabili tentare di correre ai ripari per evitare ulteriore perdita diconsensi presso la classe lavoratrice. Il Pd, dopo avere proposto l’innalzamento dal 30% al 100% della quota di tassazione del “fringe benefit” dell’auto aziendale assegnata in capo al lavoratore dipendente, cosa che comporta mediamente il passaggio dell’onere da circa 500 a 1.800 euro all’anno (praticamente una mensilità di stipendio per molti dipendenti), ne ha proposto l’applicazione per i soli nuovi contratti di noleggio e non per quelli già esistenti, oltre a prevederne l’abbassamento dal 30% al 15% per le sole auto elettriche o ibride, mentre poi il prelievo sale al 40% per le auto con emissioni fino a 95 g/km di CO2 (praticamente solo le utilitarie di bassa potenza), per salire poi al 60% per quelle con emissioni fino a 160 g/km di CO2 (gran parte dei modelli acquistati dagli automobilisti italiani) e al 100% per quelli con emissioni oltre la soglia dei 160 g/km di CO2.

Previsto pure l’innalzamento della quota di ammortamento delle auto aziendali dall’odierno livello di 18.736 euro a circa 37.000 euro, con la soglia attuale portata dal 20% al 40%, 60% e 80% a seconda della classe di emissione inquinanti del veicolo, premiando anche qui vetture elettriche e ibride.

Tutte pezze che sono peggio del buco che vorrebbero coprire e che non avvicinano affatto l’Italia all’Europa in fatto di competitività delle aziende italiane in tema di utilizzo dei veicoli aziendali, quasi sempre beni indispensabili per lo svolgimento delle attività. Pezze che vanno ad avvantaggiare la produzione straniera a danno della filiera italiana, già messa in seria crisi per la riduzione delle vendite a causa di provvedimenti demagogici e infondati, a partire dalla guerra al Diesel, che hanno disorientato i consumatori, frenando i nuovi acquisti e le sostituzioni del parco circolante più vecchio, inquinante (in Italia circa il 30% dei veicoli circolanti è di classificazione ante Euro 4) ed insicuro (privo dei moderni sistemi di sicurezza, dalla frenata automatica all’anti sbandamento).

Qualcosa sta cambiando, a partire dai mercati più evoluti e dal Diesel che le organizzazioni ambientaliste stanno riconsiderano. Lo stesso Altroconsumo, dopo avere testato gli ultimi modelli di autovetture, benzina, diesel, elettriche ed b, si è accorto, dati alla mano, che i motori Diesel sono meno inquinanti di quelli a benzina e si avvicinano molto a quelli ibridi, che sono in vantaggio solo nella marcia in città, mentre sono penalizzati nei percorsi extraurbani ed autostradali.

Senza considerare il fatto che un’auto elettrica è ecologica solo nel suo utilizzo, mentre il suo impatto ambientale cresce grandemente se si guarda alle modalità di produzione dell’energia elettrica che utilizza, all’efficienza di trasformazione ed immagazzinamento e all’impatto ambientale connesso con la costruzione delle attuali batterie agli ioni di litio, realizzatecon materiali altamente inquinanti e pericolosi, senza considerare i pesanti vincoli nel suo utilizzo in termini di autonomiae tempi di ricarica presso una rete ancora inesistente.

Per non tralasciare il fattore prezzo, in parte competitivo solo se fortemente sussidiato da contributi pubblici, tale da creare un trasferimento di risorse dall’economia italiana a quelle estere (la produzione nazionale è inesistente) e dalle famiglie a reddito normale a quelle ricche (chi acquista un’auto elettrica oggi lo fa per avere la seconda o terza auto, sborsando comunque una cifra che è doppia rispetto ad un’auto normale). Con seri dubbi anche sulla reale convenienza economica sul loro utilizzo quotidiano, visto che tutti i calcoli di convenienza sono realizzati solo sulla tariffa domestica (circa 22 centesimi/kWh), mentre chi utilizza la rete di ricarica pubblica i costi raddoppiano o triplicano (le colonne di ricarica veloce, capaci di abbattere i tempi di rifornimento da 8 ore a 1-2 ore applicano tariffe variabili da 50 a 60 centesimi/kWh).

In questo contesto, il Diesel meriterebbe, dopo la completa riabilitazione ecologica, pure la riabilitazione istituzionale. Ne è convinto anche il presidente del Centro studi Promotor, Gian Primo Quagliano: «la discriminazione al Diesel che gli ultimi governi hanno perseguito continua a fare danni al sistema economico nazionale e all’ambiente, in quanto i consumatori quando devono sostituire la loro vecchia vettura Diesel non vanno ad acquistare un nuovo Diesel o un’autoelettrica o ibrida che costa ancora troppo, ma acquistano un’auto a benzina che ha emissioni inquinanti superiori a quella di una moderna auto Diesel». Secondo Quagliano «è significativo che mercati maturi ed evoluti come quello tedesco segnino una decisa ripresa del mercato delle auto Diesel dopo le demonizzazioni degli ultimi anni. La gente sta capendo che sostituire un vecchio Diesel con un Diesel Euro 6 di nuova generazione è decisamente più conveniente sia dal punto di vista economico (minori costi d’acquisto e di gestione), ma anche sul piano ambientale, con minori emissioni inquinanti rispetto ad un’auto a benzina ed ibrida».

Quagliano rivolge un appello alla classe politica: «sarebbe bene che chi è chiamato a prendere decisioni cessasse di demonizzare a prescindere il Diesel per ragioni che sono esclusivamente ideologiche e prendesse atto che i dati scientifici e il buon senso della gente sta smentendo tutte le sciocchezze finora viste. Se si vuole fare un provvedimentodi buon senso a vantaggio dell’ambiente, dell’industria nazionale e dell’economia delle famiglie, delle imprese e del Paese, si faccia cessare subito le penalizzazioni al Diesel, proponendo anzi il suo incentivo».

Incentivi che dovrebbero essere almeno simili a quelli previsti per i veicoli ibridi. Chissà se tra la maggioranza di governoo nel Parlamento non ci sia un sussulto di realismo, magari provvedendo ad allineare l’Italia agli altri paesi europei in fattodi tassazione delle auto aziendali, portando le quote di deducibilità al 100%, cosa che porterebbe su base annua alla vendita di almeno 300.000 nuovi veicoli oltre ad un maggiore gettito fiscale che bilancerebbe i maggiori costi a caricodello stato, con sicuramente minore impatto ambientale e più sicurezza sulle strade.

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