Decreto “Cura Italia”, lavoratori autonomi e professionisti valgono meno di uno sfaticato con reddito di cittadinanza

De Bertoldi (FdI): «dal governo due pesi e due misure per i contribuenti, Molti punti deludenti nel decreto. Gelmini: «decreto subito in Parlamento per le doverose modifiche, ad iniziare dagli interventi per i lavoratori autonomi». 

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La presentazione del decreto "Cura Italia da parte del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte.

Per il governo BisConte delle quattro sinistre e il decretoCura Italia” appena emanato un lavoratore autonomo o un libero professionista vale decisamente meno di uno sfaticato percettore di reddito di cittadinanza: ai primi per il fatturato perso causa Coronavirus sarà erogata un’indennità una tantum di 600 euro, mentre ai secondi si eroga ogni mese indennità variabili tra i 400 e gli 800 euro al mese, importi che crescono al crescere del numero dei componenti delle famiglie. Peccato che i primi, a differenza dei secondi, diano un concreto contributo alla crescita economia e sociale del Paese, salvo dallo stesso Paese (ma soprattutto da una maggioranza sgangherata come quella del BisConte) essere trattati a pesci in faccia quando sono chiamati a sopportare conseguenze non dipendenti dalla loro volontà.

Quando si tratta di clientelarismo, gli esponenti del BisConte si sono distinti per efficienza: dal reddito di cittadinanza a quota 100 (anche se qui lo zampino principale è della Lega), finanziamento a fondo perduto per evitare la morte definitivadi un cadavere freddo come Alitalia, lo scandalo dell’acciaieria di Taranto, le tasse su plastica e auto aziendali capaci di distruggere interi settori produttivi nazionali. Peccato che altrettanto non si sia visto in termini di efficienza e di puntualità delle scelte politiche ed economiche, con quest’ultime che continuano ad affossare il Paese.

Il decretoCura Italia” (ma perché da qualche tempo a questa parte bisogna sempre dare un nome, spesso strampalato, ad un decreto?) appena emanato ad un primo esame lascia molti dubbi circa la sua reale efficacia a coprire tutti i segmentidella società italiana, lasciandone alcuni molto più tutelati di altri.

«Da una prima analisi delle bozze circolate emergono molte delusioni sul decretoCura Italia” varato dal Consiglio dei ministri. Come al solito, dopo la legge di bilancio 2020 e il decreto sul Cuneo Fiscale, i professionisti e lavoratori autonomivengono lasciati ai margini, non prevedendo peraltro sostanziali integrazioni ai mancati ricavi – afferma il senatore di Fratelli d’Italia e commercialista Andrea De Bertoldi -. Segnalo che, mentre ai professionisti ordinistici non sembra venir riservata alcuna indennità, e ad altri lavoratori autonomi sarebbe assegnata una somma di soli seicento euro, si continua a dispensare, spesso a nullafacenti, nomadi e criminali, il reddito di cittadinanza di importi peraltro ben superiori. Non è quindi accettabile, e neppure razionale, poi non sostenere le casse di previdenza dei professionisti che erano disposte ad intervenire con propri fondi a sostegno degli iscritti, nella richiesta di poter derogare ai limiti regolamentari e rendere non tassabili le somme corrisposte».

Secondo De Bertoldi le storture del decreto purtroppo non finiscono qui: «non si può non rilevare che per le grandi imprese e buona parte delle PMI, quelle sopra due milioni di fatturato, non valendo le disposizioni degli articoli 58 e 59, sarebbe semplicemente prevista una proroga dei termini sui versamenti tributari obbligatori di solo quattro giorni, dal 16 al 20 marzo! Insomma, appare sproporzionato e non equilibrato, come sempre a danno del cittadino, che mentre la sospensione di tre mesi delle attività dell’Agenzia delle Entrate porterebbe di fatto ad una proroga di ben due anni dei termini per gli accertamenti fiscali, cioè fino al 2022, al contribuente è invece concessa una sospensione soltanto di alcune settimane per i termini dei ricorsi in scadenza. Come sempre due pesi e due misure a scapito del cittadino contribuente e della classe produttiva del Paese».

Critiche al “Cura Italia” anche dalla capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini: «a mezzogiorno di lunedì16 marzo, dopo numerosi rinvii del Consiglio dei ministri, il decreto economico per l’emergenza coronavirus, ancora non c’era. E’ arrivato a pomeriggio inoltrato, quando teoricamente i contribuenti avrebbero già dovuto ottemperare alle scadenze tributarie previste. E già di per sé questo dice molto. Non vogliamo fare polemica, attenderemo il testo definitivo: nelle bozze circolate ci sono misure corrette e molte omissioni. Allo stato, lo stanziamento per gli autonomi è decisamente insufficiente, così come manca quel riconoscimento al personale medico e paramedico che Forza Italia ha chiesto a gran voce. Per le locazioni commerciali la misura è completamente sbagliata e inutile, mentre si è agito con eccessiva timidezza sul fronte del rinvio delle scadenze fiscali».

Per Gelmini è «certamente corretta la consapevolezza di Conte che il decreto appena emanato non basterà, anche se non si capisce con quali risorse si potranno gestire gli ulteriori e successivi interventi. Conte ha preannunciato un nuovo decreto per aprile: speriamo che ciò consenta di superare i limiti di questo primo intervento normativo. Siamo lontanidall’aver risolto tutti i problemi: adesso il decreto venga subito in Parlamento e Governo sia disponibile ad accogliere modifiche migliorative».

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