«Innalzare l’Iva del 10% per gli acquisti online con consegna a domicilio»

Lo propone l’Unione Commercio Turismo Servizio dell’Alto Adige per arginare la concorrenza sleale dei colossi del commercio digitale che porta alla chiusura i negozi tradizionali, soprattutto quelli piccoli. 

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Innalzare l’Iva del 10%

Per evitare la concorrenza montante e spesso sleale del commercio digitale ai danni dei negozi tradizionali, che in epoca da pandemia da Coronavirus ha potuto crescere ancora con la chiusura obbligatoria degli esercizi fisici, l’Unione Commercio Turismo Servizi Alto Adige (Confcommercio) lancia la proposta di innalzare l’Iva del 10% sui prodotti acquistati sui portali e consegnati al domicilio.

Dal 12 marzo scorso, nel solo Alto Adige, sono ben oltre 7.000 le aziende stazionarie attive nel commercio e nella gastronomia ad aver chiuso al pubblico. Affinché esse abbiano anche in futuro la possibilità di mantenere città e paesi vivi, vitali e attrattivi, per tali attività connesse al territorio servono urgenti misure di sostegno.

«Chiediamo allo Stato un innalzamento dell’Iva per ogni acquisto online nel settore dei beni di consumo, che preveda la consegna a domicilio – nello specifico nella misura del 10%. Con le entrate aggiuntive derivate dall’imposta indiretta sarebbe possibile prendere le misure necessarie a sostenere le aziende locali, affinché esse possano anche in futuro garantire la loro fondamentale funzione di vivacizzare i centri urbani, escludendo in tal modo l’eventualità di una loro moria, come già avvenuto in molte zone dell’Italia settentrionale o dell’Austria», sottolinea il presidente dell’Unione, Philipp Moser.

Innalzare l’Iva del 10%, dal 22% al 32%, sarebbe, secondo Moser, «una compensazione equa per l’attuale squilibrio concorrenziale. Il nostro commercio locale è quasi completamente in ginocchio, mentre Amazon è il grande vincitore della crisi da Coronavirus. I clienti sono praticamente costretti ad acquistare lì. A proposito: Amazon ha versato in Italia nel 2018solo tre milioni di tasse, mentre le aziende locali pagano cifre assai superiori».

L’innalzamento dell’imposta sugli acquisti digitali sarebbe anche una misura per contrastare l’impatto ambientale dei trasporti nonché i problemi legati al traffico nelle città.

Moser ribadisce che l’innalzamento dell’imposta sui consumi dovrebbe essere prevista esclusivamente per gli acquisti online con spedizione. In questo modo tutti gli altri processi d’acquisto, come per esempio il “click & collect”, gli ordini virtuali e il ritiro personale in negozio, sarebbero esclusi.

Per l’Unione, in questa situazione di estrema difficoltà, l’introduzione di una “web taxinternazionale non è una priorità, dato che, a oggi, a livello europeo, non c’è ancora accordo sull’introduzione di una tassa digitale. La UE è attualmente in attesa che si trovi una soluzione internazionale tra gli Stati del G20 e quelli dell’OCSE, in modo che poi l’Europa possa applicarla concretamente. «Tutto il procedimento è troppo lento – critica Moser -. Al contrario, l’innalzamento dell’imposta sul valore aggiunto potrebbe essere deliberata autonomamente dallo Stato italiano».

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