Aumento del pedaggio autostrada Padova-Mestre: tutti incazzati

Arrabbiatura generalizzata di pendolari, autotrasportatori, amministrazioni locali di una delle tratte stradali più trafficate del Veneto. Quando altrove tangenziali ed autostrade sono gratis.

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La decisione di autorizzare l’aumento del pedaggio da inizio anno dei circa 40 km di tracciato della variante autostradale di Mestre gestito dalla Cav, la concessionaria proprietà al 50% ciascuno di Anas e regione Veneto, ha fatto incazzare tutti, dagli amministratori locali ai pendolari agli autotrasportatori.

Con l’aumento del pedaggio appena scattato, la Padova-Mestre si conferma come la tratta più cara del Veneto (e una delle più care in Italia), superata solo dalla Pedemontana Veneta prossima ventura (0,162 euro/km). Con un costo chilometrico di 0,148 euro è pur vero che il Passante mestrino si pone lontano dalle tariffe esorbitanti della BreBeMi (0,274 euro/km) o della TorinoAosta-Monte Bianco (0,287 euro/km), ma di gran lunga più cara dell’A22 Autobrennero (0,07 euro/km), della A13 Padova-Bologna (0,074 euro/km), della A4 Venezia-Trieste (0,103 euro/km) e della Belluno-Venezia, (0,112 euro/km).

Cav è tra le quattro concessionarie in Italia (con Autovie Padane, Bre.Be.Mi e Pedemontana Lombarda) e l’unica attiva in Veneto ad aver avuto dal ministero dei Trasporti il via libera all’aumento del pedaggio (+1,2%).

A giustificazione del rincaro deciso dal ministero la necessità di restituire entro il 2030 il prestito da 830 milioni di euro acceso da Anas per la realizzazione dell’opera, ma a detta degli utilizzatori già una tariffa da oltre 14 centesimi al chilometro è più che sufficiente per generare le risorse per pagare il debito, senza ulteriori “tosature” degli utenti.

Per Michele Varotto, presidente di Confartigianato Trasporti e Logistica, «gli utenti professionali si trovano a dover sempre pagare in anticipo per servizi e strutture che non arrivano mai, come le aree di soste insufficienti o i caselli sempre intasati che generano inutili code e rallentamenti con conseguente perdite di tempo che nessuno ci risarcisce. E, come categoria, siamo senza alternative, visto che i comuni del territorio hanno emesso ordinanze che vietano il transito ai Tir sul loro territorio».

Deluso il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, Paolo Zabeo: «siamo alle solite. Dall’utilizzo delle tecniche di finanza di progetto, gli utenti finiscono sempre con il pagare due volte le opere pubbliche con tasse e pedaggi. Il tutto mentre in altre zone d’Italia le tangenziali sono gratis».

Nonostante la regione Veneto sia comproprietaria al 50% della Concessionaria, l’assessore regionale ai trasporti, Elena De Berti, prende le distanze dalla decisione ministeriale: «la decisione di ritoccare le tariffe è solo del Ministero e sarebbe necessario una maggiore calmierazione delle tariffe».

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