Alitalia è un pozzo senza fondo: meglio chiuderla e voltare pagina

Onlit: «imperdonabili sprechi sulla tratta Milano-Roma. Fallito il progetto di una ristatalizzazione mascherata». Ogni giorno la compagnia di bandiera brucia 900.000 euro. 

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alitalia code aerei

Domani dovrebbe esserci il redde rationem sul caso Alitalia, la disastrata compagnia aerea di bandiera che governi e maggioranze politiche di tutti i colori si sono affannati a tenere in vita negli ultimi 15 anni nonostante il suo stato comatoso, di malato irrecuperabile che ogni giorno brucia 900.000 euro di soldi pubblici.

E nonostante l’andazzo tutt’altro che felice, il governo M5s-Pd-Iv ha deciso l’ennesima flebo finanziaria di altri 400 milionidi euro pubblici (che vanno ad aggiungersi ai 900 già erogati e puntualmente bruciati) che porterà alla bella somma di9.200.000.000 (leggasi novemiliardiduecentomilioni) il totale di quanto Alitalia è costata allo Stato e a tutti i contribuenti in 45 anni di attività.

In Alitalia si sono celebrati i più fantasmagorici sprechi pubblici, tra cui gli 1,9 miliardi di euro costati per pagare la cassa integrazione straordinaria a livelli da favola ai 7.000 esuberi ai quali fu garantito l’80% dello stipendio per ben sette anni.

Dal solo 2008 ad oggi, Alitalia è costata ai contribuenti 5,278 miliardi di euro, tanto che secondo un calcolo effettuato dal Sole 24Ore, se le schiatte di politici sempre più pavidi ed inetti che si sono succeduti da allora ad oggi avessero avuto il coraggio di chiudere la baracca volante a ciascuno dei 17.000 dipendenti della compagnia, con la stessa cifra pagata dallo Stato, avrebbero potuto essere liquidati con una media di 310.000 euro lordi, un scivolo d’oro per accompagnarli ad un nuovo impiego. Invece si è deciso di tenerla a galla contro tutto e tutti, giungendo a spendere per ciascun dipendente la somma monstre di 800.000 euro lordi a testa.

Non solo: anche l’ultimo tentativo perpetrato dal M5s di sposare la compagnia alla società delle ferrovie si è dimostratoun pessimo affare. Secondo Dario Balotta, presidente dell’Onlit (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture E Trasporti), «in due anni i commissari del Governo, il Gruppo FS e un nuovo prestito ponte statale di 1,3 miliardi, non sono riusciti a creare le condizioni per un’offerta vincolante per Alitalia. Del resto l’operativo dei voli per Milano da Roma Fiumicino, che rimane con 56 movimenti giornalieri tra arrivi e partenze nonostante le 104 Frecce Rosse e i 50 treni di Italo che operano sulla stessa tratta, dimostra la mala gestione della compagnia».

Balotta cita quanto accade all’estero: «sulla tratta Lione-Parigi, ad esempio, con l’arrivo dell’Alta velocità i movimenti aereisono stati ridotti a 12 giornalieri da Air France e sulla Barcellona-Madrid invece sono rimasti 40, ma suddivisi, in concorrenza Iberia (24) e Vueling (16). Sulla Milano-Roma sono invece tutti operati da Alitalia, con coefficienti di riempimento deludenti».

Secondo il presidente di Onlit, «visto l’ingresso di Ferrovie nel capitale, poi, non si spiega il mantenimento di tutti quei collegamenti sull’aeroporto di Linate, che dovrebbe invece sfruttare gli slot per il medio raggio business in partenza per le maggiori piazze, dove i vettori concorrenti, grazie all’overnight, si portano via un sacco di traffico in uscita al mattino, anche per destinazioni intercontinentali».

Sull’altare dell’Alitalia si gioca anche la partita delle concessioni autostradali, con Atlantia che vincola il suo ingresso in Alitalia solo alla garanzia che il governo faccia marcia indietro sulla revoca dopo quanto accaduto con il crollo del viadotto Morandi di Genova e con la scoperta di una manutenzione molto labile di molte altre opere d’arte delle tratte in concessione ad Autostrade per l’Italia e alla relativa holding Atlantia (Gruppo Benetton).

Il governo M5s-Pd-Iv si dimostra ancora molto debole, sia perché non è riuscito in oltre un anno a revocare le concessioni ad Atlantia di fronte a quelle che sembrano palesi inadempimenti, sia perché non è in grado di capire che Alitalia non ha più alcun mercato. Gira e rigira, se non si farà il gesto definitivo, la via obbligata sarà quella di rinazionalizzare Alitalia, con tutto quel che ne comporta, incassando perdite su perdite a fronte di un servizio non all’altezza dei migliori concorrenti.

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