Decreto liquidità: Unimpresa lamenta troppi ritardi nell’erogazione dei prestiti alle aziende

Crediti con garanzia pubblica al via solo da 20 aprile. Pratica veloce per mini prestiti, ma oltre 25.000 euro servono settimane di attesa, esiziali per la vita di molte imprese. 

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Secondo il centro studi di Unimpresa sarà pronta solo a partire dal 20 aprile la macchina organizzativa delle banche per poter dare il via ai nuovi prestiti alle imprese e alle partite Iva supportati dalle garanzie pubbliche introdotte col decreto liquidità varato dal governo BisConte. La pratica dovrebbe rivelarsi particolarmente veloce per i mini prestiti, quelli fino a 25.000 euro che consentiranno l’erogazione fino al 25% del fatturato effettuato nel 2019. Ma, oltre questa soglia – sia per i finanziamenti alle Pmi da 800.000 euro sostenuti dal Fondo centrale di garanzia, sia quelli di importo maggiore, accompagnati dalle agevolazioni Sacepotrebbero trascorrere diverse settimane prima che le somme siano materialmente messe e disposizione delle aziende.

Per Unimpresa il decreto liquidità (decreto-legge 8 aprile 2020 numero 23) per la concessione dei prestiti accompagnati dalle garanzie di Stato «è tortuoso e farraginoso».  Per la categoria «in ogni caso, mancano ancora il via libera dell’Antitrust Ue che deve sciogliere la riserva per eventuali aiuti di Stato illegittimi, il regolamento Sace per definire le graduatorie sulle garanzie, le disposizioni interne ai singoli istituti di credito. Il rischio più stringente è che i soldi alle imprese arrivino troppo tardi e dopo un calvario di domande, analisi dello stato di salute e complessi scambi documentali con le banche. Le norme sciolgono lacci come il codice della crisi d’impresa, cancellando per un anno una serie di adempimenti, ma non eliminano il rischio di tempi lunghi per i prestiti che vanno dai 25.000 euro in su».

Secondo l’analisi di Unimpresa, nel decreto liquidità c’è una grande linea che separa le piccole imprese dalle altre. Chi è prima di questa linea – cioè l’idraulico, il piccolo commerciante, l’artigiano, la piccola partita Iva, la ditta individuale – potrebbe avere un prestito di fatto quasi immediato, pari al 25% del fatturato 2019 con un tetto di 25.000 euro erogabile dalle banche. L’erogazione sarà effettuata senza alcuna valutazione del merito di credito, cioè nessuna radiografia sull’impresa. Gli interessi saranno molti bassi, intorno all′1,2% medio, e il prestito si comincerà a restituire non da subito, ma dal terzo dei sei anni a disposizione.

Oltre la soglia dei 25.000 euro, invece, potrebbero sorgere i problemi, a cominciare dai prestiti che vanno fino a 800.000 euro, quelli che vanno a impattare sulle aziende fino a 500 dipendenti, per le quali è stabilita una valutazione del merito creditizio che terrà conto della situazione finanziaria pre-crisi. È stata cancellata la valutazione dell’andamento degli ultimi mesi segnati dal Covid-19, ma il check-up resta e i tempi dell’istruttoria non sono definiti nel decreto liquidità. «Stiamo parlando della spina dorsale del sistema produttivo italiano. Sono quelle che stanno subendo più di tutte la crisi che morde perché non hanno alle spalle grandi capitali tantomeno riserve» commenta il presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi.

Secondo Unimpresa, il percorso del decreto liquidità si fa ancora più problematico per le medie e le grandi imprese: i tempi dipendono anche in questo caso dalle banche che dovranno implementare il sistema di approvazione interno con le delibere che in alcuni casi devono passare, oltre che al vaglio del comitato crediti, anche all’esame degli organi statutari(direzioni generali e consigli di amministrazione); poi c’è l’iter della Sace che ancora deve emanare il regolamento per le richieste e per la definizione delle graduatorie. «La catena banche-imprese non riuscirà, salvo miracoli, a muoversi nella dimensione dell’immediatezza, quantomeno della tempestività – sottolinea Longobardi -. È un pericolo concreto che si rischia di correre anche nei confronti dei lavoratori autonomi, delle famiglie e di tutti i destinatari del decreto».

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