Nel primo trimestre 2020 crolla (-5,4%) la produzione industriale

Peggior risultato da 11 anni. Secondo l’analisi del Centro studi Confindustria nel secondo trimestre possibile un calo del 15%. A marzo indice a livelli di 42 anni fa. 

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produzione industriale industria in veneto

Dopo il dato devastante del mercato dell’auto nazionale diffuso ieri (crollo dell’84,5%), tocca ora a quello della produzione industriale che nel primo trimestre 2020 è attesa diminuire del 5,4%, il calo maggiore da undici anni.

L’impatto della pandemia da Coronavirus e delle misure di contenimento del contagio è stato devastante in marzo, quando l’attività è scesa del 16,6% su febbraio, portando l’indice di produzione industriale indietro sui livelli di 42 anni fa. L’arretramento stimato nel primo trimestre 2020 (meno 5,4% sul quarto 2019) sarebbe il più forte dal primo trimestre del 2009, quando l’attività era scesa dell’11,1% congiunturale, nel pieno della grande crisi finanziaria internazionale indotta dallo scoppio della bolla dei mutui subprime negli Stati Uniti.

Le prospettive sono in forte peggioramento: secondo il Centro studi Confindustria (CsC), diretto da Stefano Manzocchi, per il secondo trimestre, anche in conseguenza della chiusura di circa il 60% delle imprese manifatturiere, la cadutadell’attività potrebbe raggiungere il -15%.

Il CsC rileva una diminuzione della produzione industriale del 16,6% in marzo su febbraio, quando è arretrata del 2,6% su gennaio 2019.

Nel primo trimestre 2020 la variazione della produzione industriale è di -5,4% congiunturale (da -1,4% nel quarto 2019). La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, arretra in marzo del 9% rispetto allo stesso mese del 2019; in febbraio è diminuita del 4,7% sui 12 mesi.

Gli ordini in volume scendono del 7,6% in marzo su febbraio (-12,6% annuo), quando sono diminuiti dell’1,9% su gennaio (-2,7% annuo). Le prospettive per i prossimi mesi sono più negative di quanto osservato nel primo trimestre: la variazione acquisita nel secondo è di -12,5% e la caduta dell’attività potrebbe raggiungere almeno il 15%. A marzo – spiega l’indagine del CsC – la situazione è rapidamente peggiorata, in linea con l’aumento dei contagi; è stata decisa la chiusura del 57% delle attività industriali a partire dal 23 marzo (48% della produzione); il restante 43% di imprese ha continuato a lavorare a un ritmo molto ridotto, con poche eccezioni (alimentari e farmaceutico), a causa della più bassa domanda, delle difficoltà della logistica e del parziale blocco delle attività nei principali partner commerciali, con conseguenti cancellazioni di ordini e blocco ulteriore delle filiere internazionali.

E con il prolungamento della chiusura delle attività fino al prossimo 13 aprile non potrà che aggravare questo stato di cose. Secondo il Csc «la riapertura avverrà gradualmente, mentre la domanda domestica in alcuni settori sarà ancora molto debole e il contributo di quella estera peggiorerà in linea con l’allargamento del contagio nel resto del mondo. Occorre evitare ritardi nell’implementazione delle misure di sostegno alle imprese e ai lavoratori per non aggravare le già drammatiche prospettive».

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