Smog: Greenpeace, gli allevamenti intensivi inquinano più delle auto

In Veneto, nel 2019 superati più volte i limiti alle PM10. Arpav, nel periodo estivo l'ozono è inquinante critico. 

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Con lo smog in Pianura Padana a livelli di allarme, in particolare di polveri sottili, Greenpeace ricorda come «il blocco delle auto sia un provvedimento utile a gestire l’emergenza, ma occorra intervenire in maniera strutturale sulle cause».

Per l’associazione ambientalista «sono urgenti anche interventi in altri settori, come quello della produzione di carne. Gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di inquinamento da polveri fini in Italia, responsabili dello smog più dell’industria e più di moto e auto».

Greenpeace fa riferimento ad uno studio dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), secondo il quale riscaldamento e allevamenti sono responsabili rispettivamente del 38% e del 15,1% del particolato PM2,5 in Italia, mentre le automobili e moto sono responsabili solo del 9% dell’inquinamento, mentre l’industria è “colpevole” dell’11,1% delle emissioni.

«Il settore allevamenti, negli ultimi 16 anni, non ha subito alcun tipo di miglioramento – osserva Simona Savini, campagna agricoltura di Greenpeace Italia – in termini di inquinamento da particolato e polveri fini: anzi è addirittura aumentato sia l’inquinamento del riscaldamento (che passa dal 15% del 2000 al 38% del 2016) che quello del settore allevamenti (dal 10,2% al 15,1% in sedici anni). Le misure prese dalle Regioni per tamponare l’emergenza di questi giorni sono palliativi se non si affronta la questione in modo organico».

Il riscaldamento è il principale responsabile dell’inquinamento per circa 4 mesi all’anno e, come abbiamo scritto ieri, serve un’azione severa di controlli sulla manutenzione degli impianti spesso trascurati, oltre a controllare il rispetto della temperatura all’interno degli edifici, spesso autentiche serre. Di più: chi crede che con meno di 20°C in casa si viva male, sbaglia di grosso. Abbassare la temperatura di qualche grado (17-18°C), ovviamente accompagnata da un abbigliamento più consono (felpa, maglione, tuta e calzettoni al posto di maglietta e mutande) si vive lo stesso bene e si guadagna in salute (l’aria meno secca degli ambienti domestici e il minore sbalzo di temperatura quando si esce da casa fa evitare molti mali di stagione) e in denaro (minori costi per bollette energetiche). Ovvio, serve un cambio di abitudini, ma provare è decisamente opportuno per scoprire che si vive anche meglio.

Intanto, in Veneto secondo le prime elaborazioni sullo scorso anno, diffuse dall’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpav) nel corso del 2019 il valore annuale per il PM10 è rimasto al di sotto dei limiti, ma si registrano numerosi superamenti del limite giornaliero per 25 centraline sulle 31 diffuse in regione (pari all’80%).

Nel periodo estivo, in particolare, l’ozono si conferma inquinante critico, con diffusi superamenti della soglia di informazione e alcuni superamenti della soglia di allarme. L’analisi preliminare dei dati automatici della qualità dell’aria prodotti dalla rete regionale Arpav evidenzia, come negli anni precedenti, una criticità per il PM10 sul valore limite giornaliero di 50 g/m3.

Per quanto riguarda il PM2.5 il valore limite annuale (25 g/m3) e’ stato rispettato nel 2019 in tutte le centraline, ad eccezione di una stazione di Padova (media 26 g/m3). Per il biossido di azoto (NO2) non si sono registrati superamenti del valore limite annuale (40 g/m3), ad eccezione della centralina di Venezia-Rio Novo, con concentrazione di 51 g/m3 e sei superamenti del valore massimo orario (200 g/m3).

Durante il periodo estivo, in particolare a giugno e luglio, si sono registrati diffusi superamenti della soglia di informazione per l’ozono (180 g/m3) e alcuni della soglia di allarme (240 g/m3) soprattutto nelle province di Verona e Vicenza.

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