Autonomia differenziata, il ministro Boccia tenta di uscire dalle secche parlamentari

«Chi è contro l’autonomia, è contro la Costituzione». Zaia: «benvenuto tra noi al ministro Boccia».

autonomia
Francesco Boccia e Luca Zaia

Per l’autonomia differenziata un passo avanti, forse: il ministro agli Affari regionali e autonomia, Francesco Boccia, ha detto in audizione in commissione bicamerale Questioni regionali che «chi è contrario all’autonomia differenziata delle Regioni è contrario alla Costituzione. Evitiamo dibattiti surreali sul tema. Autonomia e sussidiarietà sono scolpite nella nostra Costituzione».

Il nodo, prosegue Boccia, «è come attuare l’autonomia: se lo si fa perequando, attuando il principio di sussidiarietà e contrastando le disuguaglianze allora si rispettano tutti gli articoli della Costituzione, dal 114 al 119, avendo come stella polare l’articolo 3. Come sottolineato anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, “l’autonomia rafforza l’unità nazionale” perché nessuno può farcela da solo. Trovo arcaico che lo Stato debba fare da balia a Regioni e comuni, che a loro volta rappresentano lo Stato; serve ritrovare una fiducia reciproca tra i diversi livelli istituzionali, mantenendo un reciproco rigore sui doveri istituzionali».

Una posizione che ha spinto il governatore del Veneto, Luca Zaia, a rivolgere un caloroso «benvenuto tra noi, ministro Boccia. Spero che dopo il pronunciamento del Presidente Mattarella sul fatto che l’autonomia è un valore costituzionale, che non mina solidarietà, sussidiarietà e coesione nazionale, possiamo arrivare tutti assieme all’obiettivo».

«Dico benvenuto tra noi al ministro Boccia – prosegue Zaia – non per spirito polemico, ma perché ha detto finalmente quello che noi dicemmo fin dall’inizio del nostro cammino referendario, anche a chi, come il Governo Renzi, tentò di impedirci di fare il referendum e ci costrinse a celebrarlo senza poter usare la tessera elettorale».

Secondo il governatore veneto «l’autonomia non è, e non è mai stata, almeno per noi, una partita basata su calcoli politici, ma sulla volontà di rispettare il popolo. Hanno votato 2.328.494 veneti senza fare distinzioni politiche, perché un partito con tutti quei voti in Veneto non c’è. Come non l’hanno fatta allora, non la faranno nemmeno quando arriverà il risultato. C’è da dire – conclude Zaia – che, finora, i governi hanno prodotto zero. Quindi i presupposti per chiudere adesso ci sono tutti. Per quanto ci riguarda abbiamo fatto un grande lavoro preparatorio. Ora confido che il tutto vada al più presto in Consiglio dei ministri e, subito dopo, in Parlamento».

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