Decreto “Cura Italia”: uno “sfaticato” vale almeno 3,7 lavoratori autonomi

I percettori di reddito di cittadinanza enormemente favoriti rispetto a chi lavora in proprio, Il governo BisConte regala 100 euro extra ai dipendenti con reddito lordo inferiore a 40.000 euro, che rischiano enormemente meno dei lavoratori autonomi, molti dei quali cesseranno l’attività. 

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Decreto “Cura Italia”
Il premier Giuseppe Conte

Le opposizioni hanno ragione da vendere nel chiedere profonde modifiche al decretoCura Italia” che destina, oltre all’emergenza, enormi risorse alla solita politica dell’assistenzialismo a favore dei “soliti noti”, già ipergarantiti, mentre destina le briciole o poco più a tutti coloro che rischiano in proprio.

Facendo un po’ di conti, emerge come uno “sfaticatopercettore di reddito di cittadinanza, 700 euro al mese (che si moltiplica sulla base della composizione del suo nucleo familiare), “valealmeno 3,7 lavoratori autonomi, cui viene promessa un’indennità di 600 eurouna tantum” (altro che al mese! E senza considerare i carichi di famiglia del lavoratore autonomo, che evidentemente non sono considerate bocche da sfamare) destinati a ridursi grandemente, visto che l’ammontare delle risorse disponibili, poco più di 300 milioni di euro, suddivisi per una platea di circa 1,6 milioni di potenziali aventi diritto, danno origine ad un contributo capitario di ben 187,5 euro.

Insomma, con il decretoCura Italia” il governo BisConte si conferma un paladino degli “sfaticati” e di coloro che sono già ipergarantiti: ai lavoratori dipendenti, oltre ad avere la garanzia di divieto di licenziamento, il decretoCura Italiaprevede anche l’erogazione di un bonus di 100 euro, a patto che il loro reddito sia inferiore a 40.000 euro lordi. Insomma, 100 euro extra a chi il lavoro non lo perderà e che in occasione della sospensione obbligata dal lavoro sarà coperto anche dalla cassa integrazione speciale. Tutte cose che al lavoratore autonomo sono negate, nonostante che anche lui abbia contributo (eccome!) alla creazione delle risorse con il versamento di ingenti tasse e contributi, salvo non poterne mai goderne quando anche lui ne ha bisogno.

Per la serie che al peggio nell’Italia del BisConte non c’è mai limite, si viene a sapere che per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata Inps con tutta probabilità scatterà la roulette del “click day”, ovvero che conquista le briciole colui che ha la fortuna, tra un disservizio digitale e di telecomunicazioni, di prendere la linea e di registrarsi tra i primi sul sito dell’Inps, fino all’esaurimento delle risorse disponibili. Una cosa che Cna bolla come «un’offesa gravissima per cinque milioni di italiani». La Confederazione nazionale dell’Artigianato afferma come «già si tratta di un indennizzo minimo e che non potrà andare a tutti a causa dell’insufficiente stanziamento, affidarne la distribuzione a uno strumento aleatorio ci sembra davvero troppo. Solo il pensiero di ricorrere al “click day”, anzi, rappresenta un’offesa gravissima per quasi cinque milioni di italiani. Soprattutto, questo strumento rischia di favorire i soggetti più strutturati a danno proprio di quanti affrontano l’emergenza in condizioni di svantaggio, personale e territoriale».

Pesanti critiche al provvedimento anche da parte delle varie organizzazioni professionali ordinistiche, per le quali sono disponibili altri 300 milioni di euro il cui impiego non è stato ancora definito dal decreto, rimandando ad altro provvedimento. Secondo Alberto Oliveti, presidente dell’Associazione delle casse dei professionisti privatizzate Adepp e dell’Enpam (l’ente di previdenza dei medici), il governo BisConte assesta uno «schiaffo a chi sta mettendo a rischio la propria vita per arginare la pandemia da Coronavirus», oltre a stigmatizzare «una dotazione pro-capite molto inferiore e con tempi, criteri e modalità di attribuzioni lasciati all’incertezza».

Non solo: Oliveti contesta al governo BisConte la mancata risposta alla proposta avanzata dalle casse privatizzate di utilizzare risorse proprie per sostenere gli iscritti, senza alcun onere per lo Stato: «sembra che lo Stato consideri il patrimonio delle Casse intoccabile solo dai legittimi proprietari, mentre è toccabilissimo quando si tratta di sottoporlo a tassazione. Solo l’Enpam lo scorso anno ha pagato 180 milioni di imposte sul suo patrimonio. E ci vengono a dire che ai sanitari in prima linea non possiamo dare nemmeno una frazione di questi importi?».

Già, difficile darli torto. Da tutta la vicenda nata male e gestita peggio dal governo BisConte e dalla sua maggioranza delle quattro sinistre, emerge un’amara verità: chi preferisce darsi nullatenente e lavoratore al nero, magari con sostanziosi carichi di famiglia, dalla mano pubblica sarà coperto d’oro, mentre chi rischia in proprio, sia economicamente che la salute personale, avrà, sempre che le abbia, solo le briciole.

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