Fine corsa per l’avventura Bio-on: il Tribunale di Bologna ne dichiara fallimento

L’azienda che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo della plastica finisce in una colossale truffa orchestrata da Marco Astorri che ha fatto evaporare oltre un miliardo di euro degli azionisti. Disposto l’esercizio provvisorio. 

Bio-on e Kartell

Sono bastati pochi mesi per la caduta degli dei della rivoluzione della plastica con il fallimento di Bio-On dichiarato dal Tribunale di Bologna.

Solo pochi mesi fa l’azienda emiliana delle bioplastiche fondata da Marco Astorri era la regina dell’Aim – il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole imprese – su cui, nel luglio del 2018 era arrivata a toccare una quotazione di 70 euro, suo massimo storico, e a raggiungere una capitalizzazione di 1,3 miliardi di euro. Ora il triste epilogo sotto i colpi dell’inchiesta condotta dalla Procura di Bologna che ha prima azzerato i suoi vertici societari con l’accusa di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato dopo le denunce contenute in un report pubblicato il 24 luglio scorso dal fondo americano Quintessential in cui si accusava Bio-On di essere «una nuova Parmalat a Bologna» e un «castello di carte» destinato «al collasso totale».

Nell’aprire il fallimento il Tribunale ha disposto la continuazione temporanea dell’attività economica d’impresa autorizzando l’esercizio provvisorio così da preservare la continuità aziendale per evitare che venga dissolta l’organizzazione produttiva nelle sue componenti di occupazione, tecnologiche e di avviamento, nominando giudice delegato Fabio Florini e curatori fallimentari Antonio Gaiani e Luca Mandrioli, già amministratore giudiziario dell’azienda.

Una decisione affiancata dall’impegno della curatela, spiegano gli stessi Gaiani e Mandrioli in una nota, di «attivarsi quanto prima al fine di presentare la domanda di intervento straordinario di integrazione salariale per crisi aziendale» visto che «stante, a tutt’oggi, la mancata disponibilità’ da parte del sistema bancario a concedere nuova finanza sebbene assistita dalla garanzia della prededuzione, il pagamento delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti di prossima scadenza potrà essere reso possibile solo a seguito dell’incasso dei crediti di futura esigibilità». Di fatto, per i circa 100 dipendenti di Bio-On si aprono periodi di difficoltà per il pagamento delle loro spettanze.

Considerata una stella nel firmamento delle realtà hi-tech grazie alla produzione di bioplastiche innovative e divenuta ben presto protagonista di una corsa irrefrenabile che sembrava non avere confini, anche per Bio-On la caduta è stata pesante. A segnare il fine rally della Borsa il report di Quintessential che ha scoperto il marcio su cui ha basato il suo effimero successo il fondatore e presidente della società, Marco Astorri e i vertici del gruppo emiliano. Per giorni, Astorri e soci hanno tentato di controbattere ai contenuti portati da Quintessential, il quale rilanciava con nuove rivelazioni, tanto da indurre Procura di Bologna a muoversi, facendo partire le indagini della Guardia di Finanza fino a scoperchiare diverse irregolarità nella formazione dei bilanci e nell’informazione societaria riportata al mercato, con particolare riferimento ai ricavi e al livello di produzione dichiarati.

Ora, l’impegno dei curatori fallimentari sarà quello di salvare il salvabile, soprattutto i posti di lavoro e le tecnologie sviluppate dall’azienda che potrebbero anche avere un futuro, visto che la validità scientifica del Minerv PHAs,100% naturali e 100% biodegradabili, non è mai stata messa in discussione. Chi dovrà leccarsi le ferite saranno le migliaia di piccoli azionisti traditi, che hanno visto letteralmente evaporare nel giro di qualche giorno le fantastiche quotazioni di Borsa raggiunte da Bio-On.

Soprattutto sarebbe ora di chiedersi come funzionano i controlli da parte delle autorità preposte, visto che il caso di Bio-On, così come quello altrettanto eclatanti dei recenti fallimenti di tante, troppe banche, non sono nati dalla sera alla mattina, ma cresciuti nel tempo su una montagna di carte fasulle che nessuno sembra si sia dato la briga di leggere accuratamente.

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