La pandemia da Coronavirus manda in recessione l’economia mondiale (nel 2020 Pil Italia -11,6%)

Secondo Goldman Sachs il mondo è di fronte ad una spaventosa recessione economica. In Germania l’indice Ifo della manifattura ai minimi dal 2009.

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recessione l’economia mondiale

La pandemia da Coronavirus manda in recessione l’economia mondiale: Goldman Sachs aggiorna le stime sul Pil italiano e mondiale. Rispetto ad una settimana fa, quando prevedeva per l’Italia il -3,4%, la nuova previsione vede un pesante peggioramento: nel 2020 l’economia del Belpaese calerà dell’11,6%, con un forte aumento del deficit, che raggiungerà il 10% del Pil, a causa delle urgenti misure di spesa adottate per contenere l’emergenza sanitaria e l’impatto della crisi economica sulle imprese, sui lavoratori e sulle famiglie.

L’Italia sarà maglia nera in Europa: per Goldman Sachs, il Pil in Spagna sarà in calo del 9,7%, la Germania a -8,9%, la Francia a -7,4%. Il Regno Unito, invece, diminuirebbe del 7,5%. Per l’insieme dell’Eurozona, gli esperti stimano un calo del Pil del 9%.

L’analisi indica una ripresa molto significativa entro il 2021, quando il Pil crescerà del 7,8%. Goldman Sachs aggiunge inoltre che la normalizzazione dell’attività sarebbe più rapida in Germania e in Francia che in Italia e in Spagna perché i primi, a suo giudizio, hanno annunciato un sostegno fiscale significativamente maggiore per l’economia, comprese le garanzie illimitate sui prestiti.

L’indice Pmi (Purchasing Managers Index) dell’Eurozona del mese di marzo, considerato un buon predittore dell’andamento economico dei mesi successivi, ha registrato un pesante crollo, il peggiore dal 1998, quando l’indice è stato calcolato per la prima volta. IHS Markit, che calcola l’indicatore, prevede un calo del Pil del 2% nel primo trimestre 2020, ma sottolinea cheil peggio verrà nei mesi successivi. Il Pmi composito è crollato a un minimo di 31,4 punti a marzo dai 51,6 punti segnati a febbraio, il calo peggiore dalla metà del 1998, peggio di quanto ci si aspettasse (38,8 punti).

Il Pmi del settore servizi è sceso a 34,8 punti dai 61,3 di febbraio, mentre quello dei nuovi ordini è calato a 38,2 da 49,4, il minimo dall’aprile 2009. Meno colpite le industrie, col Pmi manifatturiero a 44,8 da 49,2, il minimo dal luglio 2012, ma oltre le attese. Tenuto conto degli indicatori, per gli analisti di Ihs il calo del Pil su base annuale potrebbe avvicinarsi alla doppia cifra. Se IHS stima un calo del Pil del 2% nel primo trimestre, per Barclays il calo sarà dello 0,9% rispetto agli ultimi tre mesi del 2019 anche se gli analisti sottolineano che il Pmi composite porta a stimare un calo ben superiore, del 2,1% circa.

Per gli analisti di Ubs, è probabile che lo scenario del manifatturiero europeo sia addirittura peggiore rispetto a quanto rappresentato da Markit, per via di alcuni aspetti tecnici con cui viene rappresentato l’indice, e il quadro complessivo è aggravato dal fatto che le aziende non prevedono una ripresa a breve: ciononostante per il momento la stima da parte della banca svizzera è di una contrazione dell’economia dell’Euroarea dell’1,5% nel primo trimestre a cui seguirà una caduta superiore al 6% rispetto al periodo precedente.

A rendere più fosche le previsioni per il futuro prossimo anche l’indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche, cui la manifattura italiana è legata a doppio filo. La fiducia delle imprese tedesche è crollata ai minimi dal 2009, dopo le chiusure di aziende e attività per rallentare la diffusione del Coronavirus. L’indice Ifo è sceso a 86,1 a marzo da 96 di febbraio. «L’economia tedesca è sotto shock», commenta il presidente dell’Ifo, Clemens Fuest, prevedendo un calo della produzione totale tra l’1,5% e il 6% quest’anno a seconda della durata delle restrizioni.

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