Artigianato veneto: «serve un chiaro piano per assicurare il rilancio dell’economia»

Sondaggio di Confartigianato imprese Veneto su 3.600 imprese. Bonomo: «necessario accelerare la ripartenza». 

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A poco più di un mese dall’insorgenza dell’emergenza da Coronavirus e dai decreti “iorestoacasa” che, progressivamente, hanno chiuso buona parte delle attività produttive nel Paese, secondo Confartigianato Veneto è il momento di una riflessione che colleghi l’uscita dall’emergenza con una logica di rilancio nel medio periodo. E come traccia del ragionamento i risultati emersi dal secondo sondaggio che ha coinvolto oltre 3.600 imprese dell’artigianato in 6 giorni.

La prima osservazione riguarda l’immensa platea di imprese chiuse per decreto, 77.106 quelle artigiane (il 61,1% del totale) per 188.000 addetti, che stanno evidentemente pagando una crisi economica pesantissima. Dal sondaggio emerge che la sicurezza è un tema centrale per tutte le aziende e per il quale nella prima fase dell’emergenza sono emerse difficolta operative. Infatti la metà delle imprese ha segnalato da subito criticità nel reperire dispositivi di protezione.

«Dall’esperienza della prima fase – afferma Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Imprese Veneto – bisogna trarre le dovute conseguenze e permettere al sistema economico di arrivare attrezzato alla fase due della riapertura. Procedure e dispositivi di protezione dovranno essere a disposizione di tutti perché è grazie alla loro disponibilità che passa la concreta possibilità di ripartire. Nessuno si illude che sarà una cosa breve archiviare la pandemia, dobbiamo però passere in fretta dall’emergenza ad una condizione di “rischio governato”. Non sta a noi imprenditori decidere sul quando ma, sta a tutti, società civile, Governo, sistema produttivo e parti sociali essere più efficienti ed efficaci possibile affinché sia fattibile operare celermente sulla base di regole condivise per la ripresa dell’attività».

Ammortizzatori: le richieste potrebbero arrivare a coinvolgere il 50% delle imprese.

Ad oggi sono già 10.000 le imprese artigiane che hanno fatto richiesta dell’ammortizzatore dedicato dal Fondo di solidarietà bilaterale dell’Artigianato per tutelare 40.000 dipendenti, si è già altre il 30% di aziende e dipendenti. Un numero mai raggiunto nemmeno nella grande crisi occupazionale del 2011/2013. Una percentuale destinata a crescere se si considera che, sulla base delle risposte al questionario, le richieste di ammortizzatori potrebbero coinvolgere il 50% delle imprese.

Rallentamento economico: il 40% delle aziende prevede di subirlo per almeno 6 mesi una volta conclusa l’emergenza sanitaria

«Dobbiamo guardare a quanto ci aspetta – sottolinea Bonomo -: il 40% delle aziende prevede di subire il rallentamento economico per almeno 6 mesi una volta conclusa l’emergenza sanitaria. Il 13% oltre un anno. Un tempo che rischia di allungarsi ulteriormente nei fatti soprattutto per la nostra economia regionale così strettamente orientata all’export ed al turismo».

Un secondo elemento su cui riflettere, è cosa preoccupa gli artigiani nel post emergenza pandemia da Coronavirus: il 40% degli intervistati teme il calo dei consumi delle famiglie, il 32,8% un cambiamento drastico delle abitudini dei clienti e il 17,4% teme di perderli (soprattutto le imprese delle filiere della metalmeccanica, moda e legno che vedono il rischio di essere sostituite da terzisti di altre parti del mondo).

«Ai tre timori sopra citati – afferma Bonomo – dobbiamo rispondere in modo diversificato ma avendo chiaro un obiettivo: la valorizzazione di quanto viene realizzato nel nostro Paese. Tutto ciò che è e viene riconosciuto come “Prodotto in ItaliaMade in Italydovrà riuscire a non piegarsi alle logiche di una competizione al ribasso bensì salvaguardandone il valore. Attrezziamoci per destinare un forte investimento alla valorizzazione e promozione dei nostri beni e delle nostre destinazioni. Azione che possiamo iniziare a fare anche noi impegnandoci a privilegiare i nostri prodotti. A queste condizioni potremmo cercare di ridurre il numero di coloro che ritengono di non superare l’emergenza (secondo il sondaggio il 40%). E per riuscire a farlo avremo bisogno di una azione di sistema, a livello Paese. Avremo bisogno di dare continuità di risorse a quelle imprese che attendono solo di ripartire e sostenere quelle che potranno riconvertirsi efficacemente per affrontare mercati di riferimento probabilmente cambiati».

Fabbisogni di liquidità: il 60% delle richieste si concentra al di sotto dei 50.000 euro

Sul credito alle imprese, servono immediatamente strumenti veloci, semplici da usare e dedicati alle Pmi per garantire la loro liquidità, guardando anche ad importi contenuti: 8 aziende su 10 ritengono che avranno bisogno di interventi di sostegno alla liquidità aziendale e il “taglio” dei fabbisogni vede il 60% delle richieste concentrarsi al di sotto dei 50.000 euro.

Va ovviamente considerato che ci sono dei comparti del sistema Paese che andranno sostenuti più a lungo e fino a quando il loro mercato di riferimento non sarà riattivato, come ad esempio la filiera del turismo. Questo richiederà uno sforzo collettivo importante ma necessario ad evitare di trovarsi scoperti nei servizi e proposte nel momento in cui il mercato ripartirà.

«Due ultime riflessioni – aggiunge Bonomo -. Non dobbiamo dimenticare, di prestare attenzione all’impatto che il rallentamento generale dell’economia potrà avere sul “sistema casa”, sui trasporti e sulle infrastrutture. Evitiamo il rischio di congelamento e anzi rilanciamo ciò che di buono e utile c’è nella agenda delle politiche europee: il “Green deal” va applicato alle infrastrutture da avviare o concludere del nostro territorio, alta velocità e banda larga in primis. E il tema della digitalizzazione: dobbiamo essere capaci, facendo tesoro di quanto siamo riusciti tutti a mettere in campo in questa straordinaria emergenza a tutti i livelli, anche nella pubblica amministrazione e nelle nostre stesse associazioni, di accelerare i processi di digitalizzazione».

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