Il clavicembalo di Andrea Buccarella per i concerti di “Musikamera 2020”

Applaudito recital del giovane strumentista nelle sale Apollinee del teatro La Fenice di Venezia.  Di Giovanni Greto 

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muskamera 2020
Andrea Buccarella

Andrea Buccarella, romano, classe 1987, ha preparato un interessante programma, diviso in due parti, per l’esibizione alle sale Apollinee del Teatro La Fenice, nell’ambito della stagione di Musikamera 2020.

I tre compositori scelti per il repertorioGeorg Friedrich Handel, Domenico Scarlatti, Johann Sebastian Bach – condividono il medesimo anno di nascita, il 1685.

Il recital si è aperto con la “Chaconne in Sol maggiore HWV 435” (1719-1727) di Handel. Derivata da una danza popolare spagnola, forse di origine messicana, la Ciaccona ha una struttura complessa e si basa su delle variazioni, 21 in questo caso, su un basso ostinato generalmente discendente e in tempo ternario.

Buccarella suona in maniera sciolta, superando abilmente le insidie disseminate nello spartito. Sia nella Ciaccona, che nella successiva “Suite n.2 in Fa maggiore HWV 427” (1720) che si dispiega in 4 movimenti – Aria (Adagio), Allegro, Adagio, Allegro (Fuga) – si avverte il legame del compositore con la musica italiana del suo tempo, che sviluppò in maniera personale, aumentandone il virtuosismo tecnico e arricchendone l’armonia.

Nelle intenzioni di Buccarella, scorrendo le note del programma di sala, la prima parte ha voluto ricordare la singolare gara di abilità – che però potrebbe essere uno degli strani aneddoti sorti intorno alla figura del musicista italiano – svoltasi a Roma nel palazzo del cardinale Ottoboni nel 1708 tra Handel e Scarlatti. Il confronto, nato dal gusto capriccioso di aristocratici musicomani romani, vide Scarlatti prevalere al cembalo, ma nettamente soccombere all’organo.

Di Domenico Scarlatti, Buccarella ha eseguito quattro delle sue 555 Sonate, 525 delle quali sono rimaste pressoché sconosciute per tantissimo tempo: la K 213 in Re minore (K sta per Kirkpatrick, il maggior studioso scarlattiano); la K 113 in La maggiore; la K 481 in Fa minore; la K 204a in Fa minore. Ad un ascolto attento sorprende la complessità della tecnica clavicembalistica che influenzerà notevolmente lo sviluppo e il linguaggio pianistico sette e ottocentesco. Straordinaria è anche la sensibilità timbrica, mentre si percepiscono aperture sulla vocalità patetica del melodramma e sul folclore italiano e iberico, rievocato in serrati ritmi di danza o nel canto sentimentale della chitarra spagnola, la cui tecnica Scarlatti assimilò completamente. Particolarmente avvincente il terzo e ultimo movimento della “Sonata K 204a”, l’Allegrissimo, assai ritmico, percussivo, pieno di accentazioni, che a un certo punto assume le caratteristiche di una cavalcata.

Dopo un intervallo abbastanza lungo, forse necessario per concentrarsi sull’ultimo compositore, Johann Sebastian Bach, fedele alla tradizione luterana e alla polifonia sacra, Buccarelli ha eseguito la “Ouverture nach Franzosischer Art, (Ouverture in stile francese), in Si minore BWV 831”, composta nel 1735. All’epoca, Bach scelse di scrivere per un clavicembalo a due manuali, cioè tastiere, nel quale si poteva predisporre il forte a una tastiera e il piano all’altra. All’Ouverture introduttiva, che dà il titolo al tutto, seguono sei danze dal carattere diverso: Courante, Gavotte (I-II), Passepied (I-II), Sarabande, Bourrée (I-II), Gigue. La Courante è una danza in ritmo ternario, elegante e leggera, dal movimento non rapido; la Gavotte è in ritmo binario, dal carattere gaio ma dall’andamento moderato e ha la caratteristica di cominciare in levare, ossia sul tempo debole della battuta. Il Passepied è una danza svelta e leggera, dal movimento molto vivace e dal ritmo ternario composto (3/8 o 6/8). Danza grave e solenne per eccellenza, la Sarabande è il corrispettivo del movimento lento della Sonata. La Bourrée, originaria della regione francese dell’Auvergne, è una danza rustica che si distingue dalla Gavotte per il carattere aspro e quasi brutale e per il movimento più rapido. La Gigue era anticamente una sorta di valzer, del quale ha conservato il ritmo ternario. In Bach assume un movimento molto vivace e spigliato, col caratteristico tempo composto. L’Echo, il movimento finale, non è una danza. Era già stato utilizzato da Bach all’interno di un’opera giovanile, con effetti mutuati dall’eco della natura. Qui invece l’eco viene idealizzato: le risposte agli incisi musicali non sono più letterali, ma libere.

Buccarella, vincitore di numerosi premi – tra cui spiccano, nel 2018, il primo premio al Concorso internazionale di clavicembalo di Bruges e il premio Outhere, rilasciato da una giuria indipendente a nome del noto gruppo discografico belga – si rivela musicista sensibile, tecnicamente abile, probabilmente in grado, col passare degli anni e con l’esperienza, di acquistare il carisma di musicisti celebri quali Ton Koopman, Trevor Pinnock, Gustav Leonhardt.

Applausi affettuosi e prolungati sono stati premiati con l’esecuzione dell’Aria dalle “Variazioni Goldberg” (1742) di Bach, uno dei titoli più famosi ed eseguiti dell’immenso compositore germanico.

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