Decreto “Cura Italia”: ancora appelli delle categorie a non penalizzare i lavoratori autonomi

CNA: «inadeguata e insufficiente la procedura per l’indennità agli autonomi. Chi ha subito più danni rischia l’esclusione». Confprofessioni: «indirizzare il reddito di ultima istanza solo agli enti previdenziali dei professionisti». 

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Proseguono gli appelli da parte delle categorie professionali e del lavoro autonomo al governo BisConte affinché si stanzino risorse adeguate anche a sostegno del lavoro autonomo, dopo avere pasciuto con il decretoCura Italia” quelli ipergarantiti del lavoro dipendente e dei disoccupati a prescindere.

Per CNA la norma attuale «è assolutamente inadeguata alla situazione che vivono gli imprenditori e rischia di provocare gravi disparità la soluzione prospettata dall’Inps per inoltrare la richiesta relativa all’indennità da 600 euro a favore dei lavoratori autonomi prevista nel decretoCura Italia”. L’istituto di previdenza ha reso noto che l’indennità potrà essere richiesta attraverso il parziale utilizzo del Pin personale, che comunque occorrerà richiedere da parte di ogni singolo interessato con una procedura apparentemente semplice».

CNA ritiene «che la procedura sia del tutto insufficiente in quanto costringe ogni singolo interessato a interagire con sistemi tecnologici spesso posizionati nell’azienda che magari ha l’attività sospesa, si trova in una zona non coperta dalla banda larga e non nello stesso comune. Sistemi con i quali può avere qualche difficoltà di interazione, insomma complicazione e burocrazia in un momento in cui invece la semplificazione e la rapidità dovrebbero rappresentare i tratti distintivi di qualsiasi procedura amministrativa».

La CNA «è in totale disaccordo con la modalità prospettata dall’Inps e chiede che vengano prese in considerazione soluzioni più idonee e pratiche, quali l’invio massivo, attraverso gli enti di Patronato (peraltro utilizzo auspicato dal legislatore), delle relative istanze al fine di scongiurare esclusioni discriminatorie dell’accesso al beneficio sul quale, nell’attuale periodo, tutti comprensibilmente contano».

Sul fronte dei professionisti, Confprofessioni per bocca del suo presidente, Gaetano Stella, si dichiara «contraria a fondi a pioggia, ma interventi selettivi di sostegno al reddito per i professionisti maggiormente colpiti dalla crisi, destinando i 300 milioni previsti dal reddito di ultima istanza interamente alle casse di previdenza dei professionisti. I liberi professionisti, impegnati in prima linea per fronteggiare l’emergenza epidemiologica, meritano lo stesso sostegno che lo Stato sta garantendo ai lavoratori dipendenti e agli altri lavoratori autonomi».

«Spetta alle casse stabilire i criteri dei potenziali beneficiari del reddito di ultima istanza, in un’ottica di solidarietà per evitare che le risorse si distribuiscano in modo poco efficace, ma si concentrino su chi realmente sta pagando il prezzo più duro all’emergenza – aggiunge Stella -. È evidente come le risorse destinate al reddito di ultima istanza non siano sufficienti, se la crisi sanitaria ed economica dovesse prolungarsi. In quest’ottica, le casse dovrebbero essere sollevate dalla doppia imposizione fiscale».

Il documento Confprofessioni passa in rassegna tutte le misure introdotte dal decreto “Cura Italia”, a cominciare dall’urgenza di dotare tutti i medici di famiglia dei dispositivi di protezione individuale alle procedure semplificate per l’erogazione della Cassa integrazione in deroga; dalle misure a sostegno delle Pmi fino alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi. Su quest’ultimo fronte Stella giudica «inaccettabile la proroga di due anni dei termini di prescrizione e decadenza delle attività di accertamento tributario»,

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